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Duecento firme contro i rifugiati ad Aquilinia

da "Il Piccolo"

lunedì, 31 ottobre 2016

 

Migranti attesi a giorni. Oggi Consiglio comunale straordinario. Mercoledì incontro pubblico con don Paolo

 

Consiglio comunale straordinario questa sera, a Muggia, per affrontare il tema dell’accoglienza ai profughi. Al centro dei lavori l’arrivo degli ospiti dell’ex asilo delle suore canossiane di Aquilinia. La struttura, di proprietà della Diocesi di Trieste, è stata messa a disposizione da don Paolo Iannaccone, il nuovo parroco di Aquilinia, il primo a dare una risposta concreta all'appello del prefetto Porzio sulla nuova emergenza profughi in atto da settembre. Gli ospiti, è stato chiarito alla vigilia del Consiglio comunale, saranno non più di venti e resteranno nell’ex asilo al massimo per venti giorni. Chiarite anche le coordinate del loro soggiorno. Ogni sera gli operatori della Caritas condurranno gli immigrati al primo piano dell'immobile, dove gli ospiti pernotteranno. Alle 20 la struttura sarà chiusa e due persone sempre della Caritas rimarranno assieme ai venti profughi. Alla mattina verrà offerta la colazione. Alle 8 partenza per Trieste, sempre assieme agli operatori specializzati forniti da Caritas. Indicazioni che chiariscono un punto fondamentale: i profughi saranno sempre affiancati. «Se non ci fosse stata la Caritas non mi sarei mai preso un incarico molto più grande di me», ha detto don Paolo Iannaccone al termine di una messa nella sua nuova parrocchia. Intanto, però, prosegue la petizione popolare contro la decisione di ospitare i richiedenti asilo nella frazione muggesana. «Abbiamo raccolto oltre 200 firme, ma la raccolta non è ancora terminata», ha commentato Barbara Arzon, promotrice e prima firmataria della petizione, secondo cui l’ex asilo non è una struttura adeguata, vista la vicinanza alla scuola elementare "Loreti" frequentata da circa 80 alunni. Secondo i firmatari «bambini e minori sono i soggetti meno indicati da esporre a situazioni di pericolo, anche se solo potenziali. Nella zona risiedono inoltre molte famiglie di anziani verso i quali la preoccupazione sarebbe la stessa». I firmatari chiedono dunque ad istituzioni, Diocesi e prefetto di «rivedere questa scelta e di trovar luoghi più idonei dove ospitare tali soggetti (i profughi, ndr) lontani da centri abitati e da luoghi frequentati da bambini e minori». Istanze che, come detto, risuoneranno stasera nell’aula del Consiglio comunale e non solo. Mercoledì alle 18 nel teatrino della Casa Primavera di Aquilinia, il prefetto Annapaola Porzio e il sindaco Laura Marzi, insieme al parroco don Paolo Iannaccone, hanno invitato i residenti di Aquilinia ad un incontro sul tema dell'accoglienza a Muggia con particolare riguardo «all’utilizzo provvisorio della struttura dell'ex asilo delle canossiane». Un incontro che la capofirmataria della petizione antiprofughi Arzon ha accolto con soddisfazione: «È sicuramente un segnale positivo che attendevamo. Presenziero all'incontro, ascolteremo e spiegheremo il nostro punto di vista». (r.tos.)

 

 

PittaRosso sbarca a Montedoro e assume 

da "Il Piccolo"

lunedì, 31 ottobre 2016

 

PittaRosso sempre più presente in regione, dove già operava con quattro punti-vendita: in particolare raddoppia il presidio triestino con un nuovo esercizio nel comune di Muggia, presso il centro commerciale “Montedoro Shopping Center” che è stato inaugurato un paio di giorni fa. La sistemazione si estende su una superficie di 1.810 mq e sono stati assunti 9 nuovi dipendenti. Nei giorni precedenti l’apertura è programmata la distribuzione di 115.000 volantini, una campagna di affissione su grandi formati a Trieste. La clientela - segnala una nota - potrà verificare “dal vivo” le capacità promozionali di PittaRosso con lo sconto del 10% su tutto l’assortimento fino al 30 ottobre e con sconti fino al 60% su una selezione di articoli fino al 13 novembre. Il nuovo punto vendita si presenta con un format pensato anche a misura di famiglia: al suo interno si potrà fare acquisti mentre i bambini giocano in un’area dedicata. Inoltre funziona il Punto Mamma, uno spazio attrezzato di tutto il necessario per accudire il bebè. All’interno dell’esercizio - conclude il comunicato - store sono previsti tutti i migliori marchi sportivi.

 

 

 

Zindis si ribella alla maestra assenteista 

da "Il Piccolo"

lunedì, 31 ottobre 2016

 

Genitori e alunni protesteranno oggi davanti ai cancelli della primaria contro il ritorno dell’insegnante allontanata 4 anni fa

la battaglia legale Trasferita in un altro istituto dopo le tante contestazioni la docente ha fatto causa e vinto, riottenendo il vecchio posto

 

di Riccardo Tosques MUGGIA «Siamo stufi di vedere violato il sacrosanto diritto dei nostri bambini ad un insegnamento regolare e sereno: è ora di dire basta a questo sopruso». Giovanna Bellotto, madre di un’alunna e rappresentante della classe quinta della scuola primaria di Zindis, racconta la lotta che dieci genitori stanno portando avanti per “blindare” le attuali supplenti dei loro figli, le maestre Michela e Annalisa, “spodestate” dal ritorno dell'insegnante di ruolo Luigia Fontanel, definita «la maestra che non c'è». Oggi, alle 8.30, genitori e bambini insceneranno una protesta davanti alla scuola muggesana. La storia inizia quattro anni fa, quando sedici genitori decidono di iscrivere i propri figli alla scuola a tempo pieno “Zamola” di Zindis. Due le maestre di ruolo assegnate: una di queste, L.F., nominata per l’area scientifico-matematica e l'insegnamento dell’inglese, a sorpresa, non accoglie i propri nuovi alunni. «Ha subito esordito rimanendo assente da scuola per i primi dieci giorni», ricorda Bellotto. Un caso fortuito? Purtroppo no. Le assenze durante l'anno si protraggono continuamente, a singhiozzo. La conseguenza è facile da intuire: un alternarsi di supplenti, quando andava bene, oppure lo smistamento dei bambini in altre classi, quando le assenze erano più brevi. I genitori, in accordo con la preside Marisa Semeraro, organizzano una riunione con la maestra stessa per cercare spiegazioni: «L’insegnante si è subito risentita ed offesa, dimostrando la sua chiara intenzione di non voler dialogare con noi, dichiarando che doveva occuparsi dei genitori malati». Il secondo anno inizia subito allo stesso modo del primo. La maestra è assente. E lo sarà per tutto l'anno scolastico. I genitori riescono almeno ad ottenere un'unica (fortunatamente valida) supplente per coprire tutte le assenze. Nel terzo anno scolastico la storia si ripete, con presenze altalenanti e molte assenze. Le conseguenze per gli alunni? «Diverse parti del programma risultavano trattate in maniera superficiale e senza verificare il livello di comprensione raggiunto dagli alunni. In particolare le competenze nella comprensione della lingua inglese erano praticamente inesistenti», ricorda Bellotto. Dopo tre anni così, la misura, per molti, è colma. Il 50% dei genitori getta la spugna ed esasperato trasferisce i propri bimbi alla scuola “De Amicis” in centro a Muggia; qualcun altro si sposta a Trieste. A conti fatti, all'inizio della quarta elementare, i bambini rimasti a Zindis sono solamente otto. Alla minaccia di un trasferimento in massa dei restanti bambini, la preside Semeraro e il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale Pietro Biasiol forniscono una soluzione affidando gli alunni alla maestra Michela. La giovane insegnante, assieme alla maestra d'inglese Annalisa, ridà il giusto equilibrio e la sperata regolarità nell'insegnamento definito dai genitori di «grande qualità didattica e umana». Contemporaneamente la preside Semeraro sposta la maestra Luigia alla “De Amicis”, assegnandole un incarico diverso e in grado di aiutarla a conciliare i suoi problemi familiari. Tutto bene, quindi? Non proprio. Lo scorso settembre i bambini di Zindis - saliti a quota dieci, due in più quindi rispetto all'anno scorso, forse anche per merito del buon lavoro svolto dalle supplenti - iniziano l'ultimo anno. Sembra filare tutto liscio, quando ecco arrivare la doccia fredda: la maestra Luigia, dopo aver vinto una causa intentata contro la scuola per il suo spostamento, da oggi sarà reintegrata al suo posto, a Zindis. E non finisce qui. Per “festeggiare” il ritrovato ruolo da insegnante della quinta elementare della Zamola, riferiscono i genitori sul piede di guerra, l’insegnante ha già comunicato che... sarà assente fino al 5 dicembre. 

 

Silvia la superatleta diventa “testimonial” del Carnevale

da "Il Piccolo"

domenica, 30 ottobre 2016

 

La pluricampionessa del mondo di pattinaggio artistico Stibilj sarà la madrina

del maxievento muggesano del prossimo anno. «Per me è un invito prezioso»

 

di Riccardo Tosques wMUGGIA «Un’atleta che ha ottenuto meravigliosi risultati, frutto sicuramente di grande impegno e professionalità, ma soprattutto di grazia e bravura». Con queste lusinghiere parole Mario Vascotto, presidente dell’Associazione delle compagnie del Carnevale ha “sedotto” la pluricampionessa mondiale di pattinaggio artistico Silvia Stibilj invitandola per lettera a recitare il ruolo di madrina del prossimo Carnevale muggesano. La risposta della mora pattinatrice triestina residente a Bagnoli non si è fatta attendere: «Certamente sì, non vedo l’ora». È nato ufficialmente così il legame tra Stibilj e la 64.ma edizione del Carnevale in programma dal 23 febbraio al 2 marzo del prossimo anno. L’azzurra del Pattinaggio artistico triestino è reduce dalla seconda medaglia d’oro consecutiva conquistata ai mondiali di Solo dance a Novara. Stibilj, già oro assoluto lo scorso anno in Colombia, ha conquistato nella località piemontese anche la medaglia d’argento nelle Coppie danza. «È stato un 2016 ricco di soddisfazioni personali, direi che l’invito a fare la madrina del Carnevale di Muggia è un qualcosa di prezioso che si aggiunge ulteriormente a un anno davvero speciale per me», ha commentato Stibilj. La nuova madrina del maxievento muggesano sarà chiamata a presenziare il pomeriggio dell’apertura della manifestazione, in programma giovedì 23 febbraio, quando si celebrerà lo scambio delle corone con la madrina dello scorso anno, Giulia Coretti, e la consegna delle chiavi al Re e alla Regina del Carnevale. Stibilj sarà poi chiamata ad aprire assieme a Re Carnevale la sfilata delle compagnie in programma domenica 26 febbraio, prendendo parte alla successiva premiazione in piazza Marconi. Nel giorno di chiusura della manifestazione, previsto per martedì 2 marzo, la madrina celebrerà infine le premiazioni dei gruppi. «Per noi è un grandissimo onore avere Silvia come madrina del nostro amato Carnevale: una pattinatrice che primeggia nel mondo non può che essere una splendida scelta per la nostra manifestazione», ha commentato lo stesso presidente dell’Associazione delle compagnie Vascotto. Nelle passate edizioni a ricoprire il ruolo di madrina erano state nel 2013 l’ex velina mora di Striscia la Notizia Federica Nargi, poi la giovane muggesana Chiara Fuk nel 2014. Un’altra muggesana doc, la bionda Giorgia Depangher, venne eletta nel 2015. Quest’anno, a impersonare la bellezza del Carnevale muggesano era stata la giovanissima triestina Giulia Coretti. «Sono molto contento che una campionessa sportiva di una disciplina di grande sacrificio e bellezza abbia accettato di diventare la nostra rappresentante. Quello del 2017 sarà un Carnevale importante e la presenza di Silvia lo renderà ancora più importante», ha commentato l’assessore al Carnevale di Muggia Stefano Decolle. Il numero tre della giunta Marzi ha evidenziato come la macchina organizzativa del Carnevale sia in pieno fermento: «Gli uffici comunali stanno lavorando quotidianamente innanzitutto per chiudere il bando di assegnazione degli eventi esterni entro il 20 novembre». A meno di intoppi imprevisti entro dicembre si saprà il vincitore. Tra le possibili novità un affidamento della conduzione artistica della manifestazione estiva alle compagnie. Anche le otto compagnie si stanno muovendo per chiudere i temi che verranno proposti durante la megasfilata del 26 febbraio. «Quella dei volontari è sicuramente la parte più bella e genuina di questa manifestazione, quella che mi fa dire senza dubbi che il Carnevale è l’anima di Muggia», aggiunge Decolle. Infine si sta accelerando anche l’iter per la riqualificazione dei portoni d’ingresso dei magazzini comunali di via di Trieste, sede in cui sono ospitati i membri delle otto compagnie. 

 

Consiglio straordinario sui rifugiati in riviera 

da "Il Piccolo"

domenica, 30 ottobre 2016

 

Domani alle 19.30 nel Municipio di Muggia si terrà l’atteso Consiglio straordinario a proposito dell’accoglienza dei profughi sul territorio comunale, le cui comunicazioni in materia sono state richieste dai consiglieri Delconte, Demarchi, Ferluga, Mariucci e Norbedo.

 

Cortei e una messa finale in ricordo di tutti i caduti 

da "Il Piccolo"

domenica, 30 ottobre 2016

 

Martedì alle 8.15 da piazza Marconi partirà una delegazione per la deposizione di corone su cippi e monumenti. Alle 10.45 si formerà il corteo verso la chiesa di San Giovanni, il monumento dei caduti per la patria, in guerra e sul lavoro e quello dei caduti per la liberazione, il cimitero di Muggia e quello della Liberazione. Alle 12, nella cappella del cimitero, la messa per tutti i caduti.

 

Stangata per la collina inquinata di Muggia

da "Il Piccolo"

sabato, 29 ottobre 2016

 

La Regione “gira” una multa europea da 400mila euro per i rifiuti interrati di San Rocco. Ma il Comune la contesta al ministero

 

di Riccardo Tosques. MUGGIA La partita sui rifiuti inquinati interrati a Porto San Rocco, almeno da un punto di vista economico, non è ancora chiusa. Il Comune di Muggia, assieme ai comuni friulani di Majano e Trivignano Udinese, ha deciso di opporsi alla nota con cui il ministero dell’Economia e delle Finanze si è rivalso sui tre comuni regionali in esecuzione della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha condannato la Repubblica italiana al pagamento di sanzioni pecuniarie per violazione di direttive in materie di discariche abusive. La notizia è emersa in seguito alle dichiarazioni del capogruppo consiliare comunale del M5S a Muggia Emanuele Romano sulle sanzioni comminate dall’Ue all'Italia lo scorso aprile per le discariche abusive sul territorio nazionale. La cifra complessiva? Circa 40milioni di euro, più interessi e sanzioni semestrali. «Tra i comuni condannati c’è anche quello di Muggia che vanta 18mila metri cubi di rifiuti inquinati interrati a Porto San Rocco», racconta Romano. La sanzione pecuniaria dell’Ue ha avuto la conseguenza di un effetto pioggia: dallo Stato, la sanzione è stata trasmessa alla Regione, dalla Regione ai singoli comuni chiamati in causa. «La Regione Friuli Venezia Giulia ha notificato una rivalsa per 388.223,50 euro al Comune di Muggia, che ha deciso di resistere in giudizio al Mef», racconta Romano. La sanzione europea pare essere legata a carenze normative italiane e alla mancata presentazione nei tempi previsti di alcuni documenti. «Si doveva agire tempestivamente, aggiornando continuamente le istituzioni europee - così Romano - inoltre ho constatato che l’iter di chiusura del procedimento di infrazione comunitaria si basa su scambi cartacei Ue-Italia-Regione-Provincia-Comune nella speranza illusoria che il privato che gestiva i lavori garantisse la sicurezza della discarica senza porre in essere verifiche in sito da parte delle istituzioni pubbliche». Ma qual è la situazione ambientale attuale del sito? Romano è molto critico: «Non possiamo non soffermarci sul modo in cui è messa in sicurezza la collina dichiarata inquinata che si limita a un telo su cui viene posato il materiale contaminato, coperto da un altro telo, con uno strato di un metro scarso di terra senza possibilità di piantare piante ad alto fusto come invece prescritto dalle norme. È evidente che le prescrizioni non vengono minimamente rispettate». In base ad una determinazione della Provincia, datata luglio 2015, si evince che sul fondo dell’involucro sono state rinvenute acque inquinate che non avrebbero dovuto esserci. «Da dove sono entrate? Mistero - afferma Romano - e inoltre sotto il telo nella falda sono state rilevate sostanze inquinanti ma le autorità ritengono di “rimandare l’eventuale presentazione del progetto di bonifica delle acque sotterranee a dopo l’acquisizione dei risultati delle attività di individuazione del responsabile della contaminazione delle acque». Sulla vicenda è intervenuto il sindaco di Muggia Laura Marzi: «La bonifica è stata effettuata e come emerso dalla Conferenza dei servizi che vedeva come capofila la Provincia, in quanto ente competente in materia ambientale, la procedura è stata regolarmente chiusa, fermo restando che vi sono ancora dei controlli». Marzi spiega che «sono in essere dei monitoraggi per verificare l’esistenza di acqua di percolazione. Dalle ultime verifiche prima dell’ultima Conferenza dei servizi non era risultato alcun rischio. Come evidenziato dalla Provincia le misure messe in atto non destano alcuna preoccupazione». Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del direttore di Porto San Rocco spa, Roberto Sponza: «I controlli ci sono, la messa in sicurezza è stata certificata dagli enti preposti. Le affermazioni (di Romano, ndr) derivano da scarsa informazione del politico di turno». Ma Romano promette infine di ottenere ulteriori delucidazioni in Consiglio comunale: «Qualcuno deve spiegare il perché non siamo stati in grado di prevenire il contenzioso con le istituzioni europee e dopo i doverosi chiarimenti bisognerà rivedere i processi organizzativi al fine di scongiurare che in futuro si ripetano situazioni analoghe». 

