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Muggia si interroga sui selfie a luci rosse degli adolescenti

da "Il Piccolo"
venerdì, 30 settembre 2016

 

Politici, sportivi ed educatori esprimono preoccupazione «Serve un’assunzione di responsabilità delle famiglie»

di Riccardo Tosques

Parzialmente stupita e affranta. Muggia si è risvegliata così, ieri mattina, nel venire a conoscenza di due episodi a luci rosse accaduti quest'estate in due luoghi pubblici in pieno giorno. L'ardore giovanile di una coppia sorpresa a fare sesso su una panchina vicino al campo gioco di Zindis e l'audacia di una teenager intenta a scattarsi dei selfie alle parti intime vicino al Castello di Muggia hanno suscitato un vivace dibattito tra genitori, politici ed educatori. «Da genitore e da ex adolescente posso dire che la coppietta di giovani che si imbuca per fare sesso fa parte della storia del mondo. Una volta erano i boschetti. Adesso qualcuno ha preferito una panchina, perfettamente visibile. Cambiano i tempi, evidentemente, resta il fatto che la visione perbenistica che alcuni vogliono ostentare a Muggia su questo argomento mi fa ridere». Stefano Decolle, padre oltre che assessore della giunta Marzi, sembra non condannare l'azione dei due giovani: «No, attenzione, quando fai sesso in un luogo pubblico il rischio è di una sanzione penale, quindi non c'è da scherzarci su. Trovo molto più preoccupante chi fotografa il proprio corpo. I social non sempre sono controllabili come pensano i giovani e anche qualche adulto, e la voglia di farsi riconoscere e apparire è sempre più spasmodica». Basita invece Roberta Vlahov consigliere comunale e madre di un giovane di 22 anni: «Sembra che ai ragazzi non vengano insegnati i pericoli in cui possono incorrere assumendo questi atteggiamenti. Trovo che le famiglie, assieme alla scuola e alle altre istituzioni, debbano ascoltare di più i giovani. Quanto accaduto a Muggia è un problema molto grave, da non sottovalutare e da affrontare, con serenità, ma anche con fermezza». Marco Finocchiaro, consigliere comunale, padre, ma anche segretario della società di canottaggio Pullino, mette in evidenza la sinergia che deve instaurarsi tra sport, scuola e associazioni: «La nostra società sportiva, come altre, è molto impegnata soprattutto verso la fascia adolescenziale, la più critica e fragile. Cerchiamo di infondere valori sportivi che fanno parte della vita, come il rispetto e la solidarietà. Certo non si può pretendere che una società sportiva si prenda carico dell’educazione di un figlio». La percezione di Finocchiaro è che «più di qualche famiglia cerchi con la scuola e il mondo dello sport di sopperire alle mancanze nell’educazione dei propri figli». Rudy Palermo, padre e istruttore di calcio con il Muglia, punta il dito contro la tecnologia: «Sono allibito. Fatti che purtroppo sentiamo ai telegiornali possono accadere anche a Muggia. Internet e i social network possono fare danni pazzeschi. I ragazzi di oggi vogliono sentirsi protagonisti, sfidando le regole, rischiando invece di fare pericolosi danni, soprattutto verso se stessi». Palermo mette sul piatto della bilancia anche il ruolo delle famiglie: «Una una volta c'era più rigidità, oggi invece viene data più libertà, ma la libertà di sbagliare è sempre dietro l'angolo, soprattutto quando c'è il desiderio di emulare comportamenti sbagliati». Anna Demarchi, consigliere comunale, educatrice nella vita di tutti i giorni, si dichiara non stupita da quanto accaduto: «Come detto anche da Don Alex Cogliati sono cose che purtroppo succedono. Sono convinta che non tutti i giovani muggesani si comportino così. Rimane il fatto che sono episodi che preoccupano e che possono sfociare in atti di bullismo o emarginazione sociale». Rimedi? «E' un fenomeno difficile da arginare - conclude Demarchi - sicuramente tacere non porta a niente, meglio parlarne e cercare un modo sano per affrontare la questione».

 

IL PARROCO «I genitori dicano anche no»


«Credo che alcuni ragazzi, anche a Muggia, stiano scambiando pericolosamente il mondo della finzione con quello della realtà, il tutto senza che i genitori se ne rendano conto». Don Andrea Destradi (foto), 38enne parroco di Muggia Vecchia, analizza quanto accaduto. «I ragazzi che si rapportano con il mondo tecnologico e digitale non capiscono il peso di una foto o di un comportamento senza filtri morali. Purtroppo nemmeno i genitori non si rendono conto di questa pericolosità». Interessante la percezione sul ruolo di mamma e papà, da parte del parroco: «A volte i genitori rischiano di trasformarsi nei migliori amici dei ragazzi dicendo sempre di sì, ma al tempo stesso di essere i loro complici. Devono sapere anche dire di no. In un mondo in cui la frammentazione nell'educazione è sempre maggiore, i figli hanno ancora più necessità di una figura di riferimento solida ma aperta al dialogo». (tosq)

 

IL CONSIGLIERE COMUNALE  «È impensabile minimizzare»

«Siamo di fronte a due fatti gravissimi: è impensabile minimizzare quanto accaduto». Roberta Tarlao (foto), consigliere comunale, madre, ex assessore provinciale alle Politiche giovanili, è quasi choccata. «Per colpa di Internet la sessualità è vissuta in modo molto diverso rispetto a una volta. Il senso del pudore non esiste più, e a 15 anni le ragazze fanno a gara per perdere la verginità, altrimenti vengono derise dagli amici». Secondo Tarlao quanto accaduto può essere interpretato come un messaggio di aiuto: «Penso siano davvero modi di manifestare disagi che, se non colti al momento opportuno, possono portare a cose ben più gravi. Basti pensare ai suicidi a causa di immagini hard pubblicate in Internet o tramite i cellulari, oppure a quelle ragazze che recentemente hanno filmato una violenza sessuale subìta da una loro amica. É grave che le istituzioni sottovalutino quanto accaduto». (tosq.)

 

Selfie osè e sesso all’aperto. Allarme baby hard a Muggia

da "Il Piccolo"
giovedì, 29 settembre 2016

 

Dalla ragazzina che si spoglia per fotografarsi alla coppietta senza freni

Due episodi a luci rosse in pieno giorno con protagonisti dei giovanissimi

 

di Riccardo Tosques

Selfie in posizioni osé vicino alle antiche mura del Castello e lezione di Kamasutra in presa diretta a Zindis. È stata un’estate bollente quella che ha visto protagonisti alcuni teenager muggesani, “pizzicati” dagli occhi attoniti di alcuni cittadini che in pieno giorno si sono trovati davanti a scene decisamente inusuali in luoghi pubblici. La notizia, circolata insistentemente in queste ultime ore, è stata confermata dal sindaco di Muggia Laura Marzi: «Sì, è successo, ma sono casi isolati, non ho alcun dubbio, comunque sono rattristata da episodi sui quali evidentemente dobbiamo un po’ tutti porci delle domande». La prima scena a “luci rosse” è stata segnalata nel giardino del Castello di Muggia. Una adolescente, dopo essersi alzata la maglia, ha iniziato a compiere una serie di autoscatti con il proprio telefonino, con tanto di bastone allungabile, immortalando il proprio corpo parzialmente scoperto. Pare anche che la giovane si sia autofotografata le parti pubiche e il fondo schiena: pur essendo in pieno giorno la minorenne non ha avuto grandi esitazioni nell’abbassarsi i pantaloni. Scatti proibiti, non si sa bene destinati a chi, compiuti all’interno dell’area del medievale Castello muggesano. La giovane, dopo alcuni minuti, si è poi rivestita e senza grandi imbarazzi ha lasciato il luogo incriminato. Il secondo episodio è ancora più hard. Su una panchina vicina al campo giochi del borgo di Zindis, una giovanissima coppia, dalle iniziali effusioni su labbra e collo, si è spinta ben oltre. I due amanti sono stati visti infatti in preda ad una passione quasi senza limiti: prima un rapporto orale, poi un rapporto completo, pare, sviluppato articolatamente in “diverse posizioni”. Il rapporto sessuale si è consumato durante le ore diurne, a pochi passi da un’area nella quale sono soliti giocare i bambini del rione. Marzi ha confermato come detto i due episodi: «Partendo dal fatto che sono due casi isolati che certo non rispecchiano la maggioranza dei nostri giovani adolescenti, devo dire che trovo quanto accaduto allucinante e triste». Marzi mette sotto accusa «la necessità forzata in alcuni giovani di cercare il brivido stando sopra le righe, sfidando le regole, invece che vivere serenamente e in modo sano la propria sessualità». Inevitabile poi la riflessione sull’educazione impartita dalle rispettive famiglie a questi teenager “trasgressivi”: «Si sa che quando i genitori fanno delle raccomandazioni, spesso queste vengono disattese e, anzi, si ottiene il risultato diametralmente contrario. Però qui si parla di alcuni valori, culturali e sociali, che vengono a mancare completamente». Il primo cittadino cerca di smorzare la vicenda: «Sono sicura che siamo davanti a delle eccezioni. Ad ogni modo sono rattristata. Anche perché con quello che si legge oggi, con fatti di cronaca nera legati a video hard o foto osé pubblicati sui telefonini o tramite internet, direi che è il caso di prestare massima attenzione». I due episodi non sono stati denunciati alle autorità competenti. Ma a quali sanzioni si rischia di andare incontro? Dal gennaio di quest’anno l’articolo 527 del Codice penale, inerente i cosiddetti “atti osceni in luoghi pubblici”, è stato parzialmente depenalizzato. L’essere colti in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza aver predisposto le misure idonee “per evitare lo scandalo e l'offesa al pudore”, è punibile con una semplice multa, al pari, ad esempio, di una contravvenzione per divieto di sosta. Ma rimane tuttora un reato, punito con reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi, il compiere atti osceni in prossimità di luoghi frequentati da minori e se vi è quindi il pericolo che i minori possano assistervi. 

