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Tradizioni muggesane

L'albero di maggio

Da un certo numero di anni, in alcuni comuni della provincia, è rientrata in uso l'antica tradizione dell'albero di maggio per festeggiare l'arrivo della primavera e la fine del periodo freddo. Secondo riti pagani italici e paleocristiani, si cercava di rendere propizio il nuovo anno e la bella stagione , il nuovo periodo del raccolto, con varie iniziative e celebrazioni. Varie sono le ipotesi sull'origine etimologica del nome "Maggio", per alcuni studiosi esso scaturisce dal nome dell' antica dea della fecondità, Maja, madre di Mercurio. La celebrazione della primavera, il saluto alla nuova stagione, un rito agreste di fertilità di origini celtiche il Beltaine, fu senza dubbio collegato al culto latino della dea Maja. Diffusissimo in tutta Italia ed in Europa, si è protratto nel tempo adeguandosi alle condizioni ambientali, etniche e storiche sino ai giorni nostri. Anche a Muggia, come del resto più volte testimoniato da diversi storici e studiosi di tradizioni popolari, era in uso festeggiare l'apertura della stagione più calda e della fioritura, in attesa dei mesi più caldi del raccolto.

Jacopo Cavalli, l'abate che si interessò in maniera più approfondita dei valori e delle tradizioni di Muggia e dell'Istria , scriveva in un suo saggio che " una volta, il primo di maggio, si piantava il maj, davanti alla porta del Podestà. Esso era un albero grande, che arrivava fino al balcone del palazzo. Sui rami erano appesi aranci, limoni, carrube… L'albero stava in quel posto fino al giorno dopo, perché c'era qualcuno che faceva la guardia. L'indomani si tirava giù la roba appesa e la si portava al Podestà, mentre l'albero restava là ancora per due o tre giorni.." (Jacopo cavalli, 1893, Reliquie Ladine, raccolte a Muggia d'Istria). Come afferma Livia Roncalli Stener nel suo articolo sulle antiche tradizioni di Muggia d'inizio estate, l'usanza dell'albero di maggio era diffusa anche a Trieste, infatti anche Attilio Hortis, sostiene che i "maggi" erano di solito piantati davanti alle case dei cittadini più importanti della città. Ma perché l'albero? Alcuni studiosi di antropologia culturale, la scienza che studia le antiche tradizioni e ne spiega il significato e le radici, affermano che i mesi dedicati ai riti di primavera erano marzo, il periodo del dio Marte, e maggio, il mese della dea Maja, simbolo della crescita, poi divenuto in epoca cristiana, il mese dedicato alla Madonna,simbolo della femminilità e della maternità. Gli alberi, i boschi ed il fuoco erano il simbolo della fertilità e della rinascita.

Si avvicina la festa dei nostri Protettori, i Santi Giovanni e Paolo, ed anche in occasione di questa ricorrenza, Jacopo Cavalli riporta nella sua cronaca notizia di alcune usanze riguardo alle giornate della vigilia, intorno al 23 di giugno. Egli afferma: " la vigilia di san Giovanni e Paolo, si univano insieme trenta o quaranta ragazzi di sette, otto e nove anni che andavano di porta in porta a dire - Dateci una fascina per fare i zardin (i fuochi) dei santi Zuan e Polo, protettori di Muggia- Venivano date loro fascine e loro le portano dove si accenderà il fuoco, anche detto Zardin. Una volta facevano il fuoco in piazza, ma visto che era pericoloso, è stato proibito. Ed hanno fatto bene, perché era un fuoco, anzi tre fuochi, tanto grandi che la gente che stava sui balconi a vedere , si scottava. Poi li hanno accesi fuori dal paese, sul molo, alle grotte (in salita ai Piai) là dove c'è il castello. Ne facevano tre grandi, e questi bambini gridavano " Viva San Giovanni e Paolo!!" e la gente guardava i fuochi e ne gioiva…. Jacopo Cavalli , 1893.

(Roberta Vlahov)

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