 

Quarto flop per la Porto San Rocco srl

da "Il Piccolo"
venerdì, 28 ottobre 2016

 

Dopo i tre tentativi già andati a vuoto, va deserta anche l’ultima asta da 9,5 milioni con 305 unità immobiliari sul piatto


di Riccardo Tosques

Quattro tentativi, quattro buchi nell’acqua. È mestamente andata deserta anche l’ultimissima asta della Porto San Rocco srl, la società incaricata della vendita e dell’affitto degli appartamenti della località muggesana di Porto San Rocco. La procedura della messa in liquidazione della Srl - da non confondere con la Porto San Rocco spa, che si occupa invece della gestione del porto turistico muggesano ed è proprietaria dell’hotel, della sala congressi, del ristorante, della piscina, del fitness e di alcuni negozi - era stata attivata attraverso una raccolta di offerte private. Ieri mattina, però, allo studio notarile romano di Alfonso Colucci, luogo deputato per la presentazione delle offerte che sarebbero dovute essere intestate all’avvocato Paolo D’Agostini, curatore fallimentare della Porto San Rocco srl, non si è presentato nessuno. Visibilmente amareggiato il sindaco di Muggia Laura Marzi: «Credevamo davvero venisse colta la convenienza dell’affare e quindi vi fosse una concreta possibilità di soddisfare i crediti vantati anche dal Comune di Muggia». Deluso anche Roberto Sponza, direttore della Porto San Rocco Spa: «Abbiamo bisogno di una proprietà solida che prenda in mano la situazione. Spiace tanto che anche questa asta sia andata deserta». Il prezzo base dell’asta che si è chiusa alle 11 di ieri era di 9 milioni 491mila 439 euro. Di questi, 7 milioni 767mila 837,86 euro riferiti ad unità immobiliari abitative-alloggi turistici, 1 milione 708mila 602,13 euro alle porzioni immobiliari non abitative e i restanti 15mila euro agli arredi esistenti in parte delle unità abitative. Piuttosto corposo il compendio immobiliare muggesano: esattamente 305 unità immobiliari, di cui 117 adibite a civile abitazione-alloggi turistici (alcune delle quali, appunto, arredate), 11 locali commerciali, 22 cantine, 152 posti auto coperti e tre scoperti, dislocate in 13 Umi (Unità minime di intervento) ripartite in sette condomini. «È vero che la cifra di base non era di poco conto, ma, alla luce del fatto che il complesso immobiliare è indiscutibilmente appetibile, concordavamo che fosse evidente quanto risultasse vantaggiosa», racconta il sindaco Marzi. Nessuna svolta per ora, quindi, per il Comune di Muggia, che in questa infelice vicenda è sostanzialmente parte lesa. La Porto San Rocco srl, sulla quale pende questa procedura fallimentare, aveva infatti omesso di versare al Comune di Muggia l’Ici dovuta per il 2010 e il 2011, l’Imu del 2012, 2013 e 2014, nonché la Tasi del 2014. Dal momento in cui all’Ufficio Tributi dell’ente era stato reso noto l’avvio della procedura fallimentare, una volta informata l’Avvocatura, la stessa si era messa all’opera per curare l’insediamento nella procedura al fine di recuperare il credito di quasi 625mila euro, comprensivo, peraltro, della sanzione amministrativa e degli interessi legali maturati, così come risultante dai sei avvisi di accertamento notificati dal Comune alla società fallita. Quando il Tribunale di Roma ha dichiarato il fallimento della Porto San Rocco srl mettendola “in liquidazione” con la sentenza del 19 febbraio dell’anno scorso, è emerso come il Comune di Muggia rientrasse nel gruppo dei quattro creditori muniti di privilegio, insieme a Banco Popolare Società Cooperativa, Banca Nazionale del Lavoro spa e il Supercondominio complesso di Porto San Rocco, quest’ultimo ente gestore delle aree comuni del comprensorio. Quasi certamente quella di ieri è stata l’ultima opportunità per acquistare la società con la formula dell’asta, visto che come dichiarato dal curatore fallimentare Paolo D’Agostini alcune banche creditrici avevano già chiesto di poter riprendere la procedura di fronte al giudice. La cifra iniziale per l’acquisto del patrimonio era di 15 milioni 225mila euro, stima di partenza formulata dal Consulente tecnico nominato dal Tribunale. La cifra era poi scesa a 13 milioni 183mila euro nel secondo tentativo del 25 maggio, sino ad arrivare agli 11 milioni 864mila euro nell’asta del 21 luglio. Ieri l’ultima debacle. «Sul piano prettamente economico, saranno ricercate altre soluzioni per il recupero di quelli che sono capitali importanti per l’ente», ha concluso Marzi.

 

Pestato il gatto superstar. L’indignazione di Muggia

da "Il Piccolo"
venerdì, 28 ottobre 2016

 

Il felino Ottone, beniamino della cittadina, oggetto di pesanti maltrattamenti
I colpi ricevuti gli hanno spaccato gli incisivi. La padrona sporge denuncia

 

di Riccardo Tosques

«Gli hanno spaccato gli incisivi ed è stato riempito di colpi: povero Ottone, questo non me lo sarei mai aspettato». Rossella Menguzzato è ancora avvilita per quanto successo al suo gatto, un bellissimo meticcio norvegese di 15 anni. Il felino, che risiede in via Borgolauro, è una piccola star della cittadina rivierasca: è lui il micio dal folto pelo che tanti bambini e genitori vedono quotidianamente nel piazzale a pochi passi dalle scuole di via D’Annunzio. Recuperato nel luglio del 2001, abbandonato da ignoti in porto, dopo aver perso un occhio in seguito a una malattia Ottone da tanti anni è solito girovagare per il rione, facendo qualche capatina nei giardini Europa e vicino alla sede della Posta. «Non ha mai dato fastidio a nessuno e nessuno gli ha mai fatto nulla. Almeno sino a qualche giorno fa», racconta Menguzzato. La scorsa settimana Ottone è tornato a casa tutto tremante, zoppicante e con la bocca insanguinata. «Era spaventato e non voleva farsi avvicinare. Poi quando si è calmato abbiamo capito cosa era successo: Ottone era stato maltrattato, molto probabilmente preso a calci». Nel pestaggio il micio ha purtroppo perso i denti incisivi, ma le radiografie hanno escluso fratture. «In realtà continua a zoppicare a causa dei dolori e ha qualche problema a fare la pipì», puntualizza Menguzzato. Sul proprio profilo Facebook la muggesana ha espresso la rabbia per l’accaduto con toni molto duri: «Chiunque sia stato, sia giovane che anziano, se mi passa sotto mano si raccomandi a Dio». Oggi la donna si recherà al commissariato di Polizia di via D’Annunzio per sporgere denuncia contro ignoti per maltrattamento di animali. Solo pochi giorni fa un altro caso di maltrattamento aveva suscitato sdegno e indignazione. Un uomo era stato addirittura filmato mentre si accaniva contro il proprio cane in zona Fonderia. Il pronto intervento di una pattuglia della Polizia, avvisata da un cittadino che aveva osservato la scena, aveva messo la parola fine alle violenze sul cane. Sull’accaduto sono tuttora aperte le indagini della magistratura. L’assessore comunale alla Polizia locale, Stefano Decolle, commenta così il caso del gatto Ottone: «Sempre più spesso osserviamo sui social che vengono lamentati casi di violazione della legge che necessitano l’intervento degli organi giudiziari. Fa bene dunque Menguzzato a recarsi a denunciare l'accaduto. Mi trovo meno in sintonia sul discorso di tirare in causa Dio per possibili rivalse». Sulla vicenda di Ottone interviene anche la capogruppo consiliare di Obiettivo comune per Muggia, Roberta Vlahov, che di recente ha adottato un cucciolo di bassotto vittima di maltrattamenti: «Trovo allucinante quanto accaduto ad Ottone. L’auspicio è che la polizia e la magistratura possano individuare i colpevoli, prendendo provvedimenti seri e severi contro questi farabutti».

 

Muggia, in corsa allo Zaccaria i più veloci della media Sauro

da "Il Piccolo"
venerdì, 28 ottobre 2016


La corsa giovanile torna di scena allo “Zaccaria”. Oggi, a partire dalle 14, lo Stadio comunale di Muggia tornerà ad ospitare, dopo decenni, una manifestazione di corsa giovanile che vedrà protagonisti una settantina di alunni della scuola media “Nazario Sauro”. In gara i ragazzi che si sono maggiormente distinti nelle fasi di preselezione, effettuate dall’inizio dell’anno scolastico ad oggi e che hanno coinvolto le 11 classi dell'istituto. I primi tre arrivati, delle categorie maschili e femminili di ciascuna fascia di età (prima, secondo e terza media), andranno poi a rappresentare l'Istituto nella fase provinciale, che si svolgerà, presumibilmente, al campo “Draghicchio” di Cologna nei primi giorni di dicembre. «È una grande soddisfazione vedere la pista di atletica dello stadio utilizzata dai nostri studenti: un appuntamento al quale di certo non mancherò», fa sapere l'assessore allo Sport di Muggia, Tullio Bellen. La riqualificazione dello Stadio Zaccaria è uno degli obiettivi che l'amministrazione comunale si è impegnata a raggiungere. «Nonostante la struttura abbisogni ancora di interventi di recupero, questo è un primo, piccolo passo che evidenzia che la collaborazione tra il mondo scolastico e le realtà sportive - conclude Bellen -. È qualcosa a cui non possiamo rinunciare e non possiamo non sostenere e incoraggiare».

 

Muggia lancia i Ricremattina formato XL

da "Il Piccolo"
giovedì, 27 ottobre 2016

 

Allo studio l’ipotesi di ampliare il servizio garantendone il funzionamento per tutta l’estate. La parola finale alle famiglie

di Riccardo Tosques MUGGIA. Rivoluzione in arrivo per il Ricremattina 2017. Il servizio educativo del Comune di Muggia gestito dagli operatori della Cooperativa sociale “Universiis”, che la scorsa estate ha accolto 400 bambini in poco più di un mese, si sta per ampliare e migliorare. Attraverso un questionario che il Comune farà pervenire alle famiglie muggesane, verranno infatti avanzate due proposte, frutto delle esigenze pervenute all'amministrazione. La prima riguarda l'ampliamento del servizio per tutto il mese di agosto. Una novità importantissima visto che ad oggi il servizio è stato attivo tra giugno e inizio settembre ma a spezzoni, e per la precisione dal 13 giugno al primo luglio e dal 22 agosto al 9 settembre. L’altra novità riguarda la possibilità di estendere l'apertura del ricreatorio Penso al primo pomeriggio, usufruendo quindi anche del servizio mensa attivo nella struttura parrocchiale. Tutte le due proposte verranno sperimentate nella prossima estate nel caso in cui le famiglie destinatarie dei questionari si dicano favorevoli. Confermatissime invece le attività proposte, pensate per offrire a bambini e ragazzi l'opportunità di trascorrere il tempo libero in modo piacevole e fantasioso, favorendo la socializzazione, la partecipazione ad attività creative, la conoscenza del territorio e dell'ambiente. La programmazione delle attività, esposta all'esterno del ricreatorio, ha visto nel corso dell'estate andare in scena giochi, attività sportive quali tornei di calcio, pallavolo, palla avvelenata e calcetto, nonché laboratori creativo-manuali, quali attività di riciclo con materiali semplici, vasetti di vetro, fili di cotone, tappi di sughero pittura su sassi, decorazioni di mollette, braccialetti. A questi si sono aggiunti i corsi di inglese, fotografia e cucina. Sempre all'insegna dell'impegno civico è continuata inoltre la collaborazione con la Microarea di Zindis, la sezione del Cai di Muggia e quest'anno anche con l'associazione Ics per rendere possibile la mattinata di “pulizia partecipata”. Con l'associazione “Oltre quella sedia” i ragazzi si sono poi cimentati nell’arte della recitazione e sempre in ambito teatrale hanno partecipato a due rappresentazioni nel giardino del Teatro Verdi di Muggia (“Pulcinelle” e “La Bella e la Bestia”). Senza dimenticare che i bambini si sono anche esibiti durante la Sagra dei protettori con un paio di coreografie e che in occasione della Festa dei Centenari dei Comuni di Muggia e San Dorligo sono stati protagonisti di una coinvolgente esibizione corale di canzoni triestine. «Il Ricremattina vuole offrire l'opportunità di fare nuove esperienze, nuovi incontri e nuove scoperte ai nostri giovanissimi nel periodo di chiusura delle scuole e, al contempo, aiutare le famiglie nella gestione del tempo libero dei propri figli durante i mesi estivi - spiega l'assessore alle Politiche giovanili, Luca Gandini -. In quest’ottica abbiamo preparato il questionario che sarà consegnato a breve alle famiglie in modo da ottenere dei dati che permettano un'analisi dei bisogni per poter poi fornire, già per la prossima estate, risposte sempre più puntuali ed esaustive alle loro esigenze». 

 

La solidarietà del Pd a don Paolo «No agli estremisti e al populismo»

da "Il Piccolo"
giovedì, 27 ottobre 2016

 

AQUILINIA «In queste ore siamo messi alla prova come comunità, in queste ore dimostriamo che nella nostra comunità, fatta di storiche battaglie contro l’ingiustizia, ci sono dei vili che non trovano nessun altro metodo che intimidire nell’ombra. Ma questa non è Muggia». Il Partito democratico rivierasco entra a piedi uniti nella accesissima questione dell’accoglienza dei profughi di guerra ad Aquilinia. Lo fa dando tutto il proprio sostegno a don Paolo Iannaccone, il parroco della frazione muggesana che dopo aver risposto all’appello della Prefettura offrendo l’ex asilo delle suore canossiane per ospitare temporaneamente una ventina di profughi è stato vittima di un raid vandalico ai danni della sua automobile. Tante le parole di stima e solidarietà verso Iannaccone. Ma c’è anche una buona fetta di residenti che a suon di firme - “diverse centinaia” per ora - sta raccogliendo il “no ai profughi” attraverso una petizione popolare lanciata in particolare dai genitori della scuola elementare “Loreti”. «Siamo ben coscienti e consapevoli delle difficoltà che sono davanti a noi nella scelta di accogliere i migranti che hanno la speranza di trovare un futuro migliore, lasciandosi alle spalle giorni bui di guerra, fame e carestia, quindi faremo la nostra parte», spiega il segretario del Circolo del Pd muggesano Francesco Bussani. A nome del direttivo dei dem Bussani preannuncia battaglia: «Sapremo dimostrare quanto la nostra comunità ancora una volta non lascerà che siano alcuni capipopolo estremisti a far crescere la paura in città. Invito tutti i cittadini contrari alle politiche discriminatorie e razziste proposte dalla destra nostrana, a prendere posizione per fermare una deriva populista senza futuro». Il Partito democratico, dando il proprio sostegno a don Paolo e al sindaco Laura Marzi, ha infine invitato il gruppo consigliare ad elaborare una mozione da presentare nell’aula municipale «per dare certezza su tempi e metodi di allestimento delle strutture». Finalmente è intervenuto sul tema anche il vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi. Ma non per difendere don Iannaccone. Vista «l’estrema attualità dell’argomento e per la chiarezza dei princìpi che devono ispirare il giudizio sul tema», Crepaldi ha pubblicato sulla testata web cattolica “La nuova bussola quotidiana” l’introduzione all’VIII Rapporto sulla Dottrina sociale nel mondo, curato dall’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan (di cui Crepaldi è presidente), intitolato “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”. Il tema inerente l’immigrazione islamica che viene trattato, lascia poco spazio alla fantasia e anzi farà discutere. «È evidente che l’immigrazione islamica ha alcune caratteristiche proprie che la rendono particolarmente problematica. Riconoscerlo è indice di realismo e buon senso e non di discriminazione». Per l’arcivescovo Crepaldi l’Islam «ha a che fare con le migrazioni in due sensi: da un lato per i califfati islamici che costringono le popolazioni, specialmente cristiane, a fuggire per salvare la vita, e dall’altro perché l’integrazione di popolazioni islamiche in altre nazioni risulta oggettivamente più difficile, per alcune caratteristiche della religione islamica stessa». Ergo? «L’accoglienza nell’emergenza va data a tutti. Quando poi invece si transita dall’accoglienza all’integrazione, è prudente non considerare gli immigrati tutti ugualmente in modo indistinto, comprese le cultura e religioni di provenienza». (ri.to.)

 

Aquilinia si ribella all’arrivo dei profughi

da "Il Piccolo"
mercoledì, 26 ottobre 2016

 

di Benedetta Moro

Se ascoltassero le parole di paura, sbigottimento e contrarietà dei residenti e lavoratori di Aquilinia, «un’isola felice fino a poco tempo fa, a parte qualche furto negli anni» dice qualcuno, quei profughi che verranno accolti da don Paolo Iannaccone della chiesa di San Benedetto Abate vorrebbero che la pellicola della loro vita si riavvolgesse immediatamente. Perché lì, nella frazione del comune di Muggia, la gente non li vuole. Girano nei bar del paesino i fogli della petizione antiprofughi con capofila Barbara Arzon, mamma di uno dei circa 80 alunni che frequentano la scuola elementare Loreti, che si trova proprio di fronte a Casa Primavera, l’ex asilo delle suore canossiane, dove verranno ospitati i profughi. «Io sto con don Paolo» non è il leit motiv, ma tutto il contrario. Gli anziani hanno paura di uscire la sera: «Se fossero venuti con le proprie famiglie - dice qualcun altro - sarebbe un’altra cosa». «Dopo tutto quello che si sente, tra il kebabbaro curdo picchiato, i giovani pakistani e afghani del Silos che si lavano nella fontana e che defecano dietro i cespugli, la gente qui non è tranquilla». Fra i residenti e lavoratori di Aquilinia che Il Piccolo ha intervistato, solo due donne e un ragazzo mostrano solidarietà. E c’è chi propone: aiutiamoli, ma nei loro paesi. Del fanalino rotto dell’auto del prete invece si pensa sia «un semplice incidente». Nel tabacchino, nel bar, per le stradine che sfociano nei boschi di Montedoro l’argomento di discussione durante tutto il giorno di ieri era solo uno: i profughi che andranno nell’ex asilo. E i numeri contrari parlano chiaro. Nel bar Zaule, proprio all’inizio del paese, dove sul banco è appoggiato uno dei tanti fascicoli della petizione, le firme sono 88 e sotto la voce “in veste di” si leggono 30 genitori. Altri si segnalano come “cittadino” o “contribuente”. Desirée Paciullo, dipendente dell’esercizio, l’ha firmata «perché è una questione di priorità - dice -: aiutiamo prima i nostri, poi, se c’è posto per tutti, anche gli altri». Residente nel comune di Muggia e lavoratore ad Aquilinia, anche Sabino Valzano crede sia meglio dare posto prima agli italiani bisognosi: «Gli extracomunitari sono sempre davanti a noi. I bandi per le case popolari sono a loro favore». Ma né Desirée né Sabino si sentono in pericolo. «Non mi è neanche passato per la testa di poter aver paura la sera se vedo questi profughi per strada» ammette la ragazza. «Bisognerebbe che il prete chiedesse prima il parere dei suoi parrocchiani - spiega Anna Tedesco, un’anziana signora -. La sera non mi sento sicura a camminare se ci sono. Non è detto che siano mascalzoni, però è sempre gente straniera». E allora quali sono le soluzioni? «Bisogna aiutarli nei loro Paesi - afferma Bruno Gottardo -. Io quelle terre le ho frequentate, hanno una cultura molto diversa dalla nostra e cercano sempre di integrare noi. Poi sono senza famiglie e questo crea scompensi. Cominciano a disturbare, a invadere le proprietà degli altri». Giuliano Vattovaz ha vissuto 30 anni in Africa e «quella cultura - dice - la conosco. Aiutiamoli lì, magari portiamo qui gli studenti migliori a spese nostre, ma poi devono tornare nelle loro terre e lavorare per dieci anni per il loro governo, che significa per la loro popolazione». Così invece Giuliana Roman, titolare della palestra Fit Lab, che si affaccia proprio davanti all’ex asilo: «Perché tutte queste polemiche? Non capisco nemmeno i miei clienti che sono preoccupati, questi profughi non danno fastidio a nessuno». Andrea Consolazione, appena diciottenne, sta «con don Paolo». «Fino a quando sono persone civili - avverte - non vedo perché debbano essere cacciati».

 

«L’accoglienza nella parrocchia è una soluzione provvisoria»

da "Il Piccolo"
mercoledì, 26 ottobre 2016

 

«Sono stati più numerosi del previsto ma soprattutto di una tipologia inaspettata, vista la presenza di tanti “dublinanti”». Annapaolo Porzio, prefetto di Trieste, analizza l’emergenza profughi che negli ultimi due mesi ha creato un sovraffollamento a Trieste di circa 35 unità. Sotto la lente d’ingrandimento ci sono i cosiddetti “dublinanti”, ossia “le persone del regolamento di Dublino”, termine utilizzato per identificare quei profughi che hanno attraversato l’Italia, e che una volta arrivati in Francia, Germania o nei paesi scandinavi, sono finiti intrappolati nei paradossi dell’Eurodac, la banca dati europea delle impronte digitali prese ai richiedenti asilo nel primo paese europeo dove sono stati identificati e “schedati”. A conti fatti, in Italia sono state rispedite indietro da altri paesi decine e decine di profughi che invece avevano scelto di recarsi altrove per cercare di farsi una nuova vita, lontano dai paesi d’origine. «Stiamo cercando di capire questo fenomeno che è del tutto nuovo per noi anche se ora la realtà dei dublinanti è presente a Trieste, ma anche a Gorizia e a Pordenone». Visti anche gli ultimi fatti di Aquilinia, Porzio ha cercato poi di gettare un po’ di acqua sul fuoco: «L’accoglienza attuata da parte della parrocchia di Aquilinia è un provvedimento provvisorio, e assolutamente non a lungo termine. Di fronte a un numero maggiore di persone rispetto ai posti letto disponibili, gli aiuti offerti dalle parrocchie di Aquilinia e di via Sant’Anastasio a Trieste sono fondamentali». La solidarietà rimane per Porzio il nodo cruciale della vicenda: «Come stanno già facendo Trieste e Monrupino, nessun territorio può rifiutarsi di accogliere i profughi. Tutti dobbiamo fare la nostra parte. La petizione preventiva dei genitori e dei cittadini contro l’accoglienza dei profughi ad Aquilinia mi sembra una protesta “di pancia”. Anche perché fino ad ora non hanno visto nemmeno un immigrato». Porzio comunque capisce «il sentimento di disagio, comprensibile, che si può avvertire rispetto a ciò che non si conosce. Ma fino ad ora solo in alcune eccezioni queste persone che chiedono rifugio si sono comportate male. Detto questo le forze dell’ordine monitorano e continueranno a monitorare la situazione». Il prefetto ha poi confermato l’intenzione di puntare sull’ex caserma di Polizia a Lazzaretto per un’accoglienza di profughi minori non accompagnati. «Quando Muggia entrerà nello Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ndr) l’ipotesi hub tramonterà di conseguenza. La struttura sarà dunque destinata ad una accoglienza meno impattante di profughi minorenni», puntualizza Porzio. L’ultima battuta del prefetto è riservata alla critica più gettonata da parte dei cittadini, ossia l’imposizione dall’alto di simili decisioni: «Sono in costante contatto con il sindaco di Muggia Marzi e con il Comitato che aveva espresso il suo no ai profughi a Lazzaretto. Non faccio l’amministratore né il politico, mi occupo in questo caso di accoglienza. Purtroppo è evidente che non posso avvertire tutti, non per scarsa sensibilità, ma semplicemente perché il sistema rimarrebbe paralizzato».