 

«Sta venendo a mancare il rispetto per sé e gli altri»

da "Il Piccolo"
giovedì, 29 settembre 2016

 

Don Alex Cogliati, parroco della chiesa di San Matteo Apostolo a Zindis, ma soprattutto educatore e per tanti anni punto di riferimento per i giovani del ricreatorio “Penso”, si dichiara «non stupito». Don Alex, perché non è sorpreso? Sono profondamente dispiaciuto e provo una grande tristezza, ma oramai non mi stupisco più di nulla. Purtroppo riscontro in molti giovani la difficoltà nel provare rispetto verso se stessi e verso gli altri, che può portare a compiere anche simili gesti, deprecabili, soprattutto quando compiuti in luoghi in cui vi possono essere minorenni. Perché fare sesso in un luogo pubblico di giorno? Mi capita di notare a volte l’incapacità dei giovani ad affrontare e riconoscere i propri sentimenti. Inoltre credo che molto spesso vi sia una separazione netta tra il mondo dei sentimenti e quello della sessualità. Queste due sfere dovrebbero invece intrecciarsi. Che ruolo ricopre la tecnologia oggi tra i giovani? Non possiamo demonizzare i telefonini o i social. Fanno parte della vita di tutti i giorni. Sta a noi educatori e in primis ai genitori insegnare ai ragazzi un corretto utilizzo di questi strumenti, facendo attenzione che non ne vengano assorbiti o travolti. Da educatore cosa suggerisce? A scuola noi docenti, in alcune classi, seguiamo un protocollo che prevede che ad inizio ora i ragazzi consegnino i propri cellulari. I telefonini vengono messi all’interno di una cesta e ripresi a fine lezioni. Cerchiamo così di fornire una corretta gestione del cellulare. E il ruolo delle famiglie? Le famiglie sono fondamentali. Percepisco che fare il genitore oggi sia molto difficile. Ma un figlio è la cosa più preziosa che un genitore possa avere. Bisogna sapere giungere a compromessi evitando il muro contro muro e sapendo dire “no” quando serve. Ma soprattutto bisogna cercare il dialogo con i propri figli, cosa non sempre facile, ma indispensabile. Per tutti. (tosq.)

 

Boom di lettori a Muggia. Prestiti record in biblioteca

da "Il Piccolo"
mercoledì, 28 settembre 2016

 

Impennata di utenti nella nuova struttura comunale inaugurata lo scorso aprile

Raddoppiate le presenze mensili. Crescono gli appassionati di romanzi under 14

di Riccardo Tosques

Oltre 330 nuovi iscritti e ben 5.550 prestiti. Numeri assolutamente da record quelli che stanno caratterizzando l’attività della biblioteca comunale di Muggia “Edoardo Guglia”. In cinque mesi di apertura, la struttura, inaugurata il 4 aprile scorso, ha dimostrato di saper attirare gli interessi dei muggesani. Già i numeri registrati nella prima settimana di vita avevano evidenziato un ampio consenso: 807 presenze in soli sei giorni e ben 558 prestiti, numeri ben superiori alle 319 presenze e ai 278 prestiti delle stesse giornate del 2015, quando la struttura era ancora posizionata all'interno del centro culturale di piazza della Repubblica. L'edificio che oggi sorge all'interno dei Giardini Europa pare non essere però la tipica meteora. Nei mesi estivi il boom di nuovi iscritti è andato di pari passo con il numero dei prestiti. Alcuni esempi? Il numero di presenze è più che raddoppiato, arrivando a quota 2mila visite mensili, con una flessione solo minima in luglio e agosto (intorno ai 1800). E nonostante i mesi estivi vedano in generale meno affluenza in strutture quali le biblioteche, controcorrente è andato il numero di nuove iscrizioni che in agosto sono state ben 63. Un numero che, dopo il record di 122 dell'aprile inaugurale, rappresenta il valore più alto di questi primi cinque mesi di vita. Nella vecchia “Guglia”, nei mesi di gennaio, febbraio e marzo le iscrizioni si attestarono rispettivamente a 8, 18 e 10 unità. Ma il dato che, fra tutti, è senz'altro maggiormente degno di nota è quello relativo ai prestiti totali di libri. Era stato, in tal senso, già significativo il balzo dei prestiti da 492 ai 1137 libri in coincidenza del passaggio tra vecchia e nuova biblioteca, ma è ad agosto che si è toccato il valore più alto di sempre, con ben 1238 volumi, a cui vanno sommati i 292 prestiti di materiale multimediale. L'ultimo tassello importante riguarda il ringiovanimento degli utenti: attualmente la categoria adulti rappresenta il 70% dei frequentatori, mentre gli under 14 sono saliti al 30%. Nella struttura precedente le proporzioni tra adulti e giovani si aggirava intorno al 92% contro l'8%. «Diciamocelo, questi dati superano anche le nostre più rosee aspettative», confessa il sindaco Laura Marzi, una delle maggiori sostenitrici della nuova biblioteca comunale nella precedente giunta Nesladek. Costata quasi un milione di euro - ripartiti tra Fondazione CRTrieste, Regione, Comune di Muggia e Montedoro Shopping Center - la nuova struttura, che in precedenza ospitava la sede della Polizia locale rivierasca, è stata costruita in base ai più moderni criteri di risparmio ed efficienza energetica, con l'installazione sulla copertura di un impianto fotovoltaico, lampade a Led, nonché miglioramento degli isolamenti termici. Marzi non nasconde la propria soddisfazione: «Nonostante diverse critiche ricevute in passato, questi dati sono una splendida conferma del fatto che, esattamente come erano stati pensati, questi luoghi sono riconosciuti come spazi di vero incontro tra le persone oltre che delle persone con i libri. Siamo felici che anche gli spazi all'aperto ne abbiamo evidentemente guadagnato ritornando ad essere luoghi della comunità che non solo ora frequenta l'area dedicata ai più giovani, ma anche tutto il giardino e le terrazze». Ma quali sono i libri preferiti dai muggesani? Ragionando per macroaree il genere che va di più è quello letterario, seguito subito dai volumi per bambini e ragazzi, sul podio più basso la saggistica. Attenzione però. Biblioteca non significa esclusivamente libri. Anzi. Il prestito di dvd è gettonatissimo. Anche qui i film per bambini sono tra i più apprezzati. Più indietro documentari e film musicali. E visto il successo registrato, Marzi preannuncia una novità: «Con il prossimo bilancio contiamo di poter garantire un orario di apertura ampliato, una richiesta giuntaci da tanti utenti, soprattutto giovani, che hanno evidentemente apprezzato il valore di una biblioteca tecnologicizzata». 

 

Botta e risposta sui bagni della scuola media

da "Il Piccolo"
mercoledì, 28 settembre 2016

 

Meio Muja interroga sulla “puzza” alla Nazario Sauro. Decolle: «Siamo intervenuti. Speriamo basti»

Gli odori nauseabondi provenienti dai bagni della scuola media Nazario Sauro sono cessati? A chiederlo è la capogruppo in Consiglio comunale di Meio Muja Roberta Tarlao con un’interrogazione all’assessore Stefano Decolle depositata già giorni fa. L’istituto di viale D’Annunzio, la scorsa primavera, è stato infatti oggetto di un intervento da 13.500 teso a risolvere l’emergenza. La delibera giuntale sottolineava, senza giri di parole, l’inderogabilità degli interventi «dinanzi alla situazione di effettivo pericolo per i fruitori del plesso dovuta alla possibile caduta di intonaci ed al procrastinarsi di situazioni di disagio dovute al malfunzionamento degli sfiati delle colonne fognarie interne». Nello specifico Tarlao, alla riapertura dell’anno scolastico, ha voluto verificare se sono stati effettivamente risolti i problemi relativi agli odori nel bagno delle ragazze al primo piano e allo spandimento acqua «dato che un tubo del gabinetto si era staccato e quando si tirava lo sciacquone si allagava il bagno». Sulla vicenda è arrivata la risposta dell’assessore alla Manutenzione del Patrimonio del Comune di Muggia Stefano Decolle: «Sono stati eseguiti gli interventi sugli scarichi dei bagni e speriamo vivamente che la problematica sia rientrato, altrimenti sarà necessario intervenire sulle colonne di scarico, intervento che sarebbe decisamente più costoso e complicato, dato che non ci sono soldi a bilancio». Decolle, nell’occasione, ha anche evidenziato come tutti gli edifici scolastici di Muggia «siano sicuri ma vetusti». Motivo per cui è necessario, secondo l’esponente della giunta Marzi, «un drastico cambio di rotta» improntato non più al singolo intervento di manutenzione ma alla riqualificazione completa degli edifici. «Puntiamo sempre a manutenzioni importanti legate alla tinteggiatura degli edifici oppure al cambio delle piastrelle delle aule. Ma il problema è che stiamo parlando di strutture degli anni Cinquata». Che fare dunque? Semplice, per Decolle: «Demolire e ricostruire costa alla lunga meno che intervenire costantemente. Anche a Muggia bisogna iniziare ad affrontare la situazione del nostro patrimonio scolastico e pubblico in generale con un’altra visione di insieme». (r.tos.)

