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Bora, raffica-record a Noghere di 212 km/h

Da 'Il Piccolo' di giovedì 11 marzo

11/03/2010

di FURIO BALDASSI

Un città nella morsa. Della bora e della neve ma anche di situazioni decisamente poco ortodosse per il mese di marzo, che pure ha fama di pazzerello. A un vento che nelle prime ore del mattino di ieri, rilevazioni dell'istituto Nautico, ha toccato con una raffica i 184 km all'ora (e si tratterebbe del record storico anche se le rilevazioni Osmer si sono fermate a 152 km/h e, come vedremo, si è registrato persino un clamoroso 212 km/h nella valle delle Noghere) si è mescolata nel primo pomeriggio una tempesta di neve ghiacciata che ha trasformato in breve tempo le strade in lastre.
Pur ampiamente preannunciato, questo colpo di coda dell'inverno ha virtualmente paralizzato la città, e non solo nelle zone collinari, ma nello stesso centro. È stata soprattutto la Bora a spiazzare gli esperti. Pur ingestibile e imprevedibile nelle sue manifestazioni nella notte tra martedì e la prima mattinata di ieri ha dato la stura a un'escalation di dati spesso discordanti tra di loro. «I nostri strumenti - racconta il metereologo Gianfranco Badina - hanno registrato verso le 6 del mattino una raffica a 184 km/h, che sarebbe la più forte di sempre visto che le cifre precedenti non superavano i 180 km/h, registrati nel mese di dicembre nel 1955, 1995 e 1996 e nel gennaio 2003. Per marzo, obiettivamente - ammette Badina - si tratta di una rarità assoluta. Quanto al record, mancano i dati del 1954 perché in quell'anno lo strumento si era rotto anche se, secondo le rilevazioni del professor Polli, quell'anno le raffiche non avevano superato i 170 km/h. Perché quest'improvvisa violenza di vento? La Bora nasce quando abbiamo alta pressione sull'Europa orientale e bassa pressione sul Mediterraneo. Stavolta però su quel mare si è formato un vortice dal Tirreno verso Adriatico, che si sta attenuando».
«I nostri dati, rilevati dalla postazione del molo Fratelli Bandiera - interviene Sergio Nordio dell'Osmer - hanno registrato al massimo una raffica di 152 km/h. Certo, la Bora ha comportamenti vari, ognuno ha il suo strumento. Questo registrato rimane comunque il valore più elevato dal '91 ad oggi, quando è stato iniziato da parte nostra questo tipo di rilevazioni. Interessante, in tal senso, anche il discorso delle medie orarie, che sono state tutte molte elevate, mai inferiori ai 100 km/h. Abbiamo già avuto due anni fa in marzo nel 2008 - aggiunge Nordio - un fenomeno analogo ma in quell'occasione non si superarono i 140 km/h».
Chi contesta questi dati è invece un vecchio esperto e lupo di mare e della metereologia come Mario Bussani della Federazione italiana maricoltori. «La nostra postazione - racconta - ha registrato per tutta la notte tra martedì e mercoledì raffiche sopra i 160 km/h a Rio Ospo e Noghere. A mezzanotte e tre minuti una raffica ha toccato i 212 km/h. Eccessivi? Mi basta dirvi - si infervora Bussani - che la Bora è riuscita a rovesciare e capovolgere una barca da tre tonnellate! Dipende tutto dalle posizioni in cui sono piazzati gli strumenti, sono dati relativi. In Slovenia, poco oltre il confine hanno registrato una raffica a 217 km/h, cosa c'è di strano se succede anche qui? Il vento del resto arriva in caduta libera verso le Noghere dal Monte Carso che il professor Polli chiamava la sella della Bora...».
Resta l'ultimo mistero, quello della neve ghiacciata che unita al vento ha creato il cocktail che ha blindato le strade cittadine, ma per l'Osmer sembra tutto chiarissimo. «La neve - racconta Nordio - a causa della Bora ha creato strati d'aria non omogenei, creando un effetto che è un po' quello della glassa sopra la fetta della torta, modificando la composizione dei fiocchi. Del resto, con il vento a quella velocità il fiocco parte da Lubiana e arriva a Trieste a 150 km/h! E ci è andata ancora bene, perché in Slovenia è un disastro».
La calamità, per quanto intensa, è comunque destinata ad attenuarsi. Questione di ore. «Da domani (oggi, ndr) sparisce tutto - assicura Badina - salvo qualche piccola perturbazione ancora attiva in mattinata. Nei prossimi giorni ci sarà una certa variabilità, mentre con sabato e domenica avremo bello con cielo sereno e poco più caldo e la prossima settimana temperature più alte ma inferiori alle medie stagionali, visto che attualmente è di 7,5° rispetto ai soliti 9°».
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Scuole chiuse oggi in tutti i comuni tranne Monrupino