 

Immigrazione. Il caso.

Dalle collette ai post sui social Gara di solidarietà per don Paolo

da "Il Piccolo"
martedì, 25 ottobre 2016

 

di Riccardo Tosques

“Io sto con don Paolo”. Poche ore dopo la notizia del raid vandalico ai danni dell’automobile del sacerdote di Aquilinia - che ha aperto le porte della parrocchia ai profughi -, è scattata la corsa alla solidarietà nei confronti di don Paolo Iannaccone. Numerosi cittadini della frazione muggesana hanno portato coperte, asciugamani e altri prodotti nella sua chiesa, intitolata a San Benedetto Abate: il materiale raccolto sarà destinato proprio ai venti migranti che, a giorni, verranno ospitati nell'ex asilo delle suore canossiane. Un modo per manifestare concretamente il proprio appoggio alla scelta del prete. E anche sul web il sostegno al parroco si è diffuso rapidamente “virale”. Ai 350 like raccolti dal post in cui il sacerdote ha denunciato l’intimidazione ricevuta, si sono aggiunti in poco tempo altri interventi a suo favore. «Ascoltando il Vangelo ho pensato ai farisei del nostro tempo, quelli che sono certi di essere nel giusto “perché ringraziano Dio di non essere come gli altri”. Siamo con te, coraggio e grazie don Paolo», scrive Adriana Spangher. «Forza Paolo, tira diritto per la tua strada», è l’incoraggiamento di Mauro Ivaldi. «Questo attacco è una sorta di “timbro”: vuol dire che sei dalla parte del Vangelo», scrive invece Stefano Sodaro. E c’è anche chi, come Giorgio D'Orta, evidenzia che «questo è il risultato del clima di paura creato ad arte per spostare l'attenzione delle persone dai reali problemi». Ma sul web è diventato virale anche un altro insolito, e originale, gesto di solidarietà, che consiste nel condividere e far girare la fotografia di un tovagliolino di carta bianco con la scritta “Io sto con il parroco di Aquilinia”. Foto, scattata dalla triestina Valentina Boneli, divenuta ormai il simbolo del sostegno al prete di strada. Lo stesso espresso anche da molti esponenti delle istituzioni. «Faccio davvero fatica anche solo a immaginare che qualcuno, all’interno di una realtà civile come quella di Aquilinia, possa aver compiuto un simile gesto, frutto evidentemente di un gesto di stizza di un singolo che non rende onore a nessuno - afferma il prefetto, Annamaria Porzio -. A don Iannaccone tutta la mia solidarietà per quanto accaduto». Anche i promotori della petizione antiprofughi avviata in questi giorni ad Aquilinia prendono le distanze dall’autore del gesto intimidatorio. «L’assenza e mancanza di dialogo hanno aizzato gli animi - afferma in una nota la prima firmataria - Barbara Arzon -. Noi siamo cittadini e genitori, e ai nostri figli insegniamo che il vandalismo non porta da nessuna parte ma crea solo caos e violenza contrari alla nostra pacifica causa. Per questo - prosegue - esprimiamo piena solidarietà a a don Paolo e ci dissociamo da qualsiasi atto vandalico che nulla c’entra con la nostra petizione, che sta raccogliendo un consenso inaspettato». Impossibile tuttavia, al momento, avere contezza del numero dei firmatari della sottoscrizione, tenuto ancora “top secret”. A voler compiere un gesto concreto per manifestare solidarietà a don Paolo è anche la maggioranza in Consiglio comunale a Muggia, che si prepara a dedicare una seduta straordinaria al caso dell’arrivo dei migranti nella parrocchia di Aquilinia. Seduta richiesta a gran voce dal centrodestra, che il sindaco di Muggia, Laura Marzi, annuncia ora di voler concedere. «Visto quando accaduto a don Iannaccone - commenta il primo cittadino - invito i consiglieri di maggioranza ad effettuare una colletta per affrontare la spesa che Paolo dovrà sostenere per l'automobile danneggiata». Solidarietà è arrivata anche dal segretario del Pd Adele Pino che ha stigmatizzato come sia «inaccettabile che alcuni esponenti del centrodestra attacchino don Iannaccone perché colpevole, secondo loro, di aver osato solo pensare di ospitare dei profughi nelle vicinanze di una scuola elementare e di un campo sportivo frequentati da bambini». Una scelta, quella di aprire le porte ai migranti, che invece continua a non piacere alle forze di centrodestra. «Si ha la viva impressione - commenta Stefano Norbedo, capolista di Forza Muggia-Lista Dipiazza ed ex candidato sindaco -, che l'amministrazione di centrosinistra a Muggia finisca per farsi carico di tutto ciò che Trieste non vuole. E la vicenda profughi lo dimostra». 

 

Il silenzio di Crepaldi e l’hashtag su Twitter

da "Il Piccolo"
martedì, 25 ottobre 2016


Tra i tanti, “rumorosi” attestati di stima e affetto verso don Paolo, nella giornata di ieri ha rimbombato in realtà un unico, grande fragoroso silenzio: quello di Giampaolo Crepaldi. Il vescovo di Trieste non ha inviato infatti alcun messaggio di solidarietà a don Paolo Iannaccone: né una chiamata, né un sms, né tanto meno una mail. Un vuoto pesante quello incassato dal prete di Aquilinia, “spedito” dallo stesso Crepaldi meno di un mese fa a reggere le sorti della parrocchia di San Benedetto Abate. Una decisione presa dopo che don Paolo era stato per nove anni consecutivi il perno spirituale di Santa Teresa del Bambino Gesù in via Manzoni, a Trieste. Lo stesso Crepaldi, a sorpresa, aveva imposto a Iannaccone di fare il prete part-time, nella frazione muggesana: il vescovo, infatti, ha espressamente indicato a don Paolo di studiare e quindi di scegliere una facoltà universitaria di Teologia. Una richiesta che implicitamente significherà inevitabilmente a breve l’impossibilità di impegnarsi al cento per cento nei confronti della nuova comunità di fedeli. A confortare don Paolo è stato invece un altro vescovo, quello emerito di Trieste: Eugenio Ravignani (nella foto). L’ex vescovo del capoluogo regionale è stato tra i primissimi a esprimere tutta la propria vicinanza a don Iannaccone dopo quanto successo. Un attestato di stima, quello di Ravignani, che si somma a quello offerto - tra gli altri - da don Alex Cogliati, il parroco muggesano di San Matteo Apostolo a Zindis, il primo a coniare sul web l’hashtag “IostocondonPaolo”. (tosq.)

 

«Sentirsi appoggiati fa piacere ma la priorità non è la mia auto»

da "Il Piccolo"
martedì, 25 ottobre 2016


«Fermarmi io? Non ci penso proprio». Un po’ deluso dall'accaduto, ma estremamente carico com’è nella sua natura, don Paolo Iannaccone analizza con calma il clima che sta contraddistinguendo i suoi primi giorni di mandato nella chiesa San Benedetto Abate ad Aquilinia. «Ho ricevuto tantissima solidarietà da parte dei nuovi e dei vecchi parrocchiani. Fa piacere sempre ricevere degli attestati di stima, soprattutto in un momento delicato come questo. L'importante, però, è che non si focalizzi l'attenzione su di me ma sull’emergenza che dovremo andare ad affrontare, possibilmente tutti assieme», racconta Iannaccone che il prossimo 24 novembre compirà 50 anni. Un prete di strada, un prete battagliero don Paolo. Un prete che non si piega così facilmente: «All'inizio sono rimasto piuttosto deluso: terminare la messa, andare verso la propria automobile e vedersela danneggiata non fa certo piacere. Chi mi conosce bene sa però che ci vuole ben altro per fermarmi. E sia chiaro: non sono una persona ostinata. Anzi. Ma so di essere nel giusto. E spero che tutto il clamore sollevatosi in questi giorni possa essere utile per tornare a dialogare serenamente». Il prete che da sempre è in prima linea per ascoltare e aiutare le categorie più deboli e fragili - dai senzatetto agli omosessuali cristiani - evidenzia ancora una volta la necessità che l'accoglienza sia un valore, una risorsa: «Sono valori espressi chiaramente all'interno del Vangelo. Mi rendo conto che per certe persone è difficile accettare questi concetti. Io, come sempre, sono disponibile ad ascoltare tutti, anche chi è contrario a questa accoglienza. Insieme si possono trovare le soluzioni ottimali affinché quello che per molti è visto come un problema, diventi invece davvero una risorsa positiva. Per tutti». Iannaccone mette sul piatto due altre considerazioni importanti. «Innanzitutto ho visto che assieme agli preti muggesani stiamo facendo quadrato. E questo per me è fondamentale. Significa che si procede sullo stesso binario, e si va avanti, nonostante tutte le difficoltà che si possono incontrare durante il cammino». La seconda nota è il fulcro della questione. «Non voglio assolutamente che ci si concentri sulla mia auto. La partita è molto, molto più importante. Si sta parlando di dimostrare carità cristiana e un po’ di calore umano nei confronti di persone che provengono da zone molto disagiate che rimarranno qui per qualche settimana. Quanto alla data del loro arrivo, ancora non ci sono certezze. Stiamo attendendo il nulla osta dal ministero. La struttura che abbiamo allestito, comunque, è pressoché pronta».

 

La segnalazione alle forze dell’ordine e il successivo avvio delle indagini

da "Il Piccolo"
martedì, 25 ottobre 2016


«Non ho ancora fatto denuncia. Ma la farò presto». Don Paolo Iannaccone non ha ancora formalmente informato le forze dell’ordine del raid vandalico di cui è stato vittima domenica scorsa ad Aquilinia, e di cui “ha fatto le spese” il fanale della sua automobile. Un gesto compiuto presumibilmente, come ha spiegato lo stesso parroco triestino, proprio mentre al mattino stava officiando la messa nel luogo di culto della frazione muggesana. In tanti però, in queste ore, stanno facendo pressing sul sacerdote perché sporga denuncia, a cominciare dall’assessore alla Polizia comunale di Muggia, Stefano Decolle: «Ogni danneggiamento, che va al di là di un valore economico, va denunciato. È questa formula, la denuncia, che permette alle forze dell’ordine di aprire un’indagine e di avere la certezza che il diritto dato dal rapporto tra cittadino e Stato permetta a quest’ultimo di tutelare i beni personali dinanzi a danneggiamenti di terzi». Come peraltro già accaduto in passato l'assessore Decolle ha messo in evidenza come «mettere un commento su Facebook genera sì un sano dibattito pubblico, ma non offre la certezza del diritto». Presente alla messa di domenica mattina ad Aquilinia, Decolle, esprimendo tutta la sua solidarietà a don Iannacone, ha auspicato vivamente che i toni a Muggia si abbassino. (tosq.)

 

 

Raid sull’auto del prete che ospita i profughi
da "Il Piccolo"
lunedì, 24 ottobre 2016


Rotto un fanale della macchina del parroco di Aquilinia. «Vigliacchi, io vado avanti». Finora c’erano state solo proteste civili


di Riccardo Tosques
«Ritengo una azione barbara, vigliacca e testimone di profonda immaturità umana quella di chi ha ben pensato, probabilmente mentre celebravo Messa, di manifestare il suo dissenso verso l’avviata iniziativa emergenziale di accoglienza di profughi rompendo il fanale posteriore della mia vettura. Sono segnali intimidatori che fanno scaturire dal mio cuore una preghiera perché si abbassino i toni e ci si riappropri di un guizzo di civiltà». Don Paolo Iannaccone, il nuovo parroco di San Benedetto Abate, ad Aquilinia, ha denunciato sul web nel tardo pomeriggio di ieri un atto vandalico occorso alla sua automobile. Un gesto che secondo l’ex parroco della chiesa di via Manzoni a Trieste ha una chiara matrice: il dissenso per l’apertura dell’ex asilo delle suore canossiane di Aquilinia ai profughi. Tanti i messaggi di solidarietà giunti al parroco. «C’è tanta delusione, onestamente non mi era mai capitato prima un fatto del genere, però non mi fermo: si va avanti», ha commentato in serata don Paolo, che ha annunciato di non aver sporto denuncia. L’atto vandalico ai danni di don Iannaccone fa seguito ad un dissenso portato avanti in maniera forte ma con forma civica da parte di alcuni cittadini. Pochi giorni fa un gruppo di residenti aveva dato vita ad una petizione per dire “no” ai profughi ad Aquilinia. Il documento era stato presentato alla scuola elementare Loreti da Barbara Arzon, mamma di uno dei circa 80 alunni che frequentano l'istituto scolastico. La petizione, che verrà indirizzata al prefetto Porzio, al sindaco di Muggia Marzi, alla Diocesi di Trieste e al Consiglio comunale di Muggia, critica la scelta di utilizzare l’ex asilo delle canossiane, collocato «in un centro con forte densità abitativa, immediatamente vicino alla scuola Loreti, alle strutture sportive e alla chiesa, strutture frequentate da bambini dai sei anni in su». Sebbene sia riconosciuto che la struttura in questione risulti di proprietà privata, nello specifico della Diocesi di Trieste, per i firmatari la struttura è inserita in un ambito di «forte interesse pubblico e quindi di particolare impatto sull’abitato: non a caso la destinazione d’uso di questa struttura è sempre stata di asilo per l’infanzia e di dimora per le suore, trovandosi al suo interno anche una piccola cappella». Nella petizione si legge che i «bambini e minori sono i soggetti meno indicati da esporre a situazioni di turbativa della loro tranquillità, anche se solo potenziali. Nella zona risiedono inoltre molte famiglie di anziani verso i quali la preoccupazione sarebbe la stessa». I firmatari chiedono dunque «alle amministrazioni locali, alle istituzioni, alla Diocesi e al prefetto di Trieste di rivedere questa scelta e di trovar luoghi più idonei dove ospitare tali soggetti lontani da centri abitati e da luoghi frequentati da bambini e minori». Pronta la replica del sindaco muggesano Laura Marzi: «Il Comune è stato informato dal prefetto su una decisione già presa su una struttura privata. Io a mia volta ho informato immediatamente i cittadini, come da accordi, attraverso il web. Fermo restando che questa amministrazione comunale è favorevole al concetto di accoglienza diffusa, ribadiamo che quella di Aquilinia sarà una accoglienza temporanea e prettamente notturna, quindi, pressoché a impatto zero sui residenti». Su quanto accaduto a don Iannaccone, Marzi ha espresso la sua solidarietà al prete: «Arrivare a questo genere di intimidazioni significa aver toccato il livello più basso nemmeno concepibile. Sono vicina a don Paolo».

 

 

Rabuiese rivuole indietro la fermata del bus perduta
da "Il Piccolo"
domenica, 23 ottobre 2016


In 120 scrivono a Trieste Trasporti ed enti locali: «La sosta della linea 20 da Trieste dista più di mezzo chilometro dall’abitato. Fare a piedi quella strada è pericoloso»


di Riccardo Tosques
Ripristinare la fermata della linea 20 a Rabuiese anche nel tragitto Trieste-Muggia. Questa la richiesta espressa formalmente da 120 residenti che hanno sottoscritto una petizione indirizzata a vari enti a cominciare dalla Trieste Trasporti, dalla Provincia e dal Comune di Muggia. Adriana Maglica, tra i capofirmatari del documento, racconta le ragioni dei cittadini: «Oltre 100 famiglie devono affrontare quotidianamente il disagio di un percorso a piedi di 500 e più metri lungo il ciglio della strada, peraltro scarsamente illuminata. Senza polemiche, ma con fermezza, chiediamo che si ripristini la fermata di una volta». La situazione attuale vede infatti la “linea 20-deviata Farnei” fermarsi a Rabuiese solamente nel senso di marcia Muggia-Trieste. Eppure otto anni fa, prima dei lavori di sistemazione stradale della Grande viabilità delle Noghere, il tragitto prevedeva anche una fermata sul lato opposto dell’arteria stradale. Ora, invece, la sosta più vicina a Rabuiese è quella del centro commerciale Arcobaleno, vicino al supermercato Famila, distante a più di mezzo chilometro dall’abitato. «Il non fermarsi al rientro da Trieste crea numerosi disagi ai residenti e in special modo agli anziani che vanno a curarsi in città e ai ragazzi, circa una ventina, che vanno a scuola nel capoluogo: tutti sono costretti a camminare sul lato della strada recando pericolo a se stessi oltre che agli automobilisti», aggiunge Maglica. Ma qual è la difficoltà tecnica nel creare una fermata su un’arteria che peraltro viene già percorsa dallo stesso bus? «Ci sarebbero due soluzioni plausibili: o far svoltare il bus a sinistra, ma è stato lamentato un impedimento causa un guardrail, che però è stato recentemente spostato, oppure accostare a destra, creando una rientranza ad hoc, e posizionando delle strisce zebrate sull’asfalto per il passaggio dei pedoni», illustra meticolosamente Maglica. La situazione dei residenti della frazione di Rabuiese e le problematiche che si trovano quotidianamente ad affrontare sul piano dei collegamenti dei mezzi pubblici non sono nuove al Comune di Muggia. Dopo aver personalmente incontrato i cittadini della zona ed aver ascoltato le loro richieste, il vicesindaco Francesco Bussani ha fatto un sopralluogo nell’area. «La gestione del trasporto pubblico locale deve rispondere a diversi fattori di ordine tecnico e le scelte in materia non spettano in alcun modo a noi, ma questo non ci fa demordere nel proseguire a farci carico delle legittime istanze dei nostri cittadini e portarle avanti in tutte le sedi opportune affinché si possa congiuntamente arrivare, ove possibile, a dare risposte concrete», ha commentato Bussani. A prendersi carico delle istanze dei residenti di Rabuiese anche il consigliere comunale Andrea Mariucci, rappresentante di Forza Muggia-Dpm: «Il comune intento di cittadini, amministratori e parti politiche è quello di arrivare tutti ad una soluzione del problema ridando un servizio ai cittadini che qui risiedono. Auspichiamo che con l’apporto di tutte le istituzioni si possa finalmente dare una risposta positiva a questi cittadini».

 

 

Più lampioni a Chiampore e sulla “14”
da "Il Piccolo"
domenica, 23 ottobre 2016


Scatta a Muggia in due lotti il piano di miglioramento dell’illuminazione pubblica


Ampliamento dell’illuminazione pubblica in arrivo sul territorio muggesano. Nuovi interventi di manutenzione straordinaria andranno ad interessare, inizialmente, la località di Chiampore e la Strada provinciale 14 del Lazzaretto. «Saranno nuovi punti luce per garantire maggiore sicurezza ai residenti e agli utenti della viabilità», spiega l’assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani. «L’obiettivo - continua - è quello di intervenire, passo dopo passo, in tutte le zone che ad oggi sono ancora poco illuminate, tenendo conto anche delle segnalazioni dei cittadini. Il tutto per cercare di garantire una copertura della pubblica illuminazione sempre più efficace ed efficiente, aspetti indispensabili per contribuire alla sicurezza del territorio e per rendere la nostra Muggia più accogliente non solo per i cittadini ma anche per i turisti». Nello specifico, a Chiampore, a fronte di un costo di 9.540 euro, l’intervento prevede l’implementazione della rete esistente - il cui gestore è Enel Sole srl - con l’installazione di quattro nuovi punti luce con tecnologia a led, in conformità con le vigenti normative e in continuità con l’impianto preesistente. I nuovi punti luce verranno realizzati tra i civici 54/A e 56 e saranno in analogia con quelli presenti nella zona per omogeneità illuminotecnica ed estetica, secondo criteri progettuali che assicurino la razionalizzazione dei consumi. Prevista, poi, anche la realizzazione di nuovi punti luce lungo la Provinciale 14 a seguito dei recenti lavori di riqualificazione costiera. Un intervento di estensione della rete che in tal modo renderà fruibile in maggior sicurezza sia la viabilità che l'area ciclopedonalea. L’impianto verrà infatti collegato a quello già in opera lungo la viabilità costiera in corrispondenza del terrapieno Acquario e gestito da AcegasApsAmga. «Nessun ulteriore onere di allacciamento per l’ente, che per questo intervento ha visto preventivare un importo di 46.755 euro per oltre 30 punti luce», ricorda Bussani. Ma molti sono gli interventi che l’amministrazione Marzi progetta per il futuro. Fra questi l’integrazione dell’illuminazione anche all’altezza della basilica di Muggia Vecchia e in alcune aree più periferiche.