 

 

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di martedì 27 settembre 2016

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di lunedì 26 settembre 2016

 

 

Coppia di turisti campeggia sul tetto della sede Pro Loco

da "Il Piccolo"
domenica, 25 settembre 2016

 

A Muggia la tenda di due ventenni francesi in vacanza non passa inosservata. Prima notte vicino all’attracco del Delfino Verde. Seconda in piazzale Caliterna.


di Riccardo Tosques

La prima notte hanno sistemato la loro alcova d’amore sul molo dove attracca il Delfino Verde. La seconda notte, invece, hanno deciso di soggiornare a quote “più elevate”, in piazzale Caliterna, sopra il tetto della sede della Pro Loco. In questi giorni di inizio autunno una coppia di giovani turisti francesi sta spiccando per originalità, inventiva e anticonformismo in base alla scelta della location per il pernottamento delle proprie vacanze muggesane. Niente hotel, niente bad & breakfast, niente camping autorizzati: la tenda la si colloca gratuitamente, a piacere. Ferie low-cost? Sicuramente, anzi, meglio. Perché in questo caso il pernottamento ha avuto un costo pari a zero euro. Qualche “problemino” la coppia francese lo ha però registrato con le forze dell’ordine. Se la prima notte sul molo vicino alle barche è trascorsa indenne, quella sul tetto dell’edificio in piazzale Caliterna non è passata affatto inosservata. Qualche cittadino incredulo e forse al tempo stesso indispettito ha avvisato la Polizia di Stato. Dalle ricostruzioni è emerso in realtà che la coppia, durante la seconda notte, si era accampata inizialmente sul lastricato di Caliterna, a due passi da mare. Da qui l’intervento e l’identificazione da parte di una pattuglia del Comando muggesano della Polizia. I turisti fai da te sono una coppia ventenne, proveniente dalla Francia. Uno dei due, peraltro, è laureato alla Sorbona di Parigi. I due, una volta ricevuto l’invito da parte dei gendarmi di sloggiare da Caliterna, hanno atteso che i poliziotti se ne andassero via, per tornare ad alloggiare nella invidiabile location vista Golfo. Questa volta, però, l’azzardo è stato ancora maggiore: i transalpini hanno deciso di occupare il tetto della struttura che si collega alla sede della Pro Loco di Muggia. Sul web la coppia francese è stata presa di mira goliardicamente per l’eccesso di zelo. «Spetemo la bora cusì i ciapa il diretto per Grado...», se la ride Marco Vatovani. L’ex candidato sindaco Marco Stener ironizza: «Vista ’sai bela, no ghe se gaveva mai pensà. Xe poco de dir, semo turistici fora modo». Ma c’è anche chi coglie l’occasione per ricordare lo stato dei muri della struttura: «Fa più bela figura la tenda sconta de sora che el muro a tochi in vista de soto...» sentenzia Daniele Karlicek. Non poteva ovviamente mancare il commento del presidente della Pro Loco di Muggia Andrea Spagnoletto: «Me chiedo come che ga piantado i picchetti. Li ga saldai? Ghe ne go viste a Muja, questa me mancava». A difendere il comportamento dei due turisti francesi è l’assessore al Turismo Stefano Decolle: «C’è da dire subito che sono giunte delle segnalazioni da parte dei nostri cittadini, su una situazione che in realtà era stata già verificata dalle forze dell’ordine, a riprova che i tutori della legge sono sempre operativi. Detto ciò - spiega Decolle - questo turismo d’altri tempi, in cui non si vuole essere imprigionati da tour operator dozzinali, in cui si fuoriesce dalle regole, non mi dà affatto fastidio, anzi». Il sindaco Laura Marzi, definendo la situazione dei due francesi sul tetto come «piuttosto anomala», ha ricordato invece come esista «un regolamento comunale in cui è evidenziato che non si può praticare campeggio abusivo». Ora resta da capire se la coppia sia ancora a Muggia. E soprattutto dove deciderà di collocare la propria tenda verde.

 

 

Muggia “monopolizzata” dall’esercito dei Crevatin

da "Il Piccolo"
sabato, 24 settembre 2016

 

Nella classifica dei cognomi cittadini prevale una colonia documentata sin dal 1397. Oltre quota 100 ci sono pure i Fontanot venuti da Capodistria e persino dal Brasile.

 

di Riccardo Tosques

Crevatin batte Fontanot 124 a 115. La speciale partita dei cognomi muggesani più diffusi vede nel 2016 un appassionante testa a testa tra due delle “casate” più rinomate della cittadina istroveneta. Solo terzo posto invece per un altro classico rivierasco, i Millo, che non raggiungono le cento unità attestandosi a quota 87. Cognomi stranieri? A Muggia nessuno supera le dieci unità. Lo scettro dunque rimane saldamente in mano a loro: i Crevatin. La carica dei 124 muggesani che portano questo cognome conferma la già discreta diffusione a Trieste e nell’altipiano carsico - in questo caso nella forma slovena Hrovatin - di un cognome che ha chiare origine istriane. I Crevatin, infatti, affondando le proprie radici nella cittadina di Buie d’Istria: a tale proposito, come evidenzia Marino Bonifacio nel suo libro “Cognomi triestini”, è documentata la presenza di tale Michaele Crovatino nel lontano 1397. Una curiosità: a Muggia non esiste una via intitolata ad alcun Crevatin. L’unico rimando alla famiglia è quello indiretto con la via dei Crevatini, posta a ridosso con l’ex confine sloveno, ben evidenziando poi che Crevatini è il nome della località situata nel comune di Capodistria. Di origine istriana sono pure i Fontanot, che devono però accontentarsi della medaglia d’argento nella speciale classifica muggesana. I capostipiti dei Fontanot sono il capodistriano Giovanni, nato nel 1855, e suo cugino Antonio, vissuto in Brasile e poi tornato a Pirano. La medaglia di bronzo va invece ai Millo, detentori di un cognome che trae origine da tre nuclei siti tra il Friuli, il Veneto e l’immancabile Capodistria. Ad un Millo, il mitico sindaco Gastone, è dedicata il centro culturale di piazza della Repubblica. Ma Millo è anche il nome del regio sommergibile Ammiraglio affondato dagli inglesi nel marzo 1942 nel mar Ionio. Sono ben cinque poi i cognomi che oltrepassano quota 50 unità. I Bertocchi sono esattamente 70, poi ci sono i 64 Bossi. Presenti inoltre 55 Ciacchi, 54 Novel e 52 Apollonio. Quella dei Bertocchi è una antica famiglia bolognese, diffusasi in diverse regioni d’Italia. L’origine del cognome andrebbe ricercata nell’aferesi del nome proprio Roberto (ma anche Alberto, Umberto o Ruperto), appartenuto, probabilmente, al capostipite. Un Nicola Bertocchi prese parte sotto i vessilli della Santa Lega alla Battaglia di Lepanto del 1571. Bertocchi è anche il nome di una località in territorio sloveno a pochi chilometri da Muggia. Al Duecento risale invece l'origine del cognome Bossi, nobili provenienti da Milano e dintorni. Nella cittadina istroveneta il Bossi più famoso e lo scultore Villi, proprietario del castello di Muggia. Ciacchi invece deriva dal centro Italia: presente a Pesaro ad inizio Settecento, forse la famiglia originaria era di Firenze. Dalla Toscana pare che arrivino anche i Novel, poi diffusisi nel Nordest. Sono presenti in territorio triestino a partire dal Trecento. Diffusione praticamente su tutto il territorio invece per gli Apollonio, probabile cognominizzazione di una forma patronimica del nome Apollonio. In Istria il capostipite era tale Pellonius de Qualiça cioè Apollonio di Qualizza, documentato a Pirano nel dicembre 1201. Nel Trecento tre Apollonio facevano parte del Consiglio nobile di Pirano. La speciale classifica muggesana prosegue con i vari Vascotto, Mauro, Balbi, Furlani, Mercandel, Frausin e altri 74 cognomi con almeno dieci unità presenti. Assenti cognomi stranieri sotto la soglia dei dieci soggetti. Un’ultima curiosità. Dando uno sguardo al numero di muggesani all’estero il cognome Poropat è il più diffuso. Una sorpresa visto che a Muggia ce ne sono solamente 12. I Poropat sono seguiti dai vari Marchio, Novel, Dudine, Fontanot, Vidal, Zupin e Scheriani. I Crevatin? Sono solamente a metà classifica. A riprova del fatto che il primo amore non si scorda mai.

 

I PRIMI: Sul Carso la variante Hrovatin


Cognome di origine istriana, Crevatin trae origine dalla cittadina di Buie d’Istria. A pochissimi chilometri da Muggia sorge in Slovenia l’abitato di Crevatini (Hrvatini nella dizione slovena), posto sotto il comune di Capodistria. Diverse le forme esistenti alternative a Crevatin. La più diffusa è quella di Hrovatin, la forma slovena molto capillare nell’altipiano carsico, soprattutto nell'abitato triestino di Opicina. I Hrovatin sono rintracciabili anche nel Comune di Sgonico. Nella toponomastica muggesana non esistono strade intitolate ad un particolare Crevatin, ma esiste la via dei Crevatini che lambisce l’ex confine con la Slovenia. Negli ultimi anni due sono i Crevatin apparsi sulla scena politica locale rivierasca: Franco Crevatin, vicesindaco della prima giunta guidata dall'ex sindaco Nerio Nesladek (nella foto), e Diego Crevatin, ex consigliere comunale del Partito democratico nella seconda amministrazione Nesladek, nonché apprezzato storico del Carnevale di Muggia.

 

I TERZI: I Millo nel mito di Gastone

 “L’incontro si svolgerà nella sala G. Millo”. Quante volte sarà capitato di leggere o ricevere l’invito per un incontro pubblico o una conferenza stampa in programma nella sala del centro culturale di piazza della Repubblica intitolata alla memoria di Gastone Millo. Operaio del cantiere San Rocco, antifascista, comandante partigiano, dirigente sindacale, sindaco di Muggia dal 1964 al 1977 nonché consigliere regionale, Gastone Millo è sicuramente il Millo più famoso di Muggia. Nato nella cittadina rivierasca il primo maggio 1919 Gastone si sposò con Francesca, classe 1922, che di cognome, ironia della sorte, faceva anche lei Millo: insomma, Francesca Millo in Millo. Oggi a Muggia vivono la figlia di Gastone, Biancamaria Millo, nonché i nipoti Davide e Luca. Il Millo extramuggesano più famoso è invece Enrico, classe 1865, genovese, senatore del Regno d’Italia nel 1913, poi Ministro della Marina, successivamente governatore della Dalmazia. A lui venne intitolata la Regia imbarcazione, l’Ammiraglio Millo, che venne affondata dai britannici nel 1943 durante la Seconda guerra mondiale (nella foto l’affondamento in un dipinto rievocativo).