Da 'Il Piccolo' di giovedì 11 marzo

11/03/2010

Scuole chiuse oggi a Muggia, Duino Aurisina, San Dorligo della Valle e Sgonico. Unica eccezione, Monrupino, dove funzioneranno regiolarmente. La decisione è stata presa dai sindaci nel pomeriggio di ieri, quando la bufera di neve che ha coinvolto l'intera provincia ha iniziato a creare problemi alla viabilità.
Il primo sindaco a ufficializzare la chiusura degli istituti scolastici è stata Fulvia Premolin: «A San Dorligo la situazione è peggiorata di colpo. Ho capito subito che non era possibile mettere a repentaglio la sicurezza dei nostri bambini», ha spiegato il sindaco, che è anche preside della scuola media "Simon Gregorcic".
La stessa situazione critica si è verificata a Muggia e Duino Aurisina. A quel punto i sindaci, Nerio Nesladek e Giorgio Ret, tenuto conto anche del ghiaccio formatosi su diverse strade nel tardo pomeriggio, hanno optato per la chiusura degli istituti, ad eccezione dell'asilo nido "Strekelj" di Sistiana che rimarrà aperto.
Si recheranno invece regolarmente a scuola gli alunni dell'asilo "Anton Fakin" e della scuola elementare "Alojz Gradnik" nel comune di Monrupino. «La situazione è sotto controllo, quindi sia l'asilo che la scuola primaria rimarranno aperte», ha commentato il sindaco Marko Pisani.
Da sottolineare infine la pesante situazione verficatasi alla Cartiera Burgo. In tarda mattinata le violente raffiche di Bora hanno scoperchiato parte del tetto della linea 2, provocando danni anche ai portoni delle officine e alle porte di emergenza. Una lamiera è poi finita su un grosso trasformatore, creando un corto circuito che ha interrotto l'alimentazione delle linee di produzione 2 e 3, rimaste ferme per alcune ore. (r.t.)



L'Ater rimette a nuovo le case di Zindis

Da 'Il Piccolo' di giovedì 11 marzo

11/03/2010

di GIOVANNI LONGHI

L'Ater rimetterà a nuovo le sue palazzine e le aree circostanti nel rione di Zindis.
Nuove zone verdi, sistemazione delle stradine di collegamento interne, una piazzetta, punti gioco per i bambini, panchine.
Non sarà una riverniciata superficiale, ma una rivisitazione integrale degli arredi e degli spazi, il progetto di riqualificazione urbana di Zindis, borgo sorto tra il 1959 e il 1960 per far fronte alle nuove esigenze residenziali, legate all'espansione del comune.
Sono circa 550 gli abitanti che risiedono nei 213 alloggi dell'Ater distribuiti nella trentina di case che compongono il complesso. In questo mezzo secolo dalla loro edificazione, gli interventi di manutenzione ordinaria sugli edifici sono stati regolari; di recente sono state sostituite anche le vetrate dei vani scala, ma la vetustà del complesso impone oggi interventi più radicali.
Interventi necessari anche per le aree esterne, in cui il complesso è inserito, alle quali state dedicate negli anni risorse molto limitate.
Il risultato di questo lento e progressivo abbandono è l'evidente degrado in cui versa oggi la zona.
Il Comune, fatta eccezione per interventi minimi come la manutenzione ordinaria dei marciapiedi, ha le mani legate proprio perché la proprietà è dell'Ater, la quale da sempre è alle prese con bilanci risicati.
Ora però l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale volta pagina, e a Zindis è ben decisa a recuperare il tempo perduto, restituendo ai residenti un borgo rifatto da cima a fondo.
«Abbiamo presentato un progetto nell'ambito del piano Interreg - spiega la presidente dell'Ater, Perla Lusa - che è in fase di valutazione da parte della Regione».
In ballo ci sono un milione 500mila euro (che in parte finanzieranno iniziative urbanistiche a Capodistria), la maggior quota dei quali sarà destinata esclusivamente al progetto di Zindis e delle aree limitrofe.
Sul piano pesa però l'incognita della valutazione. In ogni caso, se il progetto presentato dall'Ater non venisse "premiato" con il finanziamento, la presidente Perla Lusa garantisce comunque il reperimento di fondi diversi, sebbene di entità inferiore, da destinare al risanamento del borgo.
Non sarà inoltre un recupero esclusivamente urbanistico. «L'idea è di avviare a Zindis il primo "habitat microaree" della provincia - precisa la presidente dell'Ater - dopo i cinque analoghi già operativi a Trieste, che stanno dando buoni risultati».
Basato sulla collaborazione tra Comune, Azienda sanitaria e la stessa Ater, l'habitat ha l'obiettivo di consolidare lo sviluppo sociale con iniziative specifiche di animazione e di sostegno all'interrelazione.
Dopo anni di buio, per Zindis il rilancio è dunque alle porte, con o senza finanziamento europeo. Anche la Provincia ci metterà del suo: con la bella stagione è infatti prevista l'asfaltatura della strada che costituisce l'asse portante del borgo.
RIPRODUZIONE RISERVATA



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