 

 

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di sabato 22 ottobre 2016

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di venerdì 21 ottobre 2016

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di giovedì 20 ottobre 2016

 

 

Un centro per i minori in fuga dalle guerre

da "Il Piccolo"
mercoledì, 19 ottobre 2016

 

La struttura d’accoglienza riservata ai giovani migranti senza parenti verrà ricavata a Muggia nell’ex caserma di Lazzaretto

di Riccardo Tosques

Riservare l'ex caserma di Lazzaretto ai profughi minori non accompagnati e creare un sistema di accoglienza diffusa sul resto del territorio muggesano. Queste le ultimissime indicazioni fornite dal prefetto Annapaola Porzio al sindaco rivierasco Laura Marzi e ad alcuni rappresentanti del Comitato civico emergenza profughi di Muggia durante un incontro avvenuto in prefettura a Trieste. La notizia è stata diffusa dal primo cittadino muggesano che ha fornito un breve resoconto dell'incontro. Il punto più interessante riguarda la notizia della possibile presenza dei profughi di guerra di minore età riuniti tutti all'interno di una stessa struttura: «Il Prefetto, sposando la nostra visione di accoglienza diffusa, ha evidenziato la sua intenzione di utilizzare la caserma di Lazzaretto con altre finalità, non ultima quella dell'accoglienza dei minori non accompagnati». Una proposta che per la prima volta è stata avanzata ufficialmente da parte della Prefettura, e che potrebbe dunque ripercuotersi sui profughi di minore età già presenti a Trieste. Per quanto riguarda il numero degli ospiti, l'accoglimento non dovrebbe superare le trentacinque unità. Le tempistiche di insediamento non sono invece ancora note anche perché l'edificio non è ancora pronto: la struttura, al centro di un'opera di ristrutturazione per 435mila euro, da diverse settimane non è più interessata da lavori, pare per problemi legati all'allacciamento alla fognatura. Fino all'incontro tra Marzi e il Comitato civico - quest'ultimo ha sempre espresso la propria contrarietà all'accoglienza dei profughi all'interno dell'ex caserma della Polizia - la struttura era stata indicata come il luogo prescelto per ospitare i profughi di guerra di maggiore età. Durante l'incontro Marzi ha ribadito alla Porzio «l'inadeguatezza» della caserma per ospitare i circa trentina immigrati, «da un lato per l'isolamento della struttura, anche per quanto riguarda gli scarni collegamenti attraverso i trasporti pubblici con il resto del territorio, dall'altro invece per la sua stretta vicinanza ad alcune case di civile abitazione». Onde evitare fraintendimenti il sindaco muggesano ha poi puntualizzato che «l'accoglienza è sentita come un obbligo morale, che non deve essere ridotta ad un confinamento ghettizzante». Da qui l'appoggio di Marzi all'accoglienza diffusa dei richiedenti asilo su tutto il territorio muggesano. Negativa invece la reazione del Comitato civico. «Appoggiare lo Sprar (il Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ndr) è un compromesso forzato fra le esigenze e imposizioni dello Stato e la possibilità di rendere quanto più accettabile e sostenibile la presenza degli ospiti sul territorio, evitando situazioni di ghettizzazione». Il Comitato ha però anche espresso «assoluto disaccordo riguardo la proposta di utilizzare qualsiasi tipo di struttura in aggiunta all'accoglienza diffusa».

 

L’ospitalità - I parroci aprono ai richiedenti asilo le porte di canoniche e patronati

da "Il Piccolo"
mercoledì, 19 ottobre 2016

 

Il primo, tra un paio di giorni, sarà il nuovo parroco di Aquilinia, don Paolo Iannacone. Ma, a ruota, altri “colleghi” in servizio in alcune parrocchie di Trieste, faranno altrettanto. I sacerdoti della Diocesi cittadina si preparano ad aprire le porte di canoniche e patronati ai migranti in arrivo nel nostro territorio. Ad Aquilinia gli ospiti alloggeranno al primo piano dell’ex asilo delle suore canossiane. Saranno al massimo venti, molto probabilmente afghani. «Si tratta di una permanenza temporanea per affrontare una situazione di emergenza - puntualizza don Paolo Iannaccone, che ha manifestato al prefetto la propria disponibilità a fare la propria parte nella partita dell’accoglienza diffusa -. "Le persone, probabilmente afghani, rimarranno qui per due o tre settimane al massimo. Io ho dato la disponibilità perché i profughi avrebbero rischiato di rimanere all'addiaccio. Non so esattamente quanti saranno, non molti comunque», aggiunge don Paolo. Nonostante l'immediata disponibilità ci vorranno dei tempi tecnici per valutare le condizioni degli immobili. Dal regolare funzionamento del riscaldamento al reperimento di alcune brandine dove poter dormire. Gli immigrati risiederanno nell'ex canonica utilizzata dalle suore canossiane, struttura al primo piano dell'ex asilo, di proprietà della Diocesi di Trieste. In base a quanto comunicato ieri da don Paolo gli ospiti utilizzeranno la struttura alla notte, per dormirvi e per la prima colazione. «La stanza-dormitorio verrà chiusa, come da accordi con la Prefettura: poi gli ospiti si recheranno a Trieste, nelle strutture della Caritas e dell'Ics, attrezzate per l’accoglienza dei profughi», aggiunge don Paolo. La notizia ha scatenato subito una bagarre politica. «Siamo e rimarremo sempre contrari ad ogni forma di accoglienza. Prima gli italiani», tuona il capogruppo di Fratelli d'Italia di Muggia Nicola Delconte. Per il consigliere di Forza Muggia-DpM Andrea Mariucci la questione è un'altra: «Se arrivassero delle famiglie, Aquilinia le accoglierebbe con affetto enorme, ma sappiamo che non è così. Inoltre la struttura indicata si trova vicino alla scuola elementare e al centro sportivo. Rimarranno poco tempo? Sappiamo che in Italia non c'è niente di più definitivo del provvisorio». Roberta Vlahov, capogruppo di Obiettivo comune per Muggia, lamenta un vizio di forma: «Nella procedura della scelta della location non è stata, ancora una volta, ascoltata la voce dei cittadini. Ne prendiamo atto». Chiamata in causa il sindaco Laura Marzi ha voluto ringraziare don Paolo: «Condivido la scelta del parroco, che si è comportato come si dovrebbe sempre comportare un sacerdote, tenendo ben presente la morale dell'accoglienza delle persone provenienti da zone in cui vi sono delle situazioni pesantissime». Marzi ha rimarcato come si tratti di «una soluzione temporanea dovuta ad una emergenza in cui saranno ospitati al massimo dieci persone». Visto anche il polverone politico sollevato, don Paolo ha voluto fare una precisazione: «Il contatto che ho avuto con la Prefettura mi ha colpito, ho sentito l'umanità di un’istituzione che, in attesa dei tempi tecnici per un’accoglienza strutturata e convenzionale dei profughi, si preoccupava dell'emergenza nel tentativo di dare a queste persone un tetto dove dormire. L'alternativa era la strada». Ecco perché, conclude don Paolo, «confrontandomi con la Caritas diocesana e avendo la disponibilità dell'ex casa delle suore di Aquilinia, attualmente vuota, mi sono sentito in coscienza di aprire loro le porte per una sistemazione temporanea ed emergenziale, che sono sicuro farà bene non solo a questi nostri fratelli, ma anche a tutti coloro che incontreranno i loro volti e incroceranno le loro storie». (r.t.)

 


Rimangono in vigore i divieti sul rio Ospo

da "Il Piccolo"
mercoledì, 19 ottobre 2016

 

A Muggia gli effetti dell’ordinanza validi ancora per qualche giorno. Il Comune: «Presto le analisi»

 

In attesa che l’Arpa effettui una analisi delle acque, sul rio Ospo permarrà ancora per qualche giorno l’ordinanza sindacale che prevede una serie di divieti, tra i quali pescare e dar da mangiare agli animali. Rimane parzialmente off-limits dunque il torrente reduce quest’estate dalla presenza di botulino C, una tossina che ha provocato la moria di una trentina di germani reali e di diversi baby-cigni. Richiamando la comunicazione dell’Asuits - Servizio sanità animale, Igiene degli allevamenti e delle Produzioni zootecniche, il Comune di Muggia aveva disposto un’ordinanza la cui validità sarebbe terminata quando le condizioni climatiche, ossia le temperature elevate e lo scarso ricambio delle acque nel rio Ospo, avrebbero scongiurato l’allora elevato rischio di sviluppo di Clostridium Botulinum con conseguente presenza di neurotossine botuliniche negli animali acquatici e in quelli che su di essi basano il loro ciclo alimentare. «Per quanto sia evidente che negli ultimi giorni le temperature siano cambiate - fa sapere l’assessore all’Ambiente Laura Litteri - a titolo puramente precauzionale si è ritenuto di non revocare l’ordinanza sino all’effettivo inizio della stagione autunnale. Sono solo pochi giorni, che presenteranno però delle condizioni climatiche più stabilizzanti per quanto riguarda la situazione dell’area interessata». Temperature più basse e ricambio delle acque più significativo, infatti, sono gli elementi per scongiurare il rischio di sviluppo del germe. La questione è stata affrontata anche dal punto di vista politico da parte di Roberta Vlahov (Obiettivo comune per Muggia) e Giulio Ferluga (Lega Nord), i quali, attraverso un’interrogazione, hanno chiesto al sindaco Laura Marzi di avere una «esaustiva relazione di quanto emerso dalle analisi, impegnandosi a tracciare, di concerto con chi di dovere, una linea di successivi riscontri sulla qualità delle acque del fiume di rio Ospo, per tutta la sua lunghezza, in cadenze regolari, in modo da monitorare lo stato di eventuali agenti inquinanti ed escludere un possibile reiterarsi della grave situazione». Sulle analisi dell’acqua dell’Ospo, l’assessore Litteri evidenzia come queste non siano ancora state effettuate: «Il Comune di Muggia si era attivato immediatamente contattando l’Arpa per un’analisi dell’acqua che, nel caso specifico, come confermato dall’Ente stesso, sarebbe però stata inutile in quella circostanza specifica. Superata l’emergenza e passata l’estate, con la ripresa delle condizioni climatiche basilari, si potrà procedere a un’azione di verifica dello stato delle acque». Intanto dall’Enpa di Trieste, la presidente Patrizia Bufo fa intendere che la situazione si sia finalmente normalizzata: «Dopo l’ordinanza emessa dal Comune abbiamo ricevuto ancora un paio di segnalazioni di germani ammalati. Poi basta. Non siamo stati più contattati e non mi risulta che siano stati segnalati ulteriori animali deceduti». (ri.to.)

 

BREVI

da "Il Piccolo"
mercoledì, 19 ottobre 2016

 

Tiro al piattello Fondi ai terremotati

Sabato 22 ottobre 2016 si svolgerà, presso il campo di tiro a volo a Muggia, la IV edizione di una gara di tiro al piattello a scopo benefico. Infatti il ricavato della giornata sarà interamente devoluto alla popolazione del Centro Italia colpita dalle devastazioni del terremoto del 24 agosto. L'iniziativa è promossa dalla Federcaccia, Sezione Provinciale della Venezia Giulia, con il supporto dei cacciatori e degli appassionati di tiro al piattello.

 

Sospensione idrica a Santa Barbara

Domani giovedì 20 ottobre dalle 8.30 alle 16 probabili sospensioni della fornitura idrica sarà sospesa la fornitura idrica ai punti di consegna nella zona vicina al confine sloveno da S. Barbara a Rio Storto: via S. Barbara dal civico 66 al 70, Località Piasò dal civico 10 al 16, via Mulini dal civico 40 fino al confine sloveno, tutta la via Crevatini, tutta la località Pisciolon, tutta la località Rio Storto .Al ripristino dell'erogazione idrica si raccomanda di far scorrere l'acqua per alcuni minuti finché si presenti limpida.

 

L’Ospo ritrova gli “amici”. I germani tornano a casa.
da "Il Piccolo"
martedì, 18 ottobre 2016

 

Epilogo a lieto fine per i pennuti liberati dai volontari dell’Enpa e recuperati in condizioni critiche dopo essere stati vittime del botulino killer

 

di Riccardo Tosques

Sono sopravvissuti alla moria che ha sterminato una trentina di loro simili e dopo tanta sofferenza hanno finalmente ritrovato la loro casa. Epilogo a lieto fine quello che ieri pomeriggio ha interessato quattro germani reali, liberati dai volontari della sezione triestina dell’Enpa presieduta da Patrizia Bufo. I quattro pennuti - due selvatici e due semidomestici - erano stati recuperati nell’agosto scorso in condizioni più che critiche essendo state vittime del botulino killer che quest’estate ha mietuto tante vittime tra questi splendidi uccelli acquatici. I quattro presentavano i segni di intossicazione che hanno contraddistinto per mesi i germani reali e qualche cigno dell’area del rio Ospo. Due pennuti erano stati recuperati dai volontari dell’Enpa su segnalazione da parte di alcune persone che avevano visto i due germani in difficoltà; gli altri due, invece, erano stati salvati direttamente in acqua da parte di due volontarie dell’Enpa che si trovavano al parco pubblico del rio Ospo durante alcune ore di relax al mare. I quattro uccelli erano stati presi in cura da parte di Marco Lapia, 29enne medico veterinario dell’Enpa specializzato in fauna selvatica. In tutto, i germani erano sei: altri due infatti erano già arrivati nella sede di via De Marchesetti, non riuscendo però a sfuggire alla morte. Gli altri quattro esemplari, essendo molto deboli, sono stati curati prima tramite una fluidoterapia e con un’alimentazione assistita, abbinata a una terapia antibiotica. L’esperienza dell’Enpa ha dato i suoi frutti e le cure offerte ai germani sono state più che positive: tutti i quattro esemplari sono sopravvissuti alla moria che ha spazzato via circa 30 germani reali in poco più di un mese. «Con il passare del tempo, grazie alle cure, gli uccelli hanno ripreso appetito e peso. Inizialmente abbiamo anche utilizzato una cura a base di detossificante. Prima li abbiamo curati all’interno della struttura; poi, una volta ristabilitisi, li abbiamo collocati all’interno di alcune voliere esterne con la presenza di una vasca in modo tale che potessero tenere sempre bagnato il loro piumaggio», racconta Lapia. «Da diverse settimane eravamo pronti per liberarli, ma abbiamo atteso un po’ per rilasciarli nel luogo in cui erano stati trovati», racconta la presidente dell’Enpa Trieste Patrizia Bufo. Fondamentalmente, onde evitare rischi simili a quelli già affrontati, i volontari hanno atteso l’abbassamento delle temperature in modo tale che la tossina del botulino fosse inattiva. «Con l’abbattimento termico il rischio di un nuovo contagio non c’è più - conferma Bufo - ecco quindi che abbiamo deciso di reintrodurre gli animali nel loro habitat naturale». Gli uccelli sono stati trasportati su un furgoncino da via De Marchesetti sino al parco pubblico del rio Ospo all’interno di quattro gabbiette. Arrivati in prossimità dell’acqua, i volontari dell’Enpa hanno aperto le gabbie. Tre germani sono volati a una cinquantina di metri; il quarto, invece, ha atteso qualche minuto prima di seguire i suoi compagni. Soddisfatto dell’epilogo di questa storia il vicesindaco di Muggia Francesco Bussani, presente ieri al parco di rio Ospo assieme anche a Dario Parisini, presidente della cooperativa sociale Querciambiente, che fa parte del consorzio che gestisce il parco pubblico. «Siamo felici che i quattro germani reali siano stati liberati - ha sentenziato Bussani - ora attendiamo di capire come poterci comportare per evitare ulteriori situazioni simili».

 

Il Comune vara il restyling del capannone dei carri
da "Il Piccolo"
lunedì, 17 ottobre 2016


Stanziati quasi 110mila euro per i lavori ai serramenti dell’edificio di via Trieste. L’intervento sugli storici locali usati dalle compagnie era atteso da anni.


di Riccardo Tosques
Rifacimento del look in vista per i magazzini comunali muggesani di via di Trieste. Gli storici locali siti al numero civico 8, utilizzati dalle otto compagnie del carnevale rivierasco e da tempo al centro di una richiesta di riqualificazione da parte dell’Associazione delle compagnie, saranno oggetto di una manutenzione straordinaria finanziata dal Comune di Muggia. L’amministrazione Marzi ha deciso di investire quasi 110mila euro per un lavoro che soprattutto negli ultimi anni si era reso assolutamente necessario. Entusiasta il presidente dell’Associazione delle compagnie del carnevale muggesano Mario Vascotto: «Quando il sindaco Marzi è stata eletta nello scorso giugno, la prima cosa che le ho chiesto di fare a nome dell’associazione era di mettere mano ai serramenti oramai obsoleti e difficilmente utilizzabili. Sono estremamente felice che in così poco tempo la mia, anzi, la nostra richiesta abbia avuto una risposta». Con una determina comunale è stata dunque indetta una procedura negoziata senza pubblicazione di avviso pubblico per i lavori di manutenzione straordinaria al piano terra dei magazzini comunali di via di Trieste 8, consistente nella sostituzione dei serramenti. L’importo complessivo è di 90mila euro, iva esclusa - per lavori a base di gara di cui 5mila per oneri della sicurezza non soggetti a ribasso e 23mila per il costo della manodopera non soggetto a ribasso - corrispondenti quindi a 109mila 800 euro. Nello specifico i lavori interesseranno i portoni esterni dell’edificio, adibito a magazzino utilizzato dalle centinaia e centinaia di muggesani appartenenti alle otto compagnie carnascialesche della cittadina rivierasca, ossia Bellezze Naturali, Bora, Brivido, Bulli e Pupe, Lampo, Mandrioi, Ongia e Trottola. «Negli anni i portoni sono diventati sempre più difficili da utilizzare, motivo per cui il presidente Vascotto ha chiesto un intervento all’amministrazione comunale: come noto in seguito alle elezioni per il rinnovo delle cariche comunali ci siamo ritrovati inizialmente senza bilancio, fattore che ha frenato un rapido intervento, ora che però siamo in piena attività abbiamo trovato il denaro per questo necessario intervento partendo dunque con l’iter per i lavori», racconta l’assessore al Carnevale di Muggia Stefano Decolle. Quali le tempistiche previste? Il numero tre della giunta Marzi è fiducioso: «Sperando non vi siano intoppi sono sicuro che riusciremo a rimettere a nuovo i serramenti entro l’inizio della prossima edizione del nostro amato Carnevale». Intanto Decolle preannuncia un’altra novità in arrivo: il nuovo bando di gara per la gestione delle prossime edizioni del Carnevale invernale ed estivo. L’affidamento esterno alla Flash srl di Vincenzo Rovinelli è infatti scaduto. Dopo l’ottima sinergia tra ente pubblico - Comune - ed ente privato - la Flash per l’appunto - l’intenzione dell’amministrazione Marzi è quella di proseguire su questo trend. «Ricordo ancora le perplessità che sorsero quando durante l’amministrazione precedente decidemmo di proporre questo bando, affidando parte della gestione degli eventi a un soggetto privato», puntualizza l’assessore. «Quelle perplessità direi che oramai fanno parte del passato - conclude Decolle - visto che abbiamo dimostrato che un soggetto privato e le compagnie del Carnevale, con la supervisione del Comune, possono produrre un prodotto di elevata qualità».