 

I QUINTI: La fama dei Bossi grazie a Villi


Nato a Muggia l’8 novembre 1939 Villi Bossi (nella foto) è lo scultore muggesano in vita più conosciuto d’Europa. Dopo aver studiato all’Accademia di Belle arti di Genova sotto la guida di Lodovico Caraventa ha frequentato la “Scuola libera di Figura” diretta da Nino Perizi al Museo Revoltella di Trieste. Dal 1964 le sue esposizioni - perlopiù in legno o pietra - finiscono all’interno di mostre personali, di gruppo e collettive. Complessivamente ha tenuto 30 mostre personali in Austria ed in varie città italiane, partecipando a 40 simposi internazionali di scultura. Una sua grande scultura in marmo Lasa è collocata all’interno del parco urbano di Dresda, in Germania. Tra le sue opere più celebri quella realizzata nel ’99 assieme allo scultore Erik Lovko rappresentata da una grande scultura in pietra d’Istria (Kirmaniak) per segnalare l’abolizione del confine tra lo Stato italiano e quello sloveno in zona Rabuiese. Dal ’91 Villi Bossi vive nel Castello di Muggia di cui è proprietario con la consorte Gabriella. Grazie alla famiglia Bossi la medioevale struttura che sovrasta la cittadina rivierasca, archiviati i tanti anni di abbandono, è tornata a risplendere aprendo saltuariamente le porte ai visitatori, diventando luogo di arte, cultura, musica e poesia. 

 

Montedoro shopping. Quattro nuovi negozi e assunzioni in arrivo
da "Il Piccolo"
venerdì, 23 settembre 2016


Entro fine anno le aperture tra cui il maxistore Pittarosso, un brand di oggettistica della casa e un multimarca.


di Riccardo Tosques
Aumento del 6,2% dei visitatori, fatturato cresciuto del 10% rispetto al 2015. Venticinque assunzioni in vista grazie all’apertura di quattro nuovi negozi. Sono i numeri più che positivi snocciolati dal direttore del Montedoro Shopping Center, Sergio Bavazzano, che testimoniano come il centro commerciale di Muggia viaggi in controtendenza rispetto alle altre grandi realtà di Trieste. Attualmente il polo di via Flavia di Stramare è al centro di un'opera di restyling, sia della facciata esterna, sia della segnaletica e dell’illuminazione presenti nell'area riservata ai parcheggi. Nei piani riservati ai parcheggi sono state installate pure delle colonnine per le auto elettriche. Ma la grande novità riguarda le prossime aperture. «Entro dicembre apriranno nuovi fori commerciali tra cui un nome molto conosciuto nel mondo delle calzature», spiega Bavazzano. Il brand in questione è quello di Pittarosso, l'azienda creata nel Nord Est dalla famiglia Pittarello, che vanta attualmente 170 punti di grandi dimensioni in tutta Italia. Pittarosso si accomoderà nel maxistore di circa 2mila metri quadri al primo piano del centro commerciale, nell'area una volta occupata dal Family Park. Solo qui saranno una quindicina i nuovi posti di lavoro offerti. Ma lo Shopping Center muggesano vedrà presto l'apertura di altri tre fori commerciale: il negozio di telefonia H3g, che si insedierà in uno spazio di 45 mq, un negozio multimarca da 60 mq e un altro foro commerciale dedicato all'oggettistica della casa che si estenderà su 200 mq. Oltre una decina i posti di lavoro previsti nei tre negozi. «Tenendo conto che nel 2016 sono stati già inaugurati cinque fori, ora il numero dei dipendenti impiegati è di 420, che raggiungerà il titolale di 445 entro la fine dell'anno», puntualizza soddisfatto Bavazzano. Pare anche riuscita la sfida del nuovo Family park costruito nell'ex area go kart. La struttura riservata ai più piccoli conta su una superficie 1600mq con piscina esterna, scivoli e nuove attrazioni. «Era davvero necessario rinnovare la nostra offerta per i bambini e le loro famiglie a sei anni di distanza della realizzazione del vecchio Family park che comunque ha raggiunto 220 mila presenze», aggiunge Bavazzano. Se la palazzina storica del Montedoro Shopping Center è in piena attività, non giungono invece novità sulla palazzina superiore, quella “sbloccata” qualche mese fa dal Consiglio comunale di Muggia in seguito all'approvazione della variante al Piano di settore del commercio per l'individuazione delle grandi strutture di vendita, che prevedeva anche la contestuale Variante non sostanziale n.32 al Prgc vigente. Inizialmente si era parlato di realizzare tre superfici di vendita superiori ai 1000mq destinate ad alcuni grandi gruppi della distribuzione. Una cinquantina i nuovi posti di lavoro previsti. «Non ci sono novità sul progetto. I proprietari, Coopsette, hanno ricevuto le autorizzazioni necessarie», precisa Bavazzano. Insomma, la prossima mossa spetta ora all'azienda di Reggio Emilia. Tornando alle “performance” del Montedoro Shopping Center, il confronto con gli altri due maxicentri triestini è impietoso: il Giulia pare sul punto di essere venduto ad un gruppo di fuori città, mentre le Torri d'Europa, dal 2003 ad oggi, hanno visto scendere i negozi da 120 a 74. Il direttore delle Torri Stefano Minniti è ottimista, e parla di crisi passeggera. Ma a Muggia perché le cose vanno bene? «Ho un'idea ben precisa in merito - risponde Bavazzano - legata ad una semplice visione lungimirante. Qui non siamo in affanno per il semplice motivo che investiamo, continuamente, per rinnovarci: solo così possiamo essere appetibili per i clienti che evidentemente apprezzano gli sforzi fatti dal nostro centro commerciale per essere sempre al passo coi tempi».

 

 

Dipiazza al timone del "supercomune"
da "Il Piccolo"
giovedì, 22 settembre 2016


L’Uti Giuliana muove i primi passi con l’accordo fra i sei sindaci sull’assetto dei vertici. Marzi e Pisani vicepresidenti


di Riccardo Tosques
L’Unione territoriale intercomunale Giuliana è come il suo sito internet: un cantiere aperto. Nella mattinata di ieri i sindaci dei sei comuni facenti parte della (quasi) defunta provincia di Trieste hanno ufficialmente avviato il processo di costituzione dell’Uti Giuliana-Julijska, il nuovo ente di personalità giuridica che accorperà circa 236mila cittadini. Nell’ufficio del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza i sei primi cittadini hanno proceduto all’elezione dell’Ufficio di Presidenza: all’unanimità sono stati votati come presidente della Uti Giuliana lo stesso Dipiazza, vicepresidente vicario Laura Marzi (sindaco di Muggia) e vicepresidente Marko Pisani (sindaco di Monrupino). Presenti alla riunione anche Vladimir Kukanja (Duino Aurisina), Sandy Klun (San Dorligo della Valle) e Monica Hrovatin (Sgonico). «Quando si lavora seriamente mettendo al primo posto i cittadini i risultati si raggiungono. Oggi, con la novità che c’è l’accordo di tutti i sindaci del territorio, abbiamo messo il primo mattone di quella che potrà configurarsi come Uti Giuliana secondo quelle linee comuni condivise con tutti gli altri sindaci e che ora dovranno essere discusse con la Regione che dovrà fare la sua parte», ha dichiarato ieri Dipiazza. Belle parole. Ma nei fatti? L’Uti Giuliana è dotata di un sito web bilingue (giuliana.siel.it) attualmente privo di informazioni concrete: insomma, un discreto involucro senza contenuto. La motivazione è semplice. I sei sindaci hanno chiesto ufficialmente alla presidente della Regione Debora Serracchiani un incontro per sciogliere alcuni nodi cruciali per iniziare effettivamente la gestione del neoente giuliano. Sul piatto della bilancia i sindaci hanno posto uno «svuotamento» parziale delle funzioni che l’articolo 26 della Legge regionale 26 aveva inizialmente assegnato all’Uti, passando quindi dalla ipotetica gestione di 11 materie a una più realistica di 5. Sotto le ali dell’ente giuliano è stato chiesto che rimangano il sistema locale di Servizi sociali, la Pianificazione territoriale di livello sovracomunale e altre tre deleghe tra cui i Progetti europei. Le restanti materie dovrebbero invece essere attuate all’interno delle modalità previste dall’articolo 27 della Lr 26, ossia rimanere nelle salde mani dei Comuni che a loro volta, però, potranno costituire delle convenzioni intercomunali. Al 99%, dunque, materie quali Polizia locale, Turismo, Ambiente, Bilancio, Ragioneria rimarranno sotto la gestione delle singole amministrazioni. Di sicuro Sport, Cultura e Anagrafe non entreranno a far parte dell’Uti Giuliana, in quanto già previsto dalla Legge regionale. E di sicuro, a decorrere dal primo gennaio 2017, l’Uti dovrà gestire il sistema locale di Servizi sociali. Ma quando sarà effettivamente operativa l’Unione territoriale intercomunale? Dopo diversi incontri con l’assessore regionale alle Autonomie locali Paolo Panontin, giovedì 29 settembre i sei sindaci incontreranno Debora Serracchiani. Se le richieste dei sindaci verranno accettate dalla presidente della Regione, queste dovranno passare dall’analisi della giunta e subito dopo del Consiglio regionale. L’obiettivo dunque è quello di essere operativi entro la fine del 2016. Fermo restando che rimangono ancora alcune incognite. La prima riguarda la sede. In pole position pare esserci l’intenzione di farsi assegnare un palazzo utilizzato dalla Provincia. Top secret l’edificio. Poi c’è da capire chi occuperà il ruolo del personale della Uti. «Il 50% della forza lavoro provinciale è già passato o è in procinto di passare alle dipendenze della Regione. L’ideale, dunque, sarebbe “pescare” una ventina di persone dal restante 50%. Il tutto con il principale obiettivo di non depauperare i Comuni dei loro dipendenti», spiega la vicepresidente vicario Laura Marzi. Infine l’Uti dovrà dotarsi di codice fiscale, partita Iva e codice Iban. Quest’ultimo necessario per poter iniziare a ricevere le risorse economiche dalla Regione senza le quali sarebbe impossibile sopravvivere.
L’INCONTRO MATTUTINO
Il primo cittadino del capoluogo spiega che le linee guida sono definite «Ora tocca alla Regione fare la propria parte».
LE INCOGNITE RESIDUE
Da stabilire le competenze, il quartier generale e il personale che entrerà in servizio nel nuovo ente.
TRIESTE E SGONICO I PRIMI A VOTARE PER IL SÌ
Tribolato, ma alla fine scontato. Il parto dell’Unione territoriale intercomunale Giuliana-Julijska è stato indubitabilmente sofferto. Sin dalle sue origini. Trieste e Sgonico erano stati i primi due Comuni a dire sì a questo matrimonio in salsa Pd. Il capoluogo aveva avuto vita sostanzialmente facile grazie alla maggioranza dell’ex sindaco Roberto Cosolini, discorso simile per il Comune di Sgonico dove l’adesione era stata tutto sommato indolore per l’amministrazione Hrovatin. Lo stesso non si può dire certo per le altre realtà provinciali triestine. Muggia, Duino Aurisina e San Dorligo della Valle hanno dato battaglia, dimostrando grande preoccupazione per una riforma che per mesi ha messo in evidenza il rischio che “Golia-Trieste” facesse un sol boccone di “Davide-Gli altri cinque comuni della provincia di Trieste”. Lentamente, però, i muri posti da diversi elementi delle rispettive maggioranze, si sono sbriciolati. A cadere per primo è stato quello di San Dorligo della Valle. Il 13 settembre scorso anche i Consigli comunali di Duino Aurisina e Muggia si sono “arresi”: di fronte alla minaccia della decurtazione del fondo di perequazione la lotta contro “Golia-Regione” sarebbe stata ancora più impari.

 

 

Brevi
da "Il Piccolo"
giovedì, 22 settembre 2016


Presentazione del libro di Bossi Finocchiaro «Vent’anni di dubbi, menzogne e verità», l’ultimo libro della scrittrice Ettorina Bossi Finocchiaro sarà presentato domani alle 17 nella sala convegni Millo in piazza della Repubblica. Alla manifestazione saranno presenti Franco Colombo e Nicola Soia.

 

 

La “grande tribù” femminile della trisnonna Nives

da "Il Piccolo"
mercoledì, 21 settembre 2016

 

A San Rocco vive una famiglia speciale che si è formata sotto le ali protettrici di un’iperattiva signora di origini istriane

Cinque generazioni di donne vivono gomito a gomito sostenendosi a vicenda

«Abbiamo partorito tutte da giovanissime. E la storia non è affatto finita...»

 

di Riccardo Tosques 

Cinque generazioni di donne della stessa famiglia. Sembra quasi un romanzo d’altri tempi. E invece è realtà. A Muggia dove, in ottantun’anni, si è formata l’affollata “tribù” femminile sotto le ali protettrici della trisnonna Nives Bartole. Nata nel lontano 1934 a Strugnano, una frazione del comune di Pirano, trasferitasi a Muggia da più di sessant’anni, Nives vanta una parentela diretta da capogiro: i tre trisnipoti Matilde, Alice e Marta rispettivamente di tre, due e un anno, i due bisnipoti Luca e Agata Negrisin di 26 e 24 anni, una nipote Elisabetta Zorzon classe 1971, nonché una figlia, Rosanna Giovannini, classe 1954. Dalla piccolissima Marta alla ultraottantenne Nives ci sono dunque cinque generazioni di donne che si aiutano e si sostengono formando una delle famiglie più speciali di Muggia. A raccontare questa storia è Elisabetta Zorzon, nipote di Nives, nonna da quando aveva 41 anni: «Mia nonna Nives è originaria di Strugnano, luogo in cui è rimasta sino ai 21 anni quando, assieme al marito Guido e alla figlia Rosanna nata nel 1954, si è spostata dall’ex Jugoslavia al campo profughi di Padriciano. Dopo un paio di mesi la suocera di Nives ha acquistato una casa a Muggia, più precisamente a San Rocco, casa che a più di sessant’anni di distanza rimane il fulcro delle nostre famiglie». Per sbarcare il lunario, una volta a Muggia, Nives e Guido si dedicano a coltivare la terra a San Rocco raccogliendo frutta e verdura che poi vengono portati e venduti al mercato di Trieste. Dopo Rosanna, peraltro oggi molto conosciuta a Muggia in quanto impiegata nella Casa di Riposo comunale di salita Ubaldini, Nives e Guido hanno quattro figli: Chiara, Giorgio, Paolo e Lucia. La famiglia dunque si allarga sempre di più e la casa a San Rocco, come se non bastasse, ospita i quattro genitori della coppia originaria di Strugnano. Rosanna, bisnonna da quando aveva 59 anni, ricorda quel periodo con nostalgia: «Era bellissimo. È piuttosto raro avere la fortuna di vivere con quattro nonni in casa. Prima di arrivare a San Rocco ricordo perfettamente quando ho vissuto al campo di stazionamento profughi di Padriciano. All’epoca ero ancora figlia unica. Poi sono arrivati gli altri fratelli. Per me sono stati anni difficili ma allo stesso tempo ricchi di vita». Rosanna aggiunge: «Siamo una famiglia di origine contadina e siamo sempre stati attratti dallo spirito imprenditoriale di mia nonna paterna, arrivata in Italia con l’esodo. Ricordo che lei cercava una terra simile a quella di Strugnano. Così ci siamo trasferiti a San Rocco, all’epoca un monte costituito da pastini. Da lì è iniziata l’attività produttiva della nostra famiglia». Gli anni passano, Rosanna cresce, si sposa con Giorgio Zorzon e, giovanissima, partorisce Elisabetta: «Ho dato alla luce mia figlia la settimana dopo aver compiuto 17 anni. Era una cosa normale per me essendo la più grande di cinque fratelli. Ero giovane, sì, ma avevo già un obiettivo: lavorare, risparmiare per comperare ferro e mattoni per costruire una nuova casa, ovviamente vicino a quella di mia madre». Elisabetta, nata nel 1971, segue le orme materne: si sposa con Roberto Negrisin e a 18 anni dà alla luce Luca seguita due anni dopo da Agata. Nel 2013 arriva la quinta strepitosa generazione con la nascita di Matilde seguita dalla cugina Alice (2014) e dalla sorella Marta (2015). Nel frattempo nascono anche le nipoti Silvia, Giulia e Roberta, nonché la pronipote Giorgia. Un tripudio quasi tutto femminile. «Abbiamo fatto figli da giovanissime e questo ha sicuramente contribuito a creare un legame molto forte all’interno della nostra famiglia - aggiunge Elisabetta - tanto è vero che senza aiuti esterni siamo riusciti sempre ad affrontare tutte le cose belle belle e brutte della vita». Oggi le cinque generazioni vivono a Muggia vicino alla casa originaria in cui vive Nives. La trisnonna è sempre molto attiva: cucina, impartisce ordini, gioca con i trisnipoti e la pronipote. Quest’estate un ulteriore modo per stare assieme è stata la tinteggiatura della casa con quattro soli uomini e una pattuglia di donne al seguito. Ma la storia non finisce qui. Sono in arrivo, infatti, un altro pronipote e il quarto trisnipote. «E speriamo che sia femmina» se la ride Elisabetta. Perché, come dice il detto, «nella casa del gentiluomo prima la donna e dopo l’uomo». Una famiglia decisamente fuori dal comune. «Siamo molto speciali. E piuttosto chiusi: è difficile entrare nel nostro privato. D’altronde siamo una famiglia che vive aiutandosi a vicenda. Questa è la nostra indubbia forza» afferma Rosanna. Ma l’ultima battuta spetta alla supertrisnonna muggesana Nives che definisce «meraviglioso» quello che è riuscita a creare: «E sapete qual è il segreto? Andare d’accordo, volersi bene e godersi il più possibile la famiglia, la cosa più sacra che esiste». 

 

 

Strada per Lazzaretto. Aggiudicati i lavori.

da "Il Piccolo"
martedì, 20 settembre 2016

 

Il Comune di Muggia rende noto, con un avviso pubblicato ieri, che le previste opere di prevenzione idrogeologica antifrana sulla scarpata sopra la strada per Lazzaretto sono stati aggiudicati alla Nagostinis Srl di Villa Santina, a fronte di otto offerte complessive. L’appalto, si legge nell’avviso, è stato aggiudicato per complessivi 84.232 euro, per un ribasso del 37,12% sulla base d’asta da 142.681 euro, di cui 8.715 euro di oneri per la sicurezza non soggetti a ribasso. Info www.comune. muggia.ts.it.