 

E la Regione lancia il “progetto Carnevale”
da "Il Piccolo"
lunedì, 17 ottobre 2016


Panariti incontra Marzi e suggerisce di avviare un percorso formativo legato all’artigianato artistico


«Attivare un percorso formativo e lavorativo improntato all’artigianato artistico per valorizzare il patrimonio culturale esistente sul territorio, innestando in questo progetto, nel caso di Muggia, anche il tema del Carnevale». È la proposta che l’assessore regionale al Lavoro e all’Istruzione del Friuli Venezia Giulia Loredana Panariti ha formulato nel corso del recente incontro svoltosi a Muggia con il sindaco Laura Marzi e l’assessore comunale all’Istruzione Luca Gandini. Come ha spiegato la stessa Panariti, la Regione è in procinto di sottoscrivere con la Soprintendenza un protocollo che prevede anche la possibilità, nella parte afferente ai musei e al patrimonio artistico, di attivare dei tirocini riservati a neo laureati per la realizzazione di specifici progetti. Ma sarà il Comune stesso ad individuare gli obiettivi dei piani di recupero artistico, potendo contare su dei percorsi formativi finalizzati a creare competenze e nuove professionalità. «La sollecitazione che diamo ai Comuni - ha sottolineato Panariti - è quella di andare in questa direzione: presentare dei progetti per valorizzare il patrimonio artistico e culturale del territorio, con l’opportunità di rafforzare la formazione e creare nuovi spazi di occupazione». Durante l’incontro un altro tema affrontato è stato quello relativo al servizio erogato dai Centri per l’impiego «con i quali - ha spiegato Panariti - è importante che ci sia un filo diretto per quanto riguarda le attività connesse al Patto di inclusione, in maniera tale che i Comuni più piccoli possano trovare spazio e ascolto». L’assessore ha ricordato inoltre che l’amministrazione regionale ha provveduto ad inserire anche i Comuni, in partnership con le associazioni, fra i soggetti titolati alla presentazione dei cosiddetti bandi a sportello, come ad esempio quello dedicato alla giornata contro la violenza sulle donne. Panariti ha poi rassicurato il sindaco Marzi sulla continuità del progetto Si.Con.Te, specificatamente nella parte relativa alla cura degli anziani, spiegando che alla luce della nuova normativa in materia di lavoro è in atto un adeguamento della contrattualistica riguardante gli operatori. Il sindaco Marzi ha quindi accompagnato l’assessore regionale in una serie di sopralluoghi alla scuola elementare in lingua slovena “Albin Bubnic”, all’Istituto comprensivo Giovanni Lucio e alla nuova biblioteca inaugurata lo scorso aprile.

 

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Il “sì” di Maura e Roberta in Municipio a Muggia
da "Il Piccolo"
sabato, 15 ottobre 2016


Oggi la celebrazione della prima unione civile nella sala del Consiglio comunale. Ad assistere alla cerimonia anche le figlie grandi e i nipoti di una delle spose.

Le due donne pensavano di sposarsi a Trieste ma la linea della giunta Dipiazza e il niet alla sala matrimoniale le hanno spinte a cambiare idea.

 

di Riccardo Tosques
«Sono molto emozionata, parecchio nervosa, leggermente in ansia. Non dovrei esserlo alla mia età, ma quando stai per realizzare un sogno atteso da 18 anni... Speriamo solo che non mi vengano “le farfalle nello stomaco” al momento fatidico». A parlare così è Maura che, oggi, dirà “sì” di fronte alla persona che ama e con cui convive da quasi una vita: nella sala del Consiglio di Muggia, alle 10.30, la triestina Maura si unirà civilmente con la muggesana Roberta. Una storia d’amore iniziata diciotto anni fa, quando Maura, allora 44 anni, separata dal marito e madre di due bambine, conosce Roberta, di 15 anni più giovane di lei. Il «destino», come ama dire Maura, fa scoccare tra le due donne un’inattesa scintilla, che si tramuta ben presto in amore. Roberta lavora alla cooperativa Franco Basaglia; pochi mesi dopo Maura, che prima lavorava a Cattinara, la segue. Le due donne si occupano tutt’oggi della pulizia dei Distretti sanitari di Trieste e di altri edifici. La relazione, non senza qualche titubanza, viene ufficializzata alle rispettive famiglie. «Dobbiamo dire che siamo state piuttosto fortunate, perché a differenza di altri casi, i nostri cari hanno accettato la nostra scelta e i nostri sentimenti, supportandoci anche per un semplice motivo: eravamo e siamo felici», racconta Maura, oggi 62enne. Se Roberta è nubile e senza figli, Maura come detto ha alle spalle un percorso diverso. Si è sposata con un uomo, da cui ha avuto due figlie, e da cui ha deciso poi di separarsi. «Le mie due figlie, che adesso hanno 34 e 38 anni, mi sono sempre state vicine. E così anche i miei due nipoti di 13 e 7 anni», racconta con gioia Maura. A Trieste non hanno mai dovuto fare i conti con episodi di discriminazioni o mancanze di rispetto? «No, fortunatamente no. Almeno per quanto riguarda le sfere dei nostri rapporti personali e di lavoro, nessuno ci ha mai criticato o manifestato disappunto», spiega Maura. Purtroppo le due donne, in alcuni momenti, hanno dovuto nascondere la loro relazione. In ospedale, ad esempio, hanno dovuto raccontare qualche bugia: «Quando mi hanno ricoverata, in passato, Roberta si è finta una mia parente - mia sorella il più delle volte -, per riuscire a venirmi a trovare. Posso dire, visto che lo abbiamo provato sulla nostra pelle, che creare sotterfugi per poter stare assieme o comunque semplicemente per vedersi, fa davvero male. Soprattutto in una situazione poco piacevole come può essere il ricovero in un ospedale». La decisione di unirsi civilmente, cullata da quasi vent'anni, è stata presa pochissimi giorni dopo l’approvazione della legge Cirinnà. «A giugno ci siamo dette che non avremmo atteso un minuto di più - ricorda Maura - solo che, visto quanto stava accadendo con le elezioni a Trieste, abbiamo intuito da subito che la nostra meta non sarebbe stata piazza Unità». Di qui la scelta di spostarsi nella vicina Muggia - peraltro luogo di residenza di Roberta -, cittadina nella quale l'amministrazione guidata da Laura Marzi ha da subito espresso il proprio sì alla celebrazione delle unioni civili. «A Muggia siamo state accolte a braccia aperte da un sindaco fantastico. Domani (oggi, ndr) ci uniremo nella sala del Consiglio comunale, con un sindaco che ci ha espresso tutta la gioia per questa nostra decisione. A Trieste avremmo dovuto stare in una saletta di serie B con qualcuno costretto solo per dovere a far rispettare la legge».

 

Il sindaco
«Renderò felici delle persone applicando solo la legge»
«Entrerò nella storia per aver celebrato la prima unione civile a Muggia? Ne sono lusingata, ma per me è una cosa talmente naturale che nemmeno ci sto facendo caso». Alla vigilia della sua prima unione civile, il sindaco di Muggia Laura Marzi è felice. «Sono soddisfatta perché, applicando semplicemente la legge, renderò felice due persone che da quasi vent'anni attendevano questo giorno», racconta il primo cittadino in quota Sel. Marzi pubblicamente aveva già espresso la propria opinione favorevole sulle unioni civili. La presa di posizione più chiara risale all'agosto scorso, quando, in antitesi alla querelle sorta a Trieste con la decisione della giunta Dipiazza di assegnare la sala divorzi per la celebrazione delle unioni civili e il diniego personale da parte del vicesindaco Pierpaolo Roberti di celebrarle, il sindaco rivierasco parlò espressamente di una Muggia «aperta e contro la cultura dell'odio e della discriminazione». Tornando a Maura e Roberta, la cerimonia di oggi si svolgerà nella sala del Consiglio comunale, ossia il luogo in cui si celebrano i matrimoni civili. «Non era minimamente in discussione la disponibilità di questa sala- puntualizza Marzi - e tuttora rimango stupita dal fatto che tante persone, sia cittadini privati che persone pubbliche, mi stiano ringraziando per la mia posizione su questo argomento. D'altronde chi mi conosce sa che questo rispecchia molto semplicemente il mio pensiero». Intanto è emerso che la decisione di Maura e Roberta sarà presto imitata da almeno altre due coppie. «Il prossimo sabato celebreremo un'altra unione civile, tra due donne. Un'altra coppia di uomini invece ha appena iniziato l'iter burocratico», conferma Marzi. Muggia dunque calamita per le unioni civili di “serie A”? «Per me quello che stiamo facendo nella mia cittadina è del tutto normale - conclude il sindaco - e onestamente non credo che sia un gesto come questo a fare la differenza, ma l'impegno che quotidianamente dovrebbe essere speso da tutti per educare alla differenza e alla convivenza»

 

 

Nuova asta da 9 milioni su Porto San Rocco Srl

da "Il Piccolo"
venerdì, 14 ottobre 2016

 

Arriva l’ennesimo ribasso. Le offerte vanno presentate entro il 27 ottobre In ballo 305 unità immobiliari di cui 117 fra abitazioni e alloggi turistici

 

di Riccardo Tosques Esattamente 9 milioni 491mila 439 euro. È questo il prezzo base della vendita all’asta della Porto San Rocco Srl, la società incaricata della vendita e dell’affitto degli appartamenti della località muggesana di Porto San Rocco. La procedura della messa in liquidazione della Srl - da non confondere con la Porto San Rocco Spa, l’azienda tuttora operativa che si occupa della gestione del porto turistico muggesano, proprietaria dell’hotel, della sala congressi, del ristorante, della piscina, del fitness e di alcuni negozi - è stata attivata mediante una raccolta di offerte private che dovranno essere consegnate entro il prossimo 27 ottobre. Patrimonio Sito in località Porto San Rocco, frazione del comune di Muggia, il compendio immobiliare messo in vendita in seguito al fallimento della Porto San Rocco Srl consta di 305 unità immobiliari: 117 sono adibite a civile abitazione-alloggi turistici, 11 i locali commerciali, 22 le cantine, 152 i posti auto coperti e tre quelli scoperti. Le unità immobiliari sono dislocate in 13 Umi, le Unità minime di intervento, ripartite in sette condomini. Rispetto alla cifra totale richiesta, 7 milioni 767mila 837,86 euro sono riferiti alle unità immobiliari abitative-alloggi turistici, mentre la cifra di 1 milione 708mila 602,13 euro si riferisce alle porzioni immobiliari non abitative. I restanti 15mila euro riguardano gli arredi esistenti in parte degli appartamenti. Ribasso Dopo tre aste andate completamente deserte, questo sarà quasi sicuramente l’ultimo tentativo d’asta per il fallimento della Porto San Rocco Srl. La stima di partenza del patrimonio era pari esattamente a 15 milioni 225mila euro, cifra poi scesa a 13 milioni 183mila euro nel secondo tentativo del 25 maggio e abbassata ulteriormente nell’asta del 21 luglio a 11 milioni 864mila euro. Ora il prezzo messo sul tavolo è di 9 milioni 491mila 439 euro. Questa, dunque l’ultima chance, poiché la base d’asta difficilmente sarà ulteriormente ribassata. Creditori Sono quattro i creditori muniti di privilegio: il Banco Popolare Società Cooperativa, la Banca Nazionale del Lavoro Spa, il Comune di Muggia e il Supercondominio complesso di Porto San Rocco, ossia l’ente gestore delle aree comuni del comprensorio. La cifra totale dei crediti non è stata resa nota. Di sicuro il Comune di Muggia vanta un credito di 625mila euro. La Porto San Rocco Srl ha infatti omesso di versare al Comune rivierasco, durante l’amministrazione Nesladek, l’Ici dovuta per il 2010 e il 2011, l’Imu del 2012, 2013 e 2014, nonché la Tasi del 2014. Il totale di quasi 625mila euro è comprensivo, peraltro, della sanzione amministrativa e degli interessi legali maturati, così come risultante dai sei avvisi di accertamento notificati dal Comune alla società fallita. Avvocato «Ci vuole un imprenditore con un piano industriale per rilanciare gli immobili della zona e allo stesso tempo per tutelare i proprietari degli altri immobili esistenti». Questo il pensiero di Paolo D’Agostini, l’avvocato romano che sta curando il fallimento della Porto San Rocco Srl. «Questa potrebbe essere l’ultima asta - ha aggiunto il curatore - visto che alcune banche creditrici hanno chiesto di poter riprendere la procedura di fronte al giudice». Buste Le offerte, in busta chiusa, dovranno essere presentate allo studio del notaio Alfonso Colucci, a Roma, con allegato l’assegno circolare comprensivo del 10% della somma offerta. L’assegno dovrà essere intestato all’avvocato Paolo D’Agostini, curatore fallimentare della Porto San Rocco Srl. La procedura della messa in liquidazione della Srl si chiuderà alle 11 di giovedì 27 ottobre. Già un’ora più tardi vi sarà l’apertura delle buste: nel caso in cui fossero depositate più buste contenenti l’offerta per l’acquisto, avrà immediatamente luogo la gara fra gli offerenti con offerta minima in aumento di 100mila euro. Per un’ulteriore esame della documentazione sul fallimento, gli interessati potranno accedere al sito della procedura www.fallportosanrocco.it. 

 

La genesi del progetto risale all’era Bordon

da "Il Piccolo"
venerdì, 14 ottobre 2016

 

Il 30 giugno 2001 la nascita ufficiale dell’insediamento dopo il forte impulso impresso da Dipiazza

 

È il 30 giugno 2001 quando, dopo esattamente vent’anni di attesa, nasce a Muggia un nuovo insediamento di case con tanto di marina: Porto San Rocco. Solo sei giorni prima Roberto Dipiazza, ex primo cittadino rivierasco, viene eletto per la prima volta sindaco di Trieste. A Muggia, al suo posto, subentra Lorenzo Gasperini. Dipiazza, che tuttora ricorda con piacere sul proprio sito web la realizzazione di quel progetto visto come trampolino di rilancio turistico per Muggia, porta a compimento un progetto che trae la sua genesi dai primi anni Ottanta, quando all’epoca l’amministrazione comunale rivierasca era guidata da un giovane sindaco - il più giovane d’Italia - in quota al Partito comunista italiano: Willer Bordon. Il 20 giugno 1981 la società Muja Turistica Spa presenta un progetto di lottizzazione per “la realizzazione di un porto nautico ed attività turistiche ricettive interessanti l’ex cantiere navale di San Rocco”, poi approvato dal Consiglio comunale il 23 marzo 1985 con le successive varianti. Il Piano di lottizzazione e i conseguenti atti abilitativi rilasciati prevedevano “la realizzazione di un Porto nautico e degli insediamenti ricettivi turistici in forma di strutture ricettivo alberghiere e residence”. Sino al 1997 l’area predestinata alla nascita del nuovo comprensorio è però completamente abbandonata a se stessa nonché fortemente inquinata. Grazie a una accelerata alle opere di bonifica - fortemente contestate da associazioni ambientaliste con tanto di indagini conclusesi in un nulla di fatto solamente nel giugno dello scorso anno - il 30 giugno 2001 viene inaugurato anche un porto che attualmente offre 546 ormeggi per imbarcazioni fino a 60 metri, con posti fissi in banchina per le barche più grandi, e pontili galleggianti per imbarcazioni sotto i 15 metri. Al marina si affianca un complesso turistico-residenziale pedonale, con circa 350 alloggi, inserito nel paesaggio circostante, realizzato su progetto dell’architetto Luigi Vietti, con “colori caldi e pietra arenaria per ricreare l’atmosfera di un tradizionale villaggio marinaro”. Le aree interne sono tutte pedonali grazie al garage interrato con circa 570 posti auto. Il progetto di Porto San Rocco non riesce però a prendere piede come sperato per quanto riguarda in particolar modo la vendita delle abitazioni. La Porto San Rocco Srl, che si occupa dell’affitto e della vendite degli appartamenti, fallisce nel 2015 e viene messa in liquidazione. Intanto, il Comune di Muggia, tramite la Variante sostanziale 31 al Piano regolatore entrata in vigore il 30 giugno scorso, conferma la destinazione ricettiva turistica del complesso e prescrive che gli interventi ammessi siano quelli relativi “alle sole opere di manutenzione ordinaria, straordinaria e di risanamento conservativo”, escludendo la costruzione dei due edifici previsti dal Piano di lottizzazione e mai realizzati. (ri.to.)

 

 

«Appartamenti deprezzati. Il borgo deve rinascere»

da "Il Piccolo"
venerdì, 14 ottobre 2016

 

Residenti e commercianti concordi sugli effetti negativi delle passate gestioni

«Ci era stato detto che saremmo diventati la Porto Cervo dell’Adriatico»

 

di Benedetta Moro «Abbiamo comprato l’appartamento in un posto residenziale, che ci è stato venduto come un luogo esclusivo, cosa che nel tempo è andata scemando a causa di questo fallimento del gruppo San Rocco srl che aveva comprato 117 appartamenti», riflettono i residenti. Una iella insomma è piombata lentamente sui tetti di quello che sarebbe dovuto essere uno dei gioielli turistici di Trieste. Porto San Rocco doveva essere la “Porto Cervo dell’Adriatico”. Ma così, da quanto dicono alcuni dei residenti, non è stato. Colpa della «San Rocco srl che è fallita». E anche i negozi stentano ad andare avanti, la maggior parte sono sfitti o semplicemente usano le vetrine come esposizione. Solo chi è in affitto d’estate, o chi ha preso la casa per sei mesi, vede solo i lati positivi. Barbara Cavlovic, appena trasferitasi dalla Croazia, qui per alcuni mesi: «Qui sembra un hotel a cinque stelle e, avendo un contratto turistico, non devo dare informazioni sul mio lavoro». Una signora, che preferisce mantenere l’anonimato, e che abita nella zona degli edifici residenziali, punta il dito per l’attuale decadimento del borgo anche sui precedenti amministratori che «non sono riusciti a investire nelle spese di manutenzione per l’inadempienza della San Rocco srl». «Un’oasi, nulla da dire, qui si sta bene - commenta un altro proprietario di casa che ha comprato il suo bilocale con affacci sul mare 12 anni fa - però il fallimento della San Rocco srl ha fatto scendere il valore dei nostri appartamenti del 30%, su cui una piccola percentuale ha influito anche il mercato immobiliare». A ribadire la stessa tesi è anche Rita Ravalico Fenzi, che dal 2000 vi trascorre tutte le estati, e che aggiunge alcuni dettagli. «All’inizio il progetto del Vietti era spettacoloso - dice - comunque l'hanno realizzato bene, ma all’inizio ha pesato notevolmente la crisi del mercato tedesco, cui era destinato l’investimento. L’invenduto è stato ceduto dalla San Rocco spa a delle società immobiliari che non hanno poi raggiunto lo scopo sociale di incrementare il valore immobiliare, vendere, affittare pur in ambito turistico-residenziale. La peggiore di queste società è stata la Porto San Rocco srl, fallita nel febbraio del 2015, che ci ha “regalato” un debito di circa 420mila euro per spese condominiali non pagate e che mai recupereremo. È implicito che senza questi mezzi non si sono potute fare le manutenzioni per tenere il borgo al livello esclusivo qual era, complici anche gli amministratori che si sono succeduti. Comunque questo fallimento ci ha consentito di instaurare un rapporto costruttivo con la Porto San Rocco spa, che è il condomino di maggior peso - continua -. Personalmente confido che questa società si aggiudichi l’asta affinchè possa rilanciare il borgo e presentarsi in modo esclusivo all’appuntamento importante del campionato mondiale di vela, l’Rc, che si svolgerà a Porto San Rocco il prossimo anno». Un’altra voce nel coro, questa volta dei negozianti, è di Simone Pasianotto, proprietario del negozio di arredamento Continuità . «Non c’era passaggio di gente e quindi siamo andati via. Porto San Rocco è un bel posto, ma ha bisogno di pubblicità, investimenti in iniziative per attirare il pubblico». Stessa osservazione per un altro negozio, che resiste dal 2002, TriesteSport: «Ora confidiamo nelle nuove idee che ha Marco Pacini, il nuovo amministratore di tutti i condomini del borgo». «Vogliamo creare un'associazione commerciale, appuntamenti fissi per attrarre il pubblico - afferma Pacini - Porto San Rocco ha voglia assolutamente di rinascere. Stiamo lavorando con un gruppo di condomini che si sono attivati per far rifiorire il borgo. Poi se il 27 ottobre qualcuno di intelligente avrà un progetto che s’inserisce in questo ambito, sarebbe perfetto. Anche il sindaco Marzi vuole che San Rocco diventi un punto di riferimento». 