 

 

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di lunedì 19 settembre 2016

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di domenica 18 settembre 2016

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di sabato 17 settembre 2016

 

Debutta a Muggia la prima coppia di “nonne paletta”

da "Il Piccolo"
venerdì, 16 settembre 2016

 

Filomena e Lucia in campo a fianco dei veterani Ezio e Michele. L’assessore Decolle: «Servizio di altissimo valore sociale»

 

di Riccardo Tosques

Ezio Glavina per la scuola Loreti di Aquilinia, Michele Verde alla De Amicis, Lucia Galluzzi alla Bubnic e Filomena Cassano alla Sauro. Muggia cala il suo poker di nonni paletta per il nuovo anno scolastico. Poker che inizia a tingersi di rosa perché accanto ai “veterani” Ezio e Michele, sono comparse le prime due nonne paletta. Un trend assolutamente positivo tenendo conto che le domande pervenute al Comune di Muggia per occupare il posto di volontario davanti alle scuole sono state ben sette, tre in più rispetto al necessario. In seguito alla valutazione dei titoli da parte di una apposita commissione e al successivo accertamento dell’idoneità psicofisica e del godimento del requisito di buona condotta morale e civile degli aspiranti, gli incarichi sono stati quindi affidati e comunicati ai diretti interessati. Ma chi sono i quattro muggesani che assicureranno la sorveglianza a ingressi e uscite degli alunni nei plessi scolastici della cittadina rivierasca, una presenza ormai familiare davanti alle scuole del territorio, visto che il servizio è attivo da oltre vent’anni? Ezio Glavina, 59 anni, originario di Melbourne, da tempo immemore muggesano di adozione, nella vita ha fatto ogni sorta di lavoro, ma l’ultimo è stato prestare servizio in qualità di guardia giurata. Da tre anni è un nonno paletta. Glavina seguirà la “Loreti” di Aquilinia. Michele Verde, originario di un paese vicino a San Giovanni Rotondo nel Foggiano, ha 69 anni e risiede a Muggia, dove vive con la famiglia, da oltre 40 anni. Verde seguirà il flusso dei bambini della “De Amicis”. La prima new entry è Lucia Galluzzi, 50enne muggesana doc, frizzante ed energica casalinga alla prima esperienza come nonna paletta, sarà attiva alla scuola slovena “Bubnic”. Infine c’è Filomena Cassano, 64enne pugliese di Foggia, da ormai 45 anni residente a Muggia dove ha seguito il marito giunto nella città istroveneta per lavoro. Da sempre casalinga a tempo pieno, ha cresciuto tre figlie, due delle quali vivono a Muggia, mentre una terza abita a Monfalcone. Cassano, che ha deciso di mettersi in gioco per i ragazzi di Muggia, seguirà la scuola media “Sauro”. Sicurezza, ma anche utilità sociale: i nonni paletta sono certamente anche un disincentivo all’emarginazione di chi ha superato qualche “anta” e un incentivo, se pur minimo, alla pensione. Il costo complessivo del progetto a carico del Comune è infatti di 3mila 108 euro per i primi 3 mesi dell’anno, con un compenso per i nonni pari a 6 euro a prestazione. «È un servizio prezioso molto apprezzato dalle famiglie e dal personale scolastico - racconta con orgoglio l’assessore Stefano Decolle -. Un servizio dall’altissimo valore sociale che ribadisce l’impegno dell’Amministrazione a garantire da un lato l’incolumità dei suoi concittadini più piccoli e a offrire, dall’altro, ad alcuni concittadini non più giovanissimi, esclusi dai processi produttivi, la possibilità di continuare a essere utili agli altri percependo un compenso seppur minimo». Ed è per questo che la minor adesione dell’anno scorso aveva lasciato tutti amareggiati. «Da un lato - spiega Decolle - perché denotava un evidente venir meno del senso civico e dell’impegno rivolto al prossimo da parte della comunità muggesana che annovera invece un consistente numero di possibili candidati coi requisiti dell’avviso, dall’altro perché faceva emergere come il terrorismo creatosi oggigiorno intorno al concetto di responsabilità, in particolar modo se legato a minori, avesse effettivamente sortito il risultato dell’astensione a fronte di qualsiasi eventuale problematica legata ai giovani». I nonni paletta sono entrati in attività a partire da lunedì scorso e concluderanno la loro opera al termine dell’anno scolastico 2016-2017.

 

Torna la visita guidata al centro storico

da "Il Piccolo"
venerdì, 16 settembre 2016

 

Un successo inaspettato, tanto che il primo dei due appuntamenti ha potuto vantare quasi 40 persone nonostante il limite di 30. Data la forte richiesta, si riproporrà l’iniziativa ancora una volta domani. Un boom di partecipazione: è quanto accaduto il fine settimana scorso in occasione delle due date previste per la “Visita guidata gratuita di Muggia” che prevedeva un percorso attraverso il centro storico della cittadina istro-veneta. Ritrovo alle 10.45 alla sede della Pro Loco Muggia (via Manzoni 2), previa prenotazione allo 040-3360106 o via email a ilariadallarmellina@comunedimuggia.ts.it entro le 12 di oggi.

 

 

Fanno a pezzi l’auto. Bloccati a Montedoro

da "Il Piccolo"
giovedì, 15 settembre 2016

 

I carabinieri di Muggia hanno arrestato in flagranza di reato un cittadino italiano, G.J. (queste le iniziali rese note dall’Arma) di 37 anni, e denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Trieste un altro italiano, E.M. (anche per lui sono state diffuse solo le iniziali) di 32 anni, in quanto sono stati ritenuti responsabili di tentato furto aggravato in concorso. I militari della Benemerita hanno bloccato infatti i due complici mentre, all’interno del parcheggio del centro commerciale Montedoro, tentavano di smontare dei pezzi da un’Alfa Romeo Giulietta d’epoca, in esposizione. La refurtiva è stata prontamente recuperata dai militari e restituita al proprietario dell'autovettura.

 

 

 

 

 

 

 

Pedalata sostenibile promossa dalla Fiab

da "Il Piccolo"
giovedì, 15 settembre 2016

 

FiabTrieste Ulisse organizza per sabato, nell’ambito della Settimana europea della mobilità sostenibile, una pedalata da Trieste a Muggia. L’obiettivo, si legge in una nota, è evidenziare l’importanza della realizzazione di un percorso ciclabile tra i due territori. Le iscrizioni si apriranno alle 9 in Piazza Unità a Trieste, saranno ad offerta libera e ai primi 100 iscritti verrà offerto un caffè. L'iniziativa è rivolta agli adulti e ai ragazzi con età compresa tra 12 e 18 anni accompagnati da un genitore. La partenza è fissata alle 10.

 

Duino e Muggia entrano nel supercomune

da "Il Piccolo"
mercoledì, 14 settembre 2016

 

Via libera dei due Consigli comunali all’adesione all’Uti giuliana. Ma restano le contrarietà all’impianto della riforma regionale

 

di Gianpaolo Sarti

Fino a pochi giorni fa sembrava un fronte compatto, destinato a reggere qualsiasi onda d’urto. Invece il “blocco” dei sindaci anti Uti, alla fine, ha finito, almeno sulla carta, per sfaldarsi. Ieri infatti due dei primi cittadini contrari alla riforma regionale degli enti locali, quelli di Duino e Muggia, hanno fatto buon viso a cattivo gioco, “benedicendo”il sì all’adesione al supercomune votata dalle rispettive assemblee municipali. Un via libera quantomai sofferto ma inevitabile, hanno spiegato, per evitare di esporre i propri territori alle pesanti penalizzazioni economiche previste per chi resta fuori dal coro. Un sì dettato dalla “real politik”, dunque, che non modifica di una virgola però le critiche alla riforma messe nere su bianco nella lettera indirizzata alla governatrice Serracchiani e sottoscritta da tutti i sindaci della provincia, senza distinzione di colore politico. Un unico asse con Trieste, unica realtà a guida centrodestra dunque, in chiave anti-riforma per cancellare l'obbligo di svolgere funzioni assieme e difendere la propria autonomia. «La nostra contrarietà alla norma era chiara fin dall'inizio - ricorda Vladimir Kukanja - perché non siamo d’accordo a depotenziare le nostre capacità decisionali. Vogliamo preservare le nostre prerogative, pur entrando nell'Uti. L’intenzione è fare in modo che l'esercizio di compiti e mansioni in forma comune sia facoltativo e non obbligatorio. Altrimenti rischiamo di essere schiacciati dal peso di Trieste». Una linea condivisa anche da Roberto Dipiazza secondo cui «la previsione delle funzioni da esercitare in forma associata deve essere ridotta a a un numero massimo di cinque materie, tra cui il sistema locale di servizi sociali e la pianificazione territoriale di livello sovra comunale». Critica nei confronti della riforma anche Laura Marzi, sindaco di Muggia. «Posto che dal punto di vista filosofico ho sposato il progetto delle unioni territoriali, visto che i Comuni sono sempre più poveri di risorse e personale e quindi hanno bisogno di mettere insieme le forze, non è possibile accentrare tutto a Trieste. Per questo abbiamo concordato di chiedere alla Regione che ci venga riconosciuta la possibilità di gestire alcuni compiti in autonomia o con delle convenzioni tra di noi. Ma senza avere l'obbligo di farlo - puntualizza Marzi - vogliamo essere liberi di scegliere come svolgere queste funzioni. Va sottolineato che Dipiazza si è dichiarato subito disponibile a lavorare assieme senza posizioni preconcette di tipo politico». D'accordo Monica Hrovatin, sindaco di Sgonico. «Questo è l'intento - conferma - intendiamo ridurre il numero di funzioni obbligatorie, suggerendo piuttosto una gestione di tipo autonomo o in forma associata, ma attraverso convenzioni. È un tema che non può dividere perché in questo caso si deve guardare alla praticità e al bene dei cittadini, al di là dei rispettivi colori politici». Il documento è stato consegnato all'assessore regionale Paolo Panontin evidenziando che «a causa delle notevoli differenze di popolazione tra i Comuni ricompresi dalla legge regionale, nella Uti giuliana non risulta possibile la formazione di alcuna scelta che allo stesso tempo sia democratica e partecipativa».