 

Palpeggia un ragazzino sul bus, arrestato

da "Il Piccolo"
venerdì, 14 ottobre 2016

 

Ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale un uomo di 59 anni con precedenti analoghi sempre a danno di minori

 

di Corrado Barbacini Si chiama Dario D’Italia, 59 anni, residente a Muggia. È finito agli arresti domiciliari per aver insidiato un ragazzino di 13 anni che viaggiava sul bus della linea 20. In sostanza, lo ha palpeggiato. L’uomo è accusato di violenza sessuale, perché il Codice non distingue tra i palpeggiamenti e la violenza vera e propria. Rischia una condanna a non meno di tre anni di reclusione. L’uomo è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia domiciliare del gip Giorgio Nicoli emessa su richiesta del pm Pietro Montrone, il magistrato titolare del fascicolo. Ad arrestarlo sono stati gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Procura che l’altra sera lo hanno raggiunto nella sua abitazione. Comparirà nei prossimi giorni davanti al gip Nicoli per l’interrogatorio di garanzia. È difeso dall’avvocato Gianluca Brizzi. L’episodio all’origine dell’arresto porta la data dello scorso 30 settembre. D’Italia - secondo l’accusa - aveva avvicinato il ragazzino che era sul mezzo della Trieste Trasporti e stava tornando a casa. Nel bus c’erano solo loro due oltre al guidatore. Il ragazzino era in piedi e all’improvviso, quando meno se lo aspettava, l’altro lo aveva raggiunto. Così, dopo avergli chiesto insistentemente se voleva andare a fare un giro con lui, che gli avrebbe offerto un gelato, lo aveva improvvisamente abbracciato cercando di toccarlo nelle parti intime. Il giovane incredulo e spaventato dell’accaduto si era fiondato sconvolto dal conducente del bus e lo aveva avvisato di quello che stava accadendo e gli aveva chiesto aiuto. Così l’autista aveva immediatamente bloccato il mezzo e aveva chiesto l’intervento di una pattuglia della Squadra volante. Nel frattempo aveva contattato la sala operativa della Trieste Trasporti. In breve erano arrivati i poliziotti. Dario D’Italia era rimasto nel bus. Non aveva nemmeno tentato di scappare. Poi gli agenti avevano ricostruito l’accaduto ascoltando sia la testimonianza del ragazzino che quella del conducente e quindi avevano accompagnato in Questura l’uomo accusato di aver palpeggiato il minorenne, mentre la vittima dell’episodio disgustoso era stata poi presa in consegna dai genitori, chiamati dalla polizia. Dagli accertamenti, come rileva il giudice Nicoli nell’ordinanza di custodia cautelare, è emerso che D’Italia, oltre che ad essere plurirecidivo per episodi simili, è già stato condannato in via definitiva nel 2012 per atti osceni commessi davanti a una scuola elementare. Inoltre è stato recentemente denunciato per tre episodi che si sono verificati nello scorso autunno, sempre in danno di minori. Nell’ordinanza del giudice Nicoli, Dario D’Italia viene descritto come un soggetto con una personalità totalmente noncurante della legge e assolutamente privo di freni inibitori. Insomma, è uno che non riesce a trattenersi. Per questo sono stati appunto disposti gli arresti domiciliari. Una “misura” che, come osserva il giudice Nicoli, addirittura potrebbe essere aggravata con il carcere nel caso in cui l’uomo dovesse uscire dalla propria abitazione. Nel 2008, in relazione a un episodio di atti osceni, l’uomo era stato ritenuto dal giudice socialmente non pericoloso, a condizione però che seguisse i programmi terapeutici. In passato Dario D’Italia era stato anche coinvolto in una vicenda di furti d’auto. Era stato bloccato dai militari della stazione di Borgo San Sergio alla guida di un’auto rubata. E per questo era stato denunciato.

 

Occhiali d’oro a Muggia

da "Il Piccolo"

venerdì, 14 ottobre 2016

 

Stasera Sandro Lombardi inaugura la stagione di prosa

di Maria Cristina Vilardo

◗ MUGGIA«Ci vuole tanta fatica per fare il teatro, per cui deve valere la pena. E per me valere la pena significa avere sempre a che fare con dei testi ricchi, che abbiamo uno spessore umano, oltre che stilistico, oltre che formale, testi che ci insegnino qualcosa». Ora Sandro Lombardi solca la scrittura di Giorgio Bassani, con una lettura dal suo breve romanzo “Gli occhiali d’oro” che stasera, alle 20.30, aprirà la stagione al Teatro Verdi di Muggia. Ma l’attore toscano ha un intenso fermento di soggetti teatrali da portare in scena con la Compagnia Lombardi-Tiezzi, creata assieme al regista Federico Tiezzi, che a Trieste ha allestito molte opere liriche (l’ultima è stata “Norma” lo scorso gennaio). Da poco concluse alla Pergola di Firenze le repliche di “Calderón” di Pasolini, sarà infatti impegnato nella ripresa di “L’apparenza inganna” di Thomas Bernhard e della commedia di Schnitzler “Il ritorno di Casanova”. «Periodicamente - dice Sandro Lombardi - faccio delle letture a Radio3 con gli amici di “Ad Alta Voce”. Quindi il primo ringraziamento va ad Anna Antonelli, Fabiana Carobolante, Lorenzo Pavolini e Chiara Valerio, che mi hanno sollecitato l’anno scorso a leggere “Gli occhiali d’oro”. Adesso sta nascendo un progetto su Bassani e su questo bellissimo racconto, di cui farò diverse letture: quella di stasera a Muggia, in gennaio alla sinagoga fiorentina in cinque pomeriggi e, tra un paio di settimane, un saggio dei dieci allievi che frequentano quest’anno il Teatro Laboratorio della Toscana, diretto da Tiezzi, con una edizione drammatizzata dal sottoscritto». Così raffinata dal punto di vista stilistico, così intensa dal punto di vista dei contenuti, prosegue l’attore, la testualità de “Gli occhiali d’oro” affascina per vari aspetti. «A cominciare dall’accostamento molto poetico e molto intelligente che Bassani fa tra i due tipi di diversità di cui si tratta nel racconto, l’omosessualità del vecchio dottore e l’essere ebreo del giovane narratore, che si ritrova a capire le difficoltà esistenziali dell’anziano medico nel momento in cui vengono promulgate le leggi razziali, negli anni ’30, e la vita a Ferrara si va facendo difficile per lui e per tutti i suoi correligionari». La voce di Lombardi sarà accompagnata al violoncello da Dagmar Bathmann, essendo molteplici i musicisti citati nel testo, Schubert, Wagner, Mozart, Beethoven. E già nella prima lettura, avvenuta qualche mese fa al Teatro Parenti di Milano, la narrazione ha ammaliato il pubblico. «Quasi due ore senza scena, senza colori, senza costumi, senza movimento fisico, in cui l’umiltà dell’attore che si siede a un tavolino con le sue carte davanti e legge con la sua perizia, con la sua interiorità emotiva, sentimentale, fa sì che si innesti un’intimità superiore a quella del recital, perché quando un attore è in piedi con un leggio comunque si crea una distanza. Mi ha molto toccato questa estrema intimità con gli spettatori, questo silenzio, questo ascolto attento». Del resto Lombardi e Tiezzi hanno fatto proprio il messaggio di E.M. Forster, “Only connect”, per trasmetterlo agli allievi del Teatro Laboratorio della Toscana. «Quello è il nostro motto con cui invitare i giovani partecipanti al concetto di agganciare un’idea a un’altra, trovando Proust in Wagner, Wagner in Bassani, oppure il silenzio in un testo, in una musica. Fare le connessioni è l’operazione principale a cui vogliamo spingere questi ragazziappena usciti dalle scuole, che si affacciano a un mestiere meraviglioso e disperato qual è quello del teatrante». Un mestiere che traspare anche tra le pagine dei suoi libri, come “Queste assolate tenebre”, uscito nel 2015 e dedicato ai suoi vent’anni di amicizia con il poeta Mario Luzi. «Uno dei fili conduttori - spiega Lombardi - è la difficoltà di mantenere in piedi un’identità stabile facendo questo lavoro, e i tanti aspetti che sono disgregatori dell’identità: da quello strettamente fisico dell’essere sempre in giro, del doversi continuamente adattare a un luogo diverso, a quello più profondo, più misterioso che è la necessità che ha un attore di farsi invadere da una psiche diversa dalla sua, e a volte tornare nella propria non è semplice». 

 

E il prefetto lavora per alleggerire Trieste

da "Il Piccolo"
giovedì, 13 ottobre 2016


«Siamo a ottocento richiedenti asilo. Dobbiamo scendere». Trattative con Muggia, Duino e Sgonico

 

Non solo Fernetti. Anche il resto del territorio provinciale è coinvolto nel piano di riorganizzazione del sistema dell'accoglienza avviato dalla Prefettura. Il primo obiettivo da mettere a segno tocca proprio Trieste. «Nel capoluogo, analogamente alla località di Fernetti, puntiamo a una riduzione del numero di richiedenti asilo - evidenzia il prefetto Annapaola Porzio - che attualmente è di circa 800 persone. Dobbiamo cercare di scendere per una ragione di equità e di dovere civico nei confronti della popolazione residente, oltre che rispondere a un preciso accordo tra il ministero dell'Interno e l'Anci nella distribuzione dei migranti. Ma non è facile perché il Paese, come noto, è alla prese con gli arrivi. Noi, in particolare, dobbiamo fronteggiare i flussi dai confini, cioè i migranti che entrano dalla rotta balcanica». «A Trieste mi sto dando molto da fare in questo periodo - spiega il prefetto - sto visitando vari appartamenti. Ho iniziato da quelli in cui sono stati segnalati episodi di malcontento all'interno dei palazzi, anche se non ho notato situazioni problematiche». Oltre ai trasferimenti nelle altre regioni del Paese, il Palazzo del governo sta lavorando per sollecitare il coinvolgimento di Muggia, Duino Aurisina e Sgonico. A Muggia in particolare, di fronte alle resistenze dei residenti, con molta probabilità è destinata a naufragare la soluzione della caserma del Lazzaretto. «Penso che lì la prospettiva migliore sia valorizzare l'accoglienza diffusa con il sistema Sprar. Dunque gli appartamenti, più che una grande struttura. La caserma - annuncia Porzio - potrebbe avere altre destinazioni d'uso». Stesso discorso per Duino: l'edificio finora utilizzato al Villaggio del Pescatore è in vendita e quindi la Prefettura sta studiando un piano b. «Ho parlato con il sindaco del posto - sottolinea la rappresentante di governo - anche lì dobbiamo privilegiare l'accoglienza diffusa. Altrimenti l'alternativa è un edificio demaniale, ma io preferisco non concentrare i richiedenti asilo in un unico posto. Io credo che sia meglio optare per l'utilizzo di più alloggi sul territorio. È più civile, tanto per gli ospiti quanto per la cittadinanza: è una soluzione che consente di facilitare il percorso di accettazione e integrazione con i residenti»". Sgonico rientra invece in un programma di accoglienza per le famiglie di migranti con bambini ricoverati al Burlo.

 

 

Pasta Zara aumenta del 12% la produzione. Serracchiani visita gli impianti a Muggia

da "Il Piccolo"
mercoledì, 12 ottobre 2016

 

«Pasta Zara rappresenta una realtà industriale affermata che, con tecnologie avanzate a livello internazionale e un alto tasso delle esportazioni, crea occupazione in Fvg». Lo ha detto la presidente della Regione, Debora Serracchiani, a conclusione della visita allo stabilimento Pasta Zara a Muggia, con il presidente dell'azienda Furio Bragagnolo. «La Regione - ha ricordato Bragagnolo - ha favorito l'insediamento di Pasta Zara a Trieste e oggi lo stabilimento occupa 170 addetti (complessivamente nel gruppo, con i siti di produzione di Riese Pio X, a Treviso, e a Rovato, in provincia di Brescia, lavorano quasi 450 persone) dopo le recenti stabilizzazioni e nuove assunzioni di una cinquantina di lavoratori». «La Regione continua a voler investire in aziende moderne e innovative - ha sottolineato Serracchiani - e qui a Pasta Zara (nel quale la produzione è aumentata del 12 per cento, rispetto a un +3% dell'intero gruppo) si tocca con mano la qualità degli investimenti effettuati».

 

I primi cittadini di Muggia, San Dorligo, Duino Aurisina, Sgonico e Monrupino chiedono una presa di posizione dopo la mozione approvata a Trieste. I sindaci del supercomune in pressing su Dipiazza

da "Il Piccolo"
mercoledì, 12 ottobre 2016

 

Vladimir Kukanja, sindaco di Duino Aurisina: «Il Consiglio comunale di Trieste ha smentito totalmente quanto sottoscritto dal sindaco Dipiazza con gli altri Comuni».Il sindaco di Muggia, Laura Marzi: «Dipiazza aveva evidenziato come l’Uti costituisse un’opportunità, ma per la sua maggioranza non è così. Che lo sfiduci allora».Sandy Klun, sindaco di San Dorligo della Valle: «La scelta del Comune di Trieste è del tutto irresponsabile, è un salto nel buio con conseguenze disastrose nei servizi quotidiani».di Riccardo Tosques «Ora tocca al sindaco Dipiazza decidere cosa fare: o prende le distanze dalla sua maggioranza e rimane nell’Uti Giuliana, oppure senza Trieste dovremmo appellarci alla Regione per trovare una soluzione». Il sindaco di Muggia Laura Marzi, vicepresidente dell’Unione territoriale intercomunale Giuliana, non va certo per il sottile: la mozione adottata dal Consiglio comunale di Trieste sul congelamento dell’Uti ha alimentato nei cinque comuni più piccoli reazioni durissime. Vladimir Kukanja, sindaco di Duino Aurisina, evidenzia la sorpresa per quanto accaduto: «Il Consiglio comunale di Trieste ha smentito totalmente quanto solo pochi giorni fa ha sottoscritto il sindaco Dipiazza con gli altri Comuni della provincia, proprio quando si era raggiunta un’intesa con la Regione dando un concreto avvio all’Uti». Questa intesa era stata definita dallo stesso Dipiazza un grande risultato. «Dipiazza aveva evidenziato come il lavorare assieme costituisse un’opportunità per tutti i Comuni per migliorare i servizi resi alle proprie cittadinanze, ma evidentemente per la maggioranza che lo sostiene non è così: che lo sfiduci allora, assumendosene poi le conseguenze», tuona il sindaco muggesano Laura Marzi. Ma la mozione votata dal centrodestra a Trieste ha anche suscitato perplessità sui contenuti. «In essa si invita il sindaco a “congelare” l’ingresso del Comune di Trieste nell’Uti: ma Trieste è entrata formalmente nell’Unione già lo scorso anno per cui non si capisce come si possa arrestare qualcosa che è già avvenuto», racconta il sindaco di Sgonico Monica Hrovatin. Quello di Monrupino Marko Pisani rincara la dose: «È del tutto falso, e mai affermato da nessuno degli aderenti all’Unione, proprio perché privo di fondamento, che le prerogative di tutela della lingua slovena, in ragione dell’adesione all’Unione, si estendano anche ai Comuni di Trieste o Muggia, che continuerebbero invece ad applicare le norme già oggi esistenti e operanti nei loro territori». Per Sandy Klun, primo cittadino di San Dorligo della Valle, «la scelta del Comune di Trieste è del tutto irresponsabile, è un salto nel buio con conseguenze disastrose nell’amministrazione quotidiana e nel garantire la concreta erogazione dei servizi alla cittadinanza». Come è stato evidenziato all’unanimità da parte di tutti i sindaci «per come è costruita la norma regionale sull’Unione che assegna al Comune di Trieste la maggioranza assoluta dei voti, qualsiasi decisione è impossibile senza la partecipazione del capoluogo». Ricordando come a partire da gennaio del 2017 servizi essenziali per la cittadinanza quali i Servizi sociali devono essere svolti attraverso l’Uti, i sindaci di Duino Aurisina, San Dorligo, Sgonico e Monrupino, di fronte alla possibile paralisi delle rispettive amministrazioni, hanno annunciato che su loro mandato il vicepresidente dell’Uti Laura Marzi chiederà al presidente dell’Unione Dipiazza una immediata convocazione dell’Assemblea dei sindaci. «Nel caso in cui Dipiazza confermasse il “congelamento” della partecipazione triestina è impossibile ipotizzare che resti presidente dell’Uti chi nell’Uti non crede più», puntualizza Marzi. E visto il rischio della totale paralisi dell’attività dell’Unione, i sindaci dell’Uti Giuliana annunciano che si rivolgeranno alla Regione per cercare assieme «una soluzione che assicuri concretamente l’operatività dei Comuni e la continuità dell’erogazione dei servizi alla cittadinanza». Insomma: la partita a scacchi sull’Uti continua. 

 

Picchia a sangue il cane e tenta di soffocarlo
da "Il Piccolo"
martedì, 11 ottobre 2016


L’episodio di violenza in un’abitazione del rione di Fonderia a Muggia
Adesso il proprietario dell’animale è indagato con l’accusa di maltrattamenti


di Riccardo Tosques
Picchiato e quasi soffocato con un asciugamano dal proprio padrone. Vittima di questa inaudita violenza un cane, che vive insieme al proprietario nel rione di Fonderia, a Muggia. Per motivi ancora da chiarire l’uomo ha iniziato a percuoterlo, tenendolo fermo con un asciugamano legato al collo. La terribile scena è stata notata da un altro cittadino muggesano, che non ha esitato un attimo a contattare le forze dell’ordine. Ma non solo. Il testimone ha avuto la prontezza di riflessi di riprendere la terribile scena con un telefono cellulare. Una pattuglia della Polizia del commissariato di Muggia è subito intervenuta sul posto bloccando l'uomo. Sulla vicenda sta indagando ora la magistratura, che dovrà fare luce su quanto accaduto. «Confermo, le indagini sono in corso, ma c'è massimo riserbo su ulteriori dettagli anche perché la posizione dell'uomo pare piuttosto grave», racconta l'assessore alla Polizia locale di Muggia Stefano Decolle. Il magistrato dovrà in effetti constatare se ci sono gli estremi per il reato di “maltrattamento di animali”, delitto che in base all'art. 544 ter del codice penale - introdotto dalla Legge 89/2004, modificata dalla successiva Legge 201/2010 - è punibile con la reclusione da 3 a 18 mesi o con la multa da 5 mila a 30 mila euro. Il reato di maltrattamento di animali «si configura ogni qual volta un soggetto, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili». «Personalmente è la prima volta che vengo a conoscenza di un simile fatto con tanto di denuncia a Muggia, sicuramente questa vicenda lascia basiti perché un simile gesto dimostra quanto bestiale possa essere la natura dell'uomo nei confronti di altri animali», commenta l'assessore Decolle. L'esponente della giunta Marzi, nell'elogiare il cittadino che ha prontamente contattato le forze dell'ordine («un esempio civico da seguire»), si pone allo stesso tempo un interrogativo: «Mi chiedo se per avere un animale in casa non sia il caso di richiedere e ottenere un patentino, che attesti le proprie capacità nel gestire un animale domestico». Oltre alla posizione dell'uomo sono da chiarire le condizioni di salute del cane e dove questo sia stato trasferito dopo il brutto episodio accaduto a Fonderia. Come evidenziato dal Comune, questa è la prima denuncia con nome e cognome. Un caso eclatante di maltrattamento di animali era però occorso già nel marzo del 2015 quando uno sconosciuto centrò con un’arma ad aria compressa Penny, la piccola gatta di famiglia dell'ex sindaco Nesladek. Incredibile la vicenda del giovane felino, “cecchinato” da ignoti: dopo un paio di giorni con la zampa dolorante, solamente al momento di essere portata dal veterinario, Nesladek scoprì che la propria gattina aveva un proiettile conficcato tra l'omero e una zampetta. In seguito a quella vicenda l'ex primo cittadino fece denuncia contro ignoti. A tutt'oggi le indagini sono ancora in corso.

L'intervento degli agenti.Il personale della volante ha subito bloccato il padrone
L'ipotesi di reato.Lo descrive l'articolo 544 ter del codice penale
Le pene previste.Reclusione da 3 a 18 mesi o multa da 5mila a 30mila euro

 

Santa Barbara
Mostra micologica a Muggia fino al 14
da "Il Piccolo"
martedì, 11 ottobre 2016


Sarà visitabile fino al 14 ottobre la Mostra Micologica di Muggia, edizione numero 35, in programma in località Santa Barbara 35, nel giardino all’interno della ex scuola elementare, a cura dell’associazione micologica Bresadola - Gruppo di Muggia e del Carso, progetto che punta soprattutto ad un lavoro di divulgazione tra le scuole, di ogni grado della provincia e dintorni. La mostra è infatti concepita non solo come classica esposizione di specie ma quale piccolo laboratorio naturale. Informazioni e prenotazioni: 3381625818 o 040330311.

 

 

La scelta “solitaria” del Comune di Muggia
da "Il Piccolo"
lunedì, 10 ottobre 2016


In Carso nessuna amministrazione ha esposto il drappo giallo. Marzi: «Attenzione doverosa» Muggia è l’unico Comune della provincia di Trieste ad aver esposto sulla facciata del proprio Municipio lo striscione “Verità per Giulio Regeni”. Una decisione assunta dall'ultima giunta Nesladek, portata avanti senza indugi dall'amministrazione guidata dal sindaco Laura Marzi. «Giulio è nato a Trieste. A Trieste ha iniziato quegli studi che poi, nel tempo, l’hanno portato sempre più lontano, fino a trovare la morte così distante dai suoi affetti. Ma il fatto che fosse riuscito a divenire cittadino del mondo non lo rendeva meno cittadino della nostra regione e del nostro Paese: Giulio era un figlio della nostra terra e, come cittadini e amministratori del Friuli Venezia Giulia prima e dell'Italia poi, non possiamo che continuare a cercare di mantenere alta l'attenzione sul suo misterioso omicidio», commenta Marzi. In Carso, invece, la situazione è completamente differente: lo striscione bilingue Verità per Giulio Regeni - "Resnica za Giulia Regenija", in lingua slovena - non ha mai trovato spazio. «Forse avremmo dovuto discuterne tempo fa: non l'abbiamo fatto e ora mi sembrerebbe tardi, e passerebbe come una strumentalizzazione», racconta il sindaco di San Dorligo della Valle Sandy Klun. Esponente del Pd, Klun critica la scelta fatta da Trieste: «Chi può essere urtato da uno striscione? Lasciarlo appeso sul Municipio sarebbe stato un bel gesto nei confronti anche dei genitori che chiedono giustamente la verità su quanto accaduto in Egitto». A Duino Aurisina il sindaco Vladimir Kukanja afferma: «Noi abbiamo deciso di aderire alla campagna per la verità su Giulio Regeni con una mozione in Consiglio comunale. Mi pare un peccato che il sindaco Dipiazza abbia deciso di togliere lo striscione proprio a ridosso della Barcolana quando il messaggio pro Regeni avrebbe potuto ottenere una eco maggiore anche a livello internazionale». A Monrupino lo striscione non è mai comparso, così come a Sgonico, come racconta il sindaco Monica Hrovatin: «Non abbiamo mai appeso degli striscioni sul municipio. Detto questo è evidente come Trieste, essendo capoluogo regionale, ha un valore decisamente più simbolico, oltre che una visibilità ben superiore a quella del nostro Comune. Spiace quindi che lo striscione sia tolto».

 

Acqua in galleria, la giunta corre ai ripari
da "Il Piccolo"
lunedì, 10 ottobre 2016


Stanziate dal Comune di Muggia le risorse per risolvere lo storico problema infiltrazioni. Esclusa perora l’ipotesi raddoppio

 

di Riccardo Tosques

«Il raddoppio della galleria? Si farà, ma prima bisogna mettere mano alle infiltrazioni d'acqua che sono un rischio per l'incolumità pubblica». Stefano Decolle, assessore alla Manutenzione del Patrimonio del Comune di Muggia, traccia la linea su uno dei punti focali della viabilità muggesana: la galleria che congiunge il lungomare rivierasco con il centro storico. «Senza fare proclami, possiamo dire che nel bilancio del 2018 la viabilità muggesana dovrà essere rivista una volta per tutte, e per ambire ad un vero ammodernamento è evidente che bisogna restaurare l'attuale galleria raddoppiandone i sensi di marcia», racconta Decolle. L'allargamento del manufatto lungo circa 320 metri, che di fatto collega il lungomare Venezia con la via Roma, rientra nel nuovo Piano regolatore generale comunale proposto dall'ultima giunta Nesladek sotto l’impulso dell'allora vicesindaco Laura Marzi. Liberare una volta per tutte dal traffico l'area del Mandracchio rimane dunque una priorità dell'amministrazione comunale oggi retta dal sindaco Marzi. La conferma arriva dallo stesso Decolle: «Il raddoppio della galleria ha due fondamentali valenze. La prima riguarda la valorizzazione del Mandracchio, con l'abolizione del traffico veicolare, primo grande passaggio per la riqualificazione della pavimentazione in arenaria al posto dell'asfalto. Poi c'è la questione costa». Con la nascita della "Barcola muggesana", «la necessità di avere un'arteria stradale potenziata, rispetto a quella attuale, che vada a servire tutti i fruitori della costa appare quantomeno necessaria». Ma prima di arrivare al 2018, il Comune dovrà comunque porre mano alla galleria. O meglio ad una conduttura delle acque meteoriche sita in salita alle Mura che registra delle perdite. «Un intervento necessario perché c'è il rischio ghiaccio all'interno della galleria: purtroppo non abbiamo potuto inserire la spesa nell'ultimo bilancio, ma provvederemo per il prossimo anno», racconta il sindaco Laura Marzi. L'intervento avrà un costo pari a circa 30 mila euro. E l'intervento previsto alla conduttura di salita alle Mure potrebbe risolvere di riflesso la situazione di disagio venutasi a creare in alcuni locali appartenenti ad un gruppo di case site in salita alle Mure. Essendo sprovviste di reti fognarie, alcune case, nei momenti di forte pioggia, si trovano con le cantine allagate a causa dello sversamento dell'acqua di un fiumiciattolo che proviene da un terreno privato. «In particolare una famiglia ha chiesto aiuto, proponendo di far convergere l'acqua del fiumiciattolo proprio nella tubatura che attualmente ha qualche perdita e sulla quale il Comune ha deciso di intervenire», aggiunge Marzi. Attualmente la proposta non è ricevibile, essendo la conduttura già al limite della capienza.

 

Riapre il negozio Despar di via Battisti. Tra i passati gestori Roberto Dipiazza
da "Il Piccolo"
lunedì, 10 ottobre 2016


Il taglio del nastro affidato al vicesindaco Bussani. Con i crismi dell’ufficialità a Muggia riapre il Despar in via Battisti. Madre e figlia al timone: Giuliana Quercini e Katja Mistero hanno ristrutturato il supermercato che gestiscono dal 2010. Per la Despar Fabrizio Cicero osserva che «i negozi di vicinato sono essenziali per la relazione con il territorio». Dopo un accurato restyling, ha riaperto i battenti. È un negozio con una lunga storia, che vanta tra i suoi passati gestori anche l’ex sindaco di Muggia, ora in carica a Trieste, Roberto Dipiazza: nato come deposito e rivendita all’ingrosso di bibite, divenne poi un discount, quindi un negozio di detersivi e infine un supermercato di vicinato ad insegna Despar. Il punto vendita (140 metri quadri che danno lavoro a sette persone, un assortimento che ruota in particolare attorno ai prodotti freschi) è gestito dal 2010 dalla società “Tutto Pepe”, il cui volto sono Giuliana Quercini e sua figlia Katja.

 

 

Muggia guarda a Capodistria per creare la nuova Barcola
da "Il Piccolo"
domenica, 9 ottobre 2016


L’assessore Decolle: «Il Comune di Trieste non considera più Promotrieste?
Allora per il turismo punteremo sulla collaborazione con la vicina Slovenia»


di Riccardo Tosques

«Il Comune di Trieste ha dei problemi con Promotrieste? Spero che l’Uti possa risolvere la questione, altrimenti noi siamo pronti a guardare verso Capodistria forti della nostra nuova Barcola». Stefano Decolle, assessore al Turismo di Muggia, non ci sta. A fare infuriare l’esponente del Pd rivierasco le dichiarazioni dell’assessore al Turismo del Comune di Trieste Maurizio Bucci, il quale ha evidenziato come Promotrieste debba essere necessariamente «reinventata» in quanto «non può più essere il braccio operativo del Comune», Comune che «ha la necessità di avere una società sua o perlomeno consociata», fattori che di fatto porteranno «il Comune di Trieste, d’ora in poi, a promuovere la città». Una secessione in atto in piazza Unità che in piazza Marconi è stata mal digerita. «Ho appreso dalla stampa che l’assessore Bucci non considera più Promotrieste. Sarebbe stato invece corretto che questi disagi fossero condivisi con gli altri enti che fanno parte del Comitato di indirizzo di Promotrieste, in primis con i Comuni cosiddetti minori», tuona Decolle. L’esponente della giunta Marzi punta poi il dito contro la scelta strategica della giunta Dipiazza di concentrarsi sull’arrivo delle navi da crociera: «Trieste non può imporre le proprie logiche ridefinendo il turismo come un affare di nicchia riservato alle grandi navi. Ciò dimostra l’incapacità di fare una politica turistica seria sul territorio. Prima di puntare ad una industria turistica bisogna avere delle strutture adeguate e lavorarci alacremente». Muggia, dunque, ha già una contromossa: la realizzazione di un piano B. Anzi. Un piano Istria, valorizzando al massimo la nuova costiera muggesana e relazionandosi direttamente con la vicina Slovenia: «Qui stiamo realizzando la nuova costa dell’Uti Giuliana, una nuova Barcola. I lavori stanno andando avanti, con difficoltà stiamo reperendo i finanziamenti e come sempre completeremo l’intervento. A breve creeremo anche un disegno organico necessario per creare una omogeneità che vada dal molo Balota sino all’area di Lazzaretto», racconta Decolle. Ma non solo. «La vicinanza con Capodistria ci pare piuttosto interessante. Forti anche del valore del Gect e della crescente cooperazione transfrontaliera, direi che se non si dovesse ricucire lo strappo attuato dall’assessore Bucci noi abbiamo una opzione decisamente più che valida guardando verso la Slovenia». Una provocazione? Forse. Decolle, consapevole che «la campagna elettorale per le imminenti elezioni regionali non terrà in ostaggio lo sviluppo di Muggia», ripone fiducia nelle Uti e, a sorpresa, nel sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. «L’Uti Giuliana può essere lo strumento per avvicinare i Comuni facendo emergere ciò che unisce e non ciò che divide. Bucci si è tirato fuori da Promotrieste, che indubbiamente, ora come ora, è debole economicamente. Muggia, invece, rimane dentro Promotrieste, aspettando con fiducia l’incontro in programma a inizio novembre in cui ci guarderemo negli occhi e porremo i problemi su un tavolo per affrontarli. Assieme». Su Dipiazza, Decolle attende «dal sindaco di Trieste, ma soprattutto da presidente dell’Uti Giuliana, una riflessione seria sull’Unione intercomunale nei confronti del turismo. I cittadini attendono risposte concrete su una materia così importante per il rilancio dell’economia delle nostre terre».

 

 

Il “giallo” della casa dei cannoni
da "Il Piccolo"
sabato, 8 ottobre 2016


Misterioso rogo scoppiato nell’edificio di Muggia già sotto sequestro per la presenza di pezzi d’artiglieria


di Riccardo Tosques
«La magistratura sta indagando, per ora siamo ancora in attesa di capire cosa sia esattamente successo». Laura Marzi, sindaco di Muggia, non si sbilancia di più. Certo è che la vicenda della casa al numero 28 di salita Ubaldini, a Muggia vecchia, ribattezzata come la “casa dei cannoni”, sta iniziando ad assumere dei toni misteriosi e inquietanti. Incendio Lo scorso 28 settembre, attorno alle 17, una densa colonna nera di fumo si era alzata sopra il cielo di Muggia mettendo in allarme diversi residenti: il fumo, visibile da una decina di chilometri, ha iniziato a farsi sempre più fitto. Ben presto sono arrivati i vigili del fuoco che, con l'ausilio anche di un’autobotte inviata da Trieste, sono prontamente intervenuti per spegnere l'incendio che stava coinvolgendo una casa privata. In fiamme stava andando appunto l’edificio sito al numero 28 di salita Gianpaolo Ubaldini, poco distante dalla casa di riposo comunale. Sul posto anche gli agenti della polizia locale e della polizia di Stato. Per fortuna il rogo non ha provocato vittime: al momento dell'incendio pare infatti che non ci fosse nessuno in casa. Domato il fuoco, in seguito ad una verifica della sicurezza statica delle strutture coinvolte, è stato appurato che l'incendio ha interessato il piano terra del locale producendo il crollo delle strutture della copertura rendendo di fatto inagibile l'abitazione a cui è stato applicato il nastro segnaletico bianco-rosso. Ma cosa ha innescato l'incendio dell'abitazione? La risposta è ancora incerta. Ma è da qui che iniziano i misteri. I sigilli In base al procedimento 455/15 del 17 giugno 2015 è emerso che i locali di salita Ubaldini 28 erano sottoposti a sequestro dalla magistratura: l'abitazione che ha preso fuoco aveva quindi i sigilli. Ciò significa che la casa, di proprietà del 77enne Dario Zugna, era (o avrebbe dovuto essere) disabitata. Da oltre un anno. Non si sa ancora se l'incendio sia stato di natura dolosa o meno. Ma tenendo conto che la casa aveva i sigilli, una cosa è chiara: nessuno avrebbe dovuto risiedere in quella casa. Il proprietario Ma cosa dice il proprietario dell'accaduto? Per ora nulla, perché pare che Zugna, al quale era stata assegnata una casa Ater dopo il sequestro della sua abitazione, non sia stato ancora rintracciato. Secondo alcuni residenti, l’uomo non si faceva vedere da tempo in zona. I cannoni Ma la particolarità nella particolarità di questa misteriosa vicenda è legata al tipo di casa andata parzialmente a fuoco. A Muggia l'abitazione di Zugna è conosciuta come la “casa dei cannoni” per via della presenza di due vecchi cannoni puntati verso di Trieste. I manufatti, di cui non si conosce la provenienza, sono stati collocati sopra il tetto di due strutture adiacenti alla casa, entrambe perfettamente visibili dalla strada pubblica. Proprio la presenza dei due pezzi di artiglieria (e non è detto che non ve ne siano altri più nascosti nella proprietà privata dell'uomo) pare sia stata la miccia che ha innescato l'intervento della magistratura per violazione del vincolo paesaggistico che vige sull'area. Magistratura che ora indaga anche sul rogo scoppiata nella casa dei cannoni».

 

 

I vigili cacciano dal Duomo il violinista arrivato all’Est

da "Il Piccolo"
venerdì, 7 ottobre 2016

 

Polemica a Muggia dopo l’ordine di lasciare la piazza impartito all’artista di strada

Il sindaco Marzi: «Applicato giustamente il regolamento. Ora però lo cambieremo»

di Riccardo Tosques «Muggia non è come la Trieste di Dipiazza e Roberti: a noi gli artisti di strada piacciono, quindi troveremo in tempi rapidi una soluzione per risolvere questo problema». L’assessore alla Polizia locale di Muggia, Stefano Decolle, senza mezze parole mette i puntini sulle “i” nella vicenda che sta ponendo alla ribalta rivierasca il 38enne violinista slovacco Slavomir Glos. Il musicista, in arte Stringman, è oramai un personaggio noto a Muggia: un elegante frac con farfallino, gli occhiali da sole scuri, ma soprattutto il suo magico violino lo hanno reso un artista più che apprezzato durante i giovedì, la giornata in cui Slavomir si esibisce in piazza Marconi, vicino all’entrata del Duomo. Stringman per tutta l’estate ha fatto risuonare le sue note tra le calli muggesane sino alla scorsa settimana, quando alcuni vigili urbani hanno invitato il violinista a spostarsi altrove. L’intervento, peraltro molto pacato, ha però sollevato un polverone. Come mai gli agenti della Polizia locale sono intervenuti dopo che per mesi tutto era filato liscio? Il sindaco Laura Marzi cerca di fare chiarezza: «Premettendo che la musica di questo violino è davvero speciale e che gli artisti di strada per Muggia sono una indiscutibile splendida risorsa per i turisti ma anche per i miei concittadini, presumo che qualcuno si sia lamentato del fatto che l’uomo suonasse sempre proprio davanti al portale del Duomo». Di fronte a qualche anonima segnalazione - voci di corridoio parlano di qualche parrocchiano infastidito - la polizia si è vista dunque costretta ad applicare un regolamento comunale che prevede che gli artisti di strada non possano sostare nello stesso punto più di mezz’ora e che dopo questo lasso di tempo debbano spostarsi a 200 metri di distanza dal luogo iniziale. Un regolamento che in pratica non era mai stato applicato perché nessuno lo mai chiesto. Il tutto fino all’altra settimana, quando i vigili urbani hanno spiegato a Glos che non poteva più esibirsi in piazza. «È un regolamento che va cambiato, ma che, essendoci, va applicato: non possiamo certo dire ai nostri vigili di fare delle eccezioni» ammette Marzi. I vigili sono stati peraltro molto poco fiscali nello spostare l’uomo, visto che pare sia stato trovato un accordo: Slavomir è stato dirottato in via Dante, quindi a una cinquantina di metri dal Duomo. Lo spostamento è stato subito notato dai tanti muggesani che prendendo un caffè in piazza Marconi erano soliti al giovedì gustarsi l’esibizione del musicista slovacco. E le critiche per il provvedimento sono state consequenziali. Anche ieri l’artista slovacco è tornato ad esibirsi. In via Dante. L’assessore Decolle ha quindi deciso di dare una risposta ai cittadini inviperiti per quanto accaduto: «Mi interrogo basito se il nostro modo di operare possa essere paragonabile alle ordinanze fatte a Trieste dal sindaco Dipiazza o dal vicesindaco Roberti e la risposta è semplice: assolutamente no». La visione dell’amministrazione Marzi è diametralmente opposta: «Noi non vogliamo allontanare nessuno. Anzi. Gli artisti di strada sono i benvenuti e quanto successo è l’occasione per rivedere il regolamento che per ora sarà sì applicato, ma con buon senso». Decolle non preannuncia ancora le modifiche da apportare: «È evidente che ci vuole un limite temporale, oltre che acustico, per permettere una performance regolare. A qualcuno ha dato fastidio che Glos fosse sempre davanti al Duomo? Vedremo di porre rimedio anche a questo, cercando di non urtare la suscettibilità di nessuno». 

 

l’esercente

«Spero torni presto in centro»

«Non solo al giovedì, ma anche negli giorni della settimana vorremmo vedere in piazza Marconi artisti così bravi come il violinista slovacco: vedere il centro storico pieno di vita non può non essere un piacere per tutti». Walter Bratos, proprietario del Bikers Cafe Wolly & Mamy, uno degli esercizi presenti in piazza Marconi, prende le piene difese del musicista Slavomir Glos: «Ma l’avete mai sentito? È un violinista bravissimo. Ho comperato qualche suo cd e inoltre è davvero una persona squisita». Anche i clienti del locale di Walter Bratos apprezzano la musica di Stringman, nome d’arte del violinista: «Per tutta l’estate i giovedì le sue note hanno allietato i miei clienti. E confrontandomi con gli altri esercenti della piazza ho riscontrato solamente pareri favorevoli sulla sua presenza. So che c’è un problema legato all’applicazione di un Regolamento comunale. Spero che venga risolto tutto in fretta e per il meglio». Per quanto riguarda lo spostamento in via Dante del violinista slovacco, l’esercente non ha dubbi: «Personalmente spero torni presto a suonare il violino in piazza Marconi e che assieme a lui altri artisti di strada popolino la piazza. Più in generale auspico che sempre più artisti di qualità possano frequentare il centro storico muggesano. La loro presenza è un bene per tutti». (tosq.)