 


«È il solo modo per mantenere tutti i servizi»

da "Il Piccolo"
mercoledì, 14 settembre 2016

 

di Riccardo Tosques

Muggia ha detto sì all’Uti giuliana. Nel tardo pomeriggio di ieri la maggioranza semplice del Consiglio comunale ha approvato lo schema di atto costitutivo e dello statuto dell’Unione territoriale intercomunale giuliana. Dodici i favorevoli, tutti appartenenti allo schieramento di maggioranza composto da Pd, Sel e Cittadini. Il no è arrivato dai sei consiglieri comunali di Forza Muggia-Dipiazza, Fdi, Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Obiettivo comune per Muggia e Meio Muja. Assenti alla votazione Giulia Demarchi e Andrea Mariucci per l’opposizione, oltre a Marco Finocchiaro per il Pd. Il sì è arrivato dopo che nella prima riunione del Consiglio comunale era mancata, come peraltro previsto, la maggioranza assoluta. Prima e dopo l’adesione il sindaco Laura Marzi e la sua amministrazione sono stati messi sotto accusa dall’opposizione per aver appoggiato il riordino del sistema delle autonomie locali nel Fvg che prevede appunto l’ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali. Una riforma che la stessa Marzi, in una lettera sottoscritta il 2 settembre scorso assieme agli altri cinque sindaci dell’ex provincia di Trieste, criticava poiché «a causa delle notevoli differenze di popolazione tra i Comuni inseriti nella Uti giuliana», non risultava possibile «la formazione di alcuna scelta che allo stesso tempo sia democratica e partecipativa». Forti critiche sono piovute dal capogruppo di Obiettivo comune per Muggia Roberta Vlahov: «Volenti o no questa robaccia doveva passare. Con buona pace di coscienza di chi ha votato con il mal di pancia. Il mal di pancia, così come il naso turato, non esiste: se un provvedimento è sbagliato e va contro l’interesse dei cittadini, non deve passare. Si combatte per cambiarlo». Critica anche il capogruppo di Meio Muja Roberta Tarlao: «Sottoscrivere una lettera evidenziando le anomalie di una riforma e poi chiedere al Consiglio di appoggiarla è stata una cosa a dir poco imbarazzante». Marzi si è difesa a spada tratta: «Quello che sfugge, forse volutamente, è che tale lettera non voleva in alcun modo attaccare l’impianto della legge 26/2014 in toto, ma chiedere di rivalutare la situazione alla luce del nuovo scenario esistente» visto che il Comune di Trieste «vuole svolgere, in sinergia con gli altri Comuni, tutta una serie di funzioni per riequilibrare i pesi». L’Uti giuliana non fagociterà dunque Muggia come temuto da più parti? Marzi non ha dubbi: «Assolutamente no. Anzi, mettere in rete le forze facendo leva su sinergie che permettano di sopperire a carenze, è la strada giusta per poter continuare a garantire l’erogazione di servizi in uno scenario in cui i Comuni, sempre più impoveriti dai costanti tagli, non potendo e non volendo aumentare le tasse ai propri cittadini si troverebbero costretti a tagliare servizi».

 

Colpito da amnesia, identificato grazie al sarto

da "Il Piccolo"
mercoledì, 14 settembre 2016

 

La giacca consente di dare un nome a un paziente dell’ospedale di Udine. È un genovese che vive a Muggia


È stato identificato grazie all’etichetta applicata a una camicia fatta su misura da una sartoria di Genova. Così la polizia, nella giornata di ieri, ha risolto il caso dell’uomo che non ricordava neppure il suo nome e che, da una settimana, era ricoverato all’ospedale di Udine dopo essere stato soccorso in un bar del centro. Nel pomeriggio di mercoledì 7 settembre, infatti, il cliente di un bar di via Vittorio Veneto era in uno stato di difficoltà, di confusione. Le persone che erano nel locale se ne sono accorte e hanno chiesto aiuto al 118. Il personale sanitario è arrivato in pochi minuti e ha accompagnato il paziente in pronto soccorso, per cure e accertamenti. Dalle sue tasche, però, non è uscito alcun documento e l’interessato non ha saputo dire nulla di sé, nè sull’identità, nè sulla sua famiglia, nè sul luogo di residenza. Gli agenti della questura udinese hanno dunque avviato un’indagine per cercare di aiutare lo sconosciuto. E la prima pista (che poi si è rivelata quella giusta) è stata fornita dalla camicia che l’uomo indossava. Un modello cucito su misura da una sartoria di Genova. Su un’etichetta c’era il nome del negozio. Un indizio che le forze dell’ordine hanno subito soppesato come possibile percorso per arrivare all’identità dell’uomo. La polizia ha contattato i responsabili, ha inviato loro la foto dell’indumento ed è così spuntato il cartellino del cliente che riportava un nome parzialmente inesatto. Ma gli investigatori, a quel punto, ci hanno messo davvero poco a capire che avevano di fronte un 62enne originario di Genova che da un paio d’anni si trova in Friuli Venezia Giulia e che ultimamente viveva nella zona di Muggia, in provincia di Trieste. Non è chiaro come l’uomo, giorni fa, abbia raggiunto il capoluogo friulano. Non si sa nemmeno se sia finito in stato confusionale dopo essere arrivato a Udine o se abbia percorso tutta la strada da Muggia al capoluogo friulano in balia dell’amnesia. Forse, una volta recuperati i ricordi, sarà proprio il 62enne a spiegarlo. Nella giornata di ieri la questura, poche ore prima dell’identificazione, aveva diffuso la foto del 62enne, rivolgendo ai cittadini un appello. Era stato chiesto a chiunque conoscesse l’uomo raffigurato nell’immagine di contattare immediatamente la centrale operativa, telefonando al 113. Poi, mentre la fotografia aveva già fatto il giro del web, la svolta. Il tam tam in Rete ha portato le persone a interrogarsi sull’identità dell’uomo e, nel giro di poco tempo, hanno raggiunto qualcuno che effettivamente lo conosceva. Sono arrivate le prime informazioni da Genova e anche le prime conferme. Ieri l’uomo si trovava ancora al Santa Maria della Misericordia e, molto probabilmente, nei prossimi giorni sarà sostenuto dai servizi sociali. Nella speranza che recuperi al più presto la memoria. Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di martedì, 13 settembre 2016

 

Muggia saluta il via alle lezioni per 909 giovani
da "Il Piccolo"
lunedì, 12 settembre 2016


Una decrescita delle iscrizioni per le scuole primarie e d’infanzia, un aumento per la secondaria. Muggia si presenta oggi con 909 giovani pronti a riempire i banchi di nove istituti muggesani. Nello specifico 820 saranno i bambini e ragazzini che occuperanno i banchi delle sette scuole con lingua d’insegnamento italiana, raggruppate nell’Istituto comprensivo “Giovanni Lucio”, 89 quelli delle scuole slovene. Seppur pressoché stazionaria, pertanto, la popolazione scolastica rivierasca vede un leggero calo rispetto ai 938 iscritti del 2015. A risentirne sono principalmente le primarie e le scuole d’infanzia (ad esclusione delle sezioni slovene), mentre la secondaria è invece in crescita. Saranno 73 gli studenti che solcheranno per la prima volta la soglia della scuola secondaria di 1° grado, mentre in 87 occuperanno per la prima volta i banchi della prima elementare. Ed è ovviamente quella delle scuole primarie la cifra totale più significativa con 444 ragazzini tra De Amicis (236 tra modulo totale e tempo pieno), Loreti (89), Zamola (73) e Bubnic (46), ma anche la scuola secondaria Nazario Sauro raggiunge un buon numero di iscritti potendo annoverare ben 247 ragazzi. Per quanto riguarda i più piccini, alle scuole dell’infanzia gli iscritti sono 218. L’asilo che va per la maggiore è il Borgolauro con 90 bimbi, seguito dai 65 del Giardino dei mestieri di via dei Carpentieri, una delle strutture che negli anni si è maggiormente espansa. Nella sezione slovena della Mavrica sono in 43 mentre all’ultimo posto c’è la Biancospino di Chiampore con 20 bambini. Quasi a pari merito il conteggio complessivo di genere, con 456 maschi e 453 femmine. Sono queste ultime a guadagnarsi la prima posizione per quanto concerne le scuole d’infanzia (110 a 108) e primarie (227 a 217), mentre i maschi guadagnano posizioni alla secondaria con 131 iscritti contro 116. Per quanto riguarda la prima media, saranno 36 i ragazzi e 37 le ragazze, che anche in prima elementare superano numericamente i maschi per 40 a 37. Per quanto riguarda l’inizio d’anno scolastico delle scuole d’infanzia il progetto Accoglienza dell’Istituto Lucio prevede un orario antimeridiano delle prime due settimane. Oggi tutti i plessi rispetteranno l’orario 8-12 solo per i gruppi Medi e Grandi. Dal 13 al 23 l’orario antimeridiano prevede anche la mensa, lo scuolabus ed il preaccoglimento con orario 8-13 per la Biancospino, 7.50-13 per la Borgolauro e 7.30-13 per il Giardino dei Mestieri. In queste settimane i nuovi iscritti osserveranno l’orario tra le 10 e le 12 in accordo con le modalità definite con le insegnanti durante la riunione di presentazione iniziale di settembre. Prima settimana con orario antimeridiano anche per la Mavrica che integrerà il pranzo nella settimana successiva e dal 26 in poi partirà con orario pieno. Primi tre giorni di orario antimeridiano infine per la scuola elementare di insegnamento sloveno Bubnic, che poi riprenderà l’orario normale.