 

il consigliere comunale

«Giusto fissare delle regole»

«Penso che modificare il regolamento comunale per permettere agli artisti di strada di esibirsi sia una buona soluzione per gli stessi artisti: il fatto che adesso debbano spostarsi ogni trenta minuti lo trovo assurdo». Giulio Ferluga, capogruppo muggesano della Lega Nord in Consiglio comunale, concorda sulla necessità di porre rimedio alla situazione attuale. L’esponente del Carroccio suggerisce anche una proposta: «In più parti d’'Italia, sia con amministrazioni di centrosinistra che con quelle di centrodestra, è stato creato un registro comunale nel quale potersi iscrivere gratuitamente ed esibirsi in un luogo pubblico». Rimane il fatto che ci vuole buon senso anche da parte degli stessi artisti di strada: «So che il violinista a Muggia si esibiva sempre davanti al Duomo in piazza Marconi. L’importante è non esibirsi in concomitanza con le cerimonie religiose, i matrimoni oppure dopo una determinata ora». Sul coinvolgimento del “caso Trieste” avanzato dall’assessore comunale alla Polizia locale Stefano Decolle, Ferluga è sereno: «La vedo come una semplice strumentalizzazione politica. Se un artista di strada è bravo va valorizzato, sempre nel rispetto dei cittadini e soprattutto dei residenti. A Trieste gli artisti di strada sono stati valorizzati prima da Cosolini e ora dal sindaco Dipiazza». (tosq.)

 

il fotografo

«Quel ragazzo è eccezionale»

«Questo musicista è eccezionale: rimango basito nel sentire che qualcuno si sia lamentato della sua presenza in piazza Marconi». Franco Dreolin, titolare del negozio FotoDomani, commenta amareggiato la vicenda di Glos, che viene difeso a spada tratta. «Grazie alla sua musica vedo una Muggia più entusiasta, più sorridente. Adesso suona a pochi passi da noi. Personalmente sono contento perché vedo che la gente balla e si diverte», racconta il fotografo muggesano, che ha lo studio proprio in via Dante. Dreolin poi vede il bicchiere mezzo pieno della faccenda: «Secondo me, a conti fatti, a lui va quasi meglio non suonare in piazza. In via Dante c'è più passaggio, la strada è più stretta, e anche l'acustica funziona meglio. Sono convinto peraltro che si stia facendo anche dei buoni soldini. E questo mi rende felice. È bravo, e a noi piace». Quanto al regolamento comunale sugli artisti di strada Dreolin non ha dubbi: «Costringere una persona a spostarsi di 200 metri a Muggia non ha senso. Già siamo pochi, se poi scacciamo anche chi rende questa cittadina più viva e allegra... Potrei capire, forse, se si trattasse di un intero gruppo musicale. Ma per un singolo. Ben vengano invece gli artisti di strada». L'ultima battuta del titolare di FotoDomani riguarda l’aspetto turistico della vicenda: «Quando vedo e sento questo violinista si respira un'aria diversa, l'aria di una Muggia turistica». (tosq.)

 

 

Muggia invasa da 500 baby atleti
da "Il Piccolo"
giovedì, 6 ottobre 2016


Allenamenti all’aperto e sfide tra le calli per gli studenti coinvolti nella due giorni dedicata allo sport


di Riccardo Tosques
Centro storico invaso pacificamente da oltre 500 baby-sportivi. È la magia che Muggia ha vissuto anche quest’anno nella due giorni intitolata “Invito allo sport”, la manifestazione educativa, giunta alla sua diciottesima edizione, che ha contagiato le calli suon di divertimento e sano sport. Promossa dal Comune, in collaborazione con la Consulta dello sport, la rassegna ha registrato la presenza di oltre mezzo migliaio di giovani sportivi allegramente in azione sotto lo sguardo attento degli istruttori appartenenti a dieci associazioni rivierasche. Alla kermesse hanno preso parte gli studenti della primaria De Amicis, dell’istituto comprensivo Lucio e della scuola in lingua slovena Bubnic: la prima giornata ha visto protagonisti gli alunni di prima e seconda, ieri sono state coinvolte invece terze, quarte e quinte. Le attività sono state organizzate in varie aree prestabilite, secondo un percorso che permettesse ai giovanissimi di cimentarsi con i diversi sport. Il basket, disciplina rappresentata dall'asd Pallacanestro Interclub, è stato praticato all'interno della palestra Pacco, il calcio, con le società asd Zaule Rabuiese e asd Muglia Fortitudo, al ricreatorio Penso, la stessa location utilizzata anche per le prove di tennis offerte dall'asd Borgolauro e per le prove di karate, grazie alla presenza dell'as Katamà. Un grande spettacolo è stato inscenato poi nella centralissima piazza Marconi grazie alla danza e alla ginnastica artistica proposta dall'Adds Club Diamante. Nella vicina piazzetta Galilei la Polisportiva Muggia 90 si è dilettata invece nella realizzazione di alcune coreografie propedeutiche ai due coloratissimi flash mob finali, che hanno coinvolto tutte le classi presenti al termine delle due giornate. Sempre in piazza Marconi la Evinrude-Trieste Atletica ha proposto degli esercizi legati alla corsa, mentre il PalaCoop ha ospitato il judo grazie agli istruttori dell'Usd Muggesana judo. Infine, all'interno della bella cornice dei Giardini Europa, la Polisportiva Venezia Giulia ha insegnato ai giovani muggesani a cimentarsi con la pallavolo. «Sono state due giornate particolarmente apprezzate dai nostri ragazzi - ha commentato il sindaco Laura Marzi -. Abbiamo assistito ad una manifestazione importante, in grado di far emergere ed apprezzare il ruolo della pratica sportiva per il benessere e per la salute fisica». Il primo cittadino ha posto l'accento poi sul valore non esclusivamente ludico dell'evento: «Attraverso lo sport, il divertimento e il gioco, i bambini imparano alcuni dei valori più importanti della vita. Proporre lo sport nel modo corretto è fondamentale per sollecitare lo sviluppo delle abilità oltre che per favorire la conoscenza di sé, imparando a relazionarsi con l’altro». Ma in questi due giorni istruttori sono stati in grado di avvicinare anche i più giovani al mondo dello sport? A vedere il volto dei ragazzi della De Amicis e della Bubnic, pare proprio di sì. Ai tanti che già praticavano qualche sport, di sicuro ora si aggiungeranno presto ulteriori baby atleti: tra calcio, basket, volley, tennis, judo, karate, corsa, danza e ginnastica, a Muggia non c'è che l'imbarazzo della scelta.

 

Informiamo i lettori che, causa sciopero, il quotidiano di mercoledi 5 ottobre non sarà pubblicato.

 

I negozianti di Muggia chiedono telecamere
da "Il Piccolo"
martedì, 4 ottobre 2016


Raccolte un centinaio di firme per incrementare il sistema di videosorveglianza. Via libera della giunta


di Riccardo Tosques
«Chiediamo maggior sicurezza attraverso un’implementazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine e l’installazione di videocamere di sorveglianza nel centro cittadino». Con un centinaio di firme i commercianti muggesani hanno sottoscritto una petizione indirizzata al Comune per porre dei deterrenti in seguito ai due furti occorsi a inizio settembre nella cittadina. Vittime del raggiro di due uomini, poi dileguatisi facendo perdere le proprie tracce, erano state Patrizia Milkovic, titolare de “La casa del bambino” in corso Puccini, e Rosa Prasel, titolare della Bigiotteria Rosi in calle Farra Bombizza, per un bottino complessivo di 2.600 euro. Nell’ultima seduta del Consiglio comunale il tema dell’implementazione delle videocamere di sicurezza e del personale di polizia era stato affrontato dalla consigliera di Meio Muja, Roberta Tarlao, con una mozione in cui si impegnava l’amministrazione a redigere il piano comunale di videosorveglianza e ad aumentare le Forze di polizia attualmente definite carenti. Tarlao, inoltre, aveva chiesto di condividere il piano con i commercianti. Il Consiglio aveva però bocciato la mozione. Sull’argomento è successivamente intervenuta la Giunta Marzi con una delibera nella quale si è dato il via libera all’implementazione dell’impianto di videosorveglianza comunale. Saranno dunque installate delle videocamere nelle seguenti vie o aree: largo Nazario Sauro, giardini Europa, largo Caduti per la Libertà, piazzale ex Alto Adriatico e all'incrocio tra via Dante Alighieri e corso Puccini. «Le telecamere non sono la soluzione né un deterrente, ma un aiuto al momento delle possibili indagini da parte delle Forze dell’ordine, che sono sempre pronte ad intervenire ma che invece a volte vengono ingiustamente prese di mira sui social network: la riprova è che a Muggia di notte si può camminare in tutta sicurezza» ha commentato l’assessore alla Polizia locale Stefano Decolle. Il Comune preannuncia comunque l’intenzione di organizzare un incontro pubblico come spiega l'assessore al Commercio Francesco Bussani: «I commercianti hanno il sacrosanto diritto di svolgere la propria attività in sicurezza, motivo per il quale entro dieci giorni ci sarà un incontro pubblico a cui prenderanno parte anche le Forze dell’ordine. Saremo lieti di ascoltare le istanze dei commercianti ed eventualmente di integrare quanto già preparato nei provvedimenti inseriti nella delibera di Giunta». L’ultima notizia riguarda i commercianti muggesani che hanno sottoscritto la petizione, i quali hanno annunciato che a breve verrà costituito un gruppo Facebook per rimanere in contatto e creare una rete sinergica per scambiarsi informazioni anche in caso di furti, evitando, come accaduto un mese fa, che nel giro di un’ora due negozi vicini tra loro vengano derubati impunemente da ignoti.

 

 

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" da lunedì, 3 ottobre 2016

 

 

 

Il prete “calciatore” tra i ragazzini
da "Il Piccolo"
domenica, 2 ottobre 2016


Don Wladek, un talento per il pallone, è il nuovo referente del ricreatorio Penso


Il nuovo referente del ricreatorio “Penso” di Muggia è polacco ed è un calciatore provetto. Nato nella capitale della Polonia il 26 gennaio 1986, Wladyslaw Niemyski, per tutti don Wladek, ha da poco terminato il suo secondo anno di attività nella cittadina. Quinto di otto fratelli, Wladek, dopo essere entrato nel 2005 nel seminario di Varsavia, effettuando due anni di studio e poi una pratica missionaria di evangelizzazione tra Polonia, Estonia e Kazakistan, al momento di terminare gli ultimi quattro anni di Teologia ha colto l’occasione di spostarsi a Trieste nell’ottobre del 2010 prendendo parte al seminario internazionale. Ciò che sorprende di Niemyski è innanzitutto l’ottima padronanza della lingua italiana. «In Polonia avevo studiato il latino e avevo qualche conoscente italiano, ma in realtà la vostra lingua l’ho imparata arrivando a Trieste. Dopo due mesi circa ho iniziato a parlarla. Comunque le somiglianze con il latino sono davvero sorprendenti» racconta don Wladek. Il suo approccio con Muggia è diventato più intenso nell’ultimo anno: «Il vescovo mi ha inviato alla parrocchia di Muggia come diacono per sei mesi. Poi sono rimasto e mi è stata affidata la gestione del ricreatorio. Sono molto felice di questo ruolo perché posso operare con i giovani». La “Cattolica” rimane il cuore del ritrovo giovanile muggesano? «Sì, decisamente sì. È interessante il fatto che qui arrivino anche bambini, ragazzi ma anche adulti che non sono religiosi o credenti. Qualcuno poi si avvicina, con il passare del tempo, alla fede. Ma la cosa più bella è che questo è un polo aperto davvero a tutti i giovani». Il ricreatorio, secondo don Wladek, è un punto di forza attivo da diverse generazioni: «I muggesani amano questo luogo. È nel loro cuore, i genitori o i nonni dei ragazzi mi raccontano sempre qualche aneddoto. Indubbiamente è un bel luogo dove poter fare attività». Alla Cattolica si fanno i compiti, si gioca a calcetto, a basket e a calcio. Soprattutto in quest’ultima disciplina don Wladek si è messo in mostra: «Mi piace giocare a calcio e sono un tifoso del Legia Varsavia, la squadra della mia città. Di solito gioco a centrocampo, poi col passare degli anni sto sempre più indietreggiando verso la difesa. Scherzi a parte è uno sport che ti permette di entrare in sinergia con i ragazzi». Niemyski vede in Muggia un’isola fondamentalmente felice per i giovani. «Grandi problemi sociali non ce ne sono, tranne uno, presente credo un po’ dappertutto, ossia la piaga dei divorzi e delle separazioni dei genitori. A volte i ragazzi si sentono sballottati oppure soli. Su questo fronte lavoro molto. Lo stare assieme in ricreatorio aiuta. E ogni tanto qualche parola di conforto è proprio necessaria».

 

Un nuovo parroco “globetrotter” debutta ad Aquilinia
da "Il Piccolo"
domenica, 2 ottobre 2016


Don Paolo Iannaccone si presenta oggi alla comunità. «Sarò presente part time perché devo studiare teologia»


di Riccardo Tosques
Ventun anni di sacerdozio all’attivo, cinque parrocchie triestine alle spalle, ex condirettore del settimanale Vita Nuova. Oggi alle 10.30 il cinquantenne don Paolo Iannaccone si presenterà ai suoi nuovi parrocchiani di Aquilinia celebrando la messa nella chiesa di San Benedetto Abate (alle 9.30 la cerimonia liturgica in lingua slovena). Un po’ a sorpresa, su richiesta del vescovo di Trieste, Iannaccone sarà un parroco part time. Don Paolo, possiamo definirla un globetrotter delle parrocchie? Sì, possiamo anche dirlo visto che ho cambiato cinque parrocchie a Trieste in 21 anni. Quali parrocchie ha seguito? Ho iniziato al Gesù Divino Operaio dietro via Flavia, poi sono stato due volte a Borgo San Sergio, e ho operato a Santa Maria Maggiore, San Giovanni decollato e alla Beata Vergine delle Grazie in via Rossetti. Negli ultimi nove anni ho lavorato invece nella chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù in via Manzoni. Difficile lasciare i suoi fedeli dopo nove anni? Il detto popolare “lasciare è sempre un morire” è vero. Io ho cercato di esercitare una paternità sulla comunità di Santa Teresa. Quando ho annunciato la mia partenza ho visto rammarico e dispiacere nel volto delle persone. Allo stesso tempo mi aspetta una nuova avventura. E di ciò mi rallegro. Conosce il territorio muggesano? A Muggia conosco bene dei cari sacerdoti come don Andrea Destradi, don Alex Cogliati e don Silvano Latin. Insieme abbiamo fatto delle celebrazioni. Ho fatto anche qualche matrimonio in Duomo e a Muggia Vecchia. Il suo rapporto con Aquilinia? È una realtà parzialmente nuova per me. Però ricordo che per un periodo, tanti anni fa, prima di entrare in Seminario, ho fatto il fattorino consegnando proprio nelle case di Aquilinia le copie di Famiglia Cristiana. È pronto per celebrare la messa in lingua slovena? Ammetto che non conosco bene la lingua, se non qualche parola. Ma sono davvero contento di incontrare questa comunità. Sarà una bella opportunità per migliorare le mie conoscenze e per essere ancora più uniti. Come si approccerà alla comunità di Aquilinia? Evidentemente mi metterò in ascolto, non calando nulla d’alto. Voglio conoscere, imparare e capire. La aspetta un’attività intensa. Preoccupato? No, anzi. Sarà un’attività intensa, sicuramente, ma non a tempo pieno. In che senso? Il Vescovo mi ha chiesto di studiare, quindi dovrò scegliere una facoltà teologica in qualche Università. Non so ancora bene i miei spostamenti. Certo è che non potrò essere presente tutta la settimana. Lei è considerato un parroco progressista. Papa Francesco parla di “periferie esistenziali”. Ecco, io sono solito adoperarmi in questo senso, cercando di aprire canali di dialogo verso persone in difficoltà come possono essere persone in stato di povertà oppure gli immigrati. Poi ci sono altri temi importanti che riguardano altre “categorie”. Quali “categorie” ha seguito in prima persona? Parlo ad esempio dei cosiddetti “irregolari”, brutto termine per definire le persone risposate o divorziate. E poi ci sono gli omosessuali cristiani. Sono progetti interessanti che assieme a quello dei preti di strada di don Mario Vatta costituiscono il mio background.

 

Ingegnere barbone cerca casa «In cambio lavorerò gratis»
da "Il Piccolo"
sabato, 1 ottobre 2016

 

Vive nel bosco dell’Arciduca di Muggia ma chiede una residenza su dei volantini. Gli bastano tre mesi per poter poi ottenere l’accesso ai Servizi sociali del Comune


di Riccardo Tosques
“Io lavoro gratis per te tre mesi in cambio per residenza in Muggia”. Un po’ sgrammaticata nella forma, ma assolutamente comprensibile nella sostanza. È la inusuale “proposta di lavoro” stampata su un volantino che in questi giorni è stato distribuito dal cinquantatreenne italoamericano Randolph Jack Solo, ingegnere informatico laureatosi in Oregon. Alto, capello lungo bianco, cappello da baseball in testa, Jack è un personaggio sui generis, arrivato a Muggia dopo essere passato per Roma, Torino e Trieste. Attualmente la sua “residenza” muggesana è una tenda color blu collocata in uno spiazzo all’interno del bosco dell’Arciduca, poco lontano dalla strada per Chiampore. Nel volantino l’uomo ha evidenziato varie mansioni che potrebbe svolgere - fare la spesa, pulire o dipingere la casa, lavare la macchina, tagliare l’erba, cucinare cibo cinese, italiano e americano, insegnare inglese, matematica o informatica - in cambio di una contropartita messa sul piatto senza troppi giri di parole: trovare un cittadino residente a Muggia che possa permettere a Jack di utilizzare il proprio indirizzo al fine di ottenere una residenza e quindi la possibilità di accedere ai servizi sociali locali. «Sono onesto. Sono molto povero. Mi mancano cibo, vestiti e non ho un indirizzo per ricevere la posta», aggiunge nel suo sos cartaceo l’ingegnere. Alla fine del foglio sono indicati, un po’ a sorpresa, il numero di telefono nonché un indirizzo di posta elettronica attraverso i quali poter contattare l’uomo. Negli scorsi giorni Jack ha distribuito il proprio volantino autoreferenziale nelle mani di diversi residenti tra cui una muggesana che stava attraversando il centro storico. «Evidentemente non sapeva chi fossi, ma questo poco importa: quando ho letto il contenuto del foglio mi sono subito preoccupata e ho contattato la responsabile dei Servizi sociali», racconta il sindaco di Muggia Laura Marzi. Come fa sapere l’assessore alle Politiche sociali Luca Gandini, il Comune si è offerto di aiutare l’italoamericano: «Abbiamo proposto una soluzione di emergenza, oltre ad un’altra possibile soluzione a Trieste. Ci ha risposto che non era interessato. Rimane il fatto che è un cittadino formalmente residente a Torino e in effetti, finché non ottiene una residenza a Muggia, i nostri Servizi sociali non possono intervenire». Definito cortese ma schivo, dopo essere stato aiutato da qualche cittadino muggesano con dei pasti caldi, Jack è stato segnalato alle forze dell’ordine da qualche residente di strada per Chiampore o da qualche frequentatore del bosco, evidentemente impaurito dalla presenza del mini accampamento (c’è chi sostiene anche di aver visto più tende e più persone), oppure infastidito dalla presenza di rifiuti maleodoranti lasciati nel bosco. La polizia locale è andata a fare dei sopralluoghi in zona intimando all’uomo di rispettare un’ordinanza sindacale che prevedeva lo sgombero dell’area. L’uomo si è però rifiutato di rispettare quanto richiesto, tanto è vero che qualche giorno dopo, durante un altro sopralluogo, constatata ancora una volta la presenza della tenda, è stata notificata una ingiunzione per inottemperanza nei confronti dell’ordinanza. Di fatto ora la competenza passerà a brevissimo alla Procura, che dovrà decidere il da farsi: il comportamento di Jack dovrebbe avere conseguenze penali. «Dispiace aver dovuto procedere in maniera pesante, ma in questo caso, come facciamo sempre quando si va direttamente contro le persone, abbiamo cercato in tutti i modi di approcciare la problematica nel rispetto dei diritti e regolamenti. Purtroppo questo atteggiamento non è servito», racconta l’assessore alla polizia locale di Muggia Stefano Decolle. Abbiamo cercato sul telefonino e via mail l’uomo che però non ha risposto. In compenso ieri si è manifestato nuovamente nel centro di Muggia, lasciando dei volantini sul parabrezza di alcune automobili in sosta parlando di “politica” e “mafia”. Ma soprattutto chiedendo, alla fine del suo improbabile manifesto politico, di ricevere denaro, via internet, sul suo conto PayPal.