 

 

Nirvana, Gaber e sonetti rock nella nuova stagione del Verdi
da "Il Piccolo"
domenica, 11 settembre 2016

 

di Riccardo Tosques

Dalla rievocazione dell’immortale grunge dei Nirvana alla nuova vita dell’ex calciatore della Triestina Andrea Mitri. Dalle pungenti musiche dell’istrionico Giorgio Gaber, ai celebri sonetti di Shakespeare in salsa rock. Quarantanove spettacoli, in sette mesi, tutti all’insegna di una unica splendida location: il Teatro Verdi di Muggia. Programma spumeggiante quello proposto per la stagione teatrale 2016-2017 all’interno della struttura di via San Giovanni. Con l’azzeccato slogan “Il tuo Teatro a Muggia” è stato presentato ufficialmente il cartellone rivierasco, frutto della collaborazione tra Armonia, Fita, Tinaos e Gruppo teatrale per il dialetto. La stagione inizierà ufficialmente domenica 2 ottobre alle 17 con “Indovina chi è rimasta incinta?”, liberamente tratto da un testo di Alfred Hennequin con l’adattamento e la regia di Giorgio Amodeo. Il 15 e 16 ottobre sarà la volta del primo spettacolo in dialetto intitolato “Magari a caval de mia suocera” a cura dell’Astra e del Gruppo teatrale amatoriale Noi e po bon. Venerdì 4 novembre ecco andare in scena “Quaderni di famiglia”, long form di improvvisazione teatrale di e con Gila Manetti, l’ex calciatore alabardato Andrea Mitri e Alfredo Cavazzoni, con la collaborazione delle musiche di Ilaria Innocenti. Grande attesa poi per l’11 novembre con “Mistero Buffo”, il celebre spettacolo di Dario Fa portato sul palcoscenico muggesano dal Teatro di Pola con Valter Rosa. Altra tappa attesa è quella del 16 novembre quando verrà celebrato in pompa magna il 25 anniversario dallo storico concerto dei Nirvana di Kurt Cobain a Muggia. Top secret ancora il programma - a cura di Trieste is Rock - in cui si preannunciano grandi sorprese per gli amanti della band di Seattle. Il 18 novembre, posto sotto la produzione Golden Show, Sara Alzetta si esibirà nel dittico drammaturgico “Mare Ingrato” realizzato a quattro mani dal giornalista e scrittore triestino Pietro Spirito e dalla scrittrice e drammaturga siciliana Lina Prosa. Il 2 dicembre si svolgerà il consueto appuntamento con il 12° “Light of Day Italia Benefit”, il concerto di musica rock e folk realizzato con il patrocinio di Bruce Springsteen in collaborazione con la Giornata Parkinson 2016. Divertimento assicurato l’11 dicembre con “El signor Dracula - Quando i vampiri beveva ancora sangue e lìAustria iera un Paese ordinato”, spettacolo musicale in dialetto triestino a cura di Andrea Fornasiero proposto dalla Compagnia TuttoFaBroduei-Fita. Passando al 2017 il 13 gennaio spazio a “Dichiaro guerra al tempo” del regista Daniele Salvo con Manuela Kustermann e Melania Giglio prodotto da La Fabbrica dell’Attore, Teatro Vascello e Festival La Versiliana, ispirato ai Sonetti di William Shakespeare. Dalla Bosnia arriva invece “Zaba-La rana” di Dubranko Mihanovic con regia di Elmir Jukic e l’interpretazione del premio Orizzonti al Festival di Venezia 2014 Emir Hadzihafizbegovic. Il 10 marzo sarà la volta invece di “Suono il clacson... scendi giù” con Daniela Vidali, musiche di Giorgio Gaber interpretate dalla chitarra di Edoardo Ferro Casagrande. Il cartellone si concluderà il 7 aprile con “L'Attesa” tratto dal romanzo di Pamela Gotti e regia di Sandro Rossit. Ulteriori informazioni sul programma sul sito www.muggiateatro.com e alla Rambla Viaggi Muggia di corso Puccini.

 

 

Alle 19 al Freetime il gran finale di The Voice of The City
da "Il Piccolo"
domenica, 11 settembre 2016


Chi sarà The Voice of The City? Lo scopriremo stasera, al termine della finale del concorso che per 16 settimane ha coinvolto 80 cantanti triestini o aspiranti tali, impegnati a sfidarsi sul campo delle sette note per ottenere l’ambito riconoscimento. Le ugole d’oro giuliane si ritroveranno alle 19 al Montedoro Shopping Center. Grande soddisfazione per il risultato raggiunto da questa prima edizione viene espresso dagli organizzatori della The Best Events (il titolare Raul Szekely e, per la parte artistica, Edy Meola e Lucio Arzon): «La rassegna, partita già ad aprile con le iscrizioni e proseguita in giugno con le audizioni, ha avuto un successo che va oltre le nostre più rosee aspettative. Ci attendiamo anche per la finale una nutrita presenza di pubblico, composto sia dai sostenitori dei finalisti che da una platea neutrale, che con la propria alzata di mano contribuirà ad eleggere The Voice of The City 2016. Un bravo, a prescindere, va a tutti i concorrenti, sia ai finalisti che agli esclusi». Il vincitore otterrà una proposta di contratto discografico con relativa promozione. Ma anche gli altri finalisti non se andranno a mani vuote, grazie ai premi offerti dagli sponsor. Nel corso della serata verrà presentata l’attività di promozione discografica dell’agenzia organizzatrice dell’evento che – ricordano ancora Szekely e Meola – «ha vitalizzato le periferie della città portando allegria e interesse tra la gente». «Ma - conclude Meola - non ci fermiamo qui. Le migliaia di visualizzazioni sul sito www.thevoiceofthecity.it hanno avuto l’effetto di stimolare altre località del Friuli Venezia Giulia a proporre l’iniziativa, che verrà replicata sul territorio regionale. È prevista inoltre un’edizione del concorso in Sicilia, dove l’iniziativa - grazie a un gemellaggio tra agenzie - è stata particolarmente apprezzata e seguita». Gianfranco Terzoli

 

 

La paladina dei libri destinati al macero
da "Il Piccolo"
sabato, 10 settembre 2016


A Muggia un’anonima benefattrice ha “salvato” decine di volumi per ragazzi e l’unica copia di una rara raccolta di poesie


La storia della donna che salva i libri dal macero sembra tratta da un romanzo. L’immagine delle pagine scritte destinate alla distruzione, infatti, compare in numerosi classici della letteratura, compresa quella di fantascienza. È il caso di Fahrenheit 451, scritto nel 1953 da Ray Bradbury e ambientato in un non meglio precisato futuro, in cui viene descritta una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, al punto da istituire un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume. Anche il Nome della rosa di Umberto Eco si conclude con un colossale rogo di libri: pur di evitare la riscoperta della Poetica di Aristotele, dedicata alla commedia e al riso, uno dei monaci finisce per dare alle fiamme l’immensa libreria dell’abbazia in cui è ambientato il romanzo.di Riccardo Tosques wMUGGIA Era già pronto per diventare carta da macero. Poi la telefonata che non ti aspetti e un ricordo del passato torna ad emozionare il presente. È la particolare storia di “Poesie”, il libro contenente i versi di Carlo Gaggi, noto commerciante triestino scomparso nel 1988. Il volume è stato trovato da una muggesana tra la carta da macero assieme ad un'altra trentina di libri, perlopiù per ragazzi. A destare particolare attenzione è stato il volume di poesie del commerciante triestino, risalente al 2007, in perfette condizioni. Poesie dedicate alla famiglia, agli amici e a persone conosciute dal Gaggi. Da lì la decisione di rintracciare almeno un parente dell'autore. «Sono stato contattato da questa signora e quasi non volevo crederci: aveva trovato il libro di poesie di mio nonno, è stata una sorpresa incredibile», racconta Guido Gaggi, residente a Muggia, nella vita di tutti i giorni infermiere a Cattinara. Gaggi sapeva dell'esistenza del libro. «Nel 1960 mio nonno Carlo aveva iniziato a scrivere delle poesie. Una volta scomparso nel 1988, mio padre Fabio decise di rilegare e stampare i suoi versi». E così avvenne. Una copia stampata in proprio, senza editore, un centinaio di copie da distribuire alle persone più care, ai parenti, agli amici. Neanche a farlo apposta, Guido Gaggi, con il passare degli anni e un trasloco alle spalle, perde con rammarico la propria copia. Il ricordo dell'esistenza del libro sembrava oramai svanito nel nulla. Poi la telefonata. «Una donna, gentilissima, mi ha chiesto se ero parente di Carlo Gaggi. Le ho detto che era suo nipote. Così mi ha raccontato di aver trovato questo libro di poesie di mio nonno e che dopo averlo sfogliato aveva intuito che mi avrebbe fatto piacere averlo», racconta ancora commosso l'infermiere. Gaggi ha espresso tutta la sua gratitudine per il gesto: «Questa è la vera Muggia, sono orgoglioso di viverci». Ma la storia non finisce qui. Si è scoperto infatti che altri libri ritrovati dalla donna muggesana vicino al cassonetto giallo per la raccolta differenziata della carta non sono stati cestinati. Anzi. La donna ha portato tutto il malloppo, oramai destinato a finire nel macero, al ricreatorio “Penso” di Muggia. «Penso che anche questo gesto sia davvero encomiabile - ha commentato Gaggi -. C'è chi con disprezzo getta nell'immondizia il passato e chi invece trova pezzi della tua vita e fa di tutto per rintracciarti e restituirti quanto ti appartiene». Sulla vicenda dei libri recuperati è intervenuto anche il vicesindaco di Muggia Francesco Bussani, noto peraltro per la sua passione per i libri. «Trovo davvero un peccato che dei libri in buono stato debbano essere gettati al macero. Detto questo ricordo che la Biblioteca accetta volumi utilizzati, purché in buone condizioni. Intanto sono contento che il materiale sia stato recuperato dal ricreatorio». E per il futuro Bussani lancia anche un'idea: «Non mi dispiacerebbe creare una sorta di banca del libro, dove si possano prendere lasciare e prendere i volumi, in modo gratuito». Intanto dal Comune arriva una nota con la modalità di accettazione dei libri da parte della Biblioteca. «Non servono preavvisi, si accettano volumi che possano spaziare dal classico al romanzo contemporaneo. L'importante è che i libri siano in buone condizioni». Insomma: lo svuotamento di una cantina va bene, ma con il paletto che i volumi siano accettabili. I libri che non sono più di interesse possono essere consegnati alla Biblioteca comunale nei seguenti orari: dal martedì al sabato con orario 9-13 e anche lunedì, mercoledì e venerdì pomeriggio dalle 14.30 alle 18.30. Già attivo infine una sorta di bookcrossing posto all'ingresso della struttura con libri che possono essere presi la cui restituzione è di fatto facoltativa. Le premesse, insomma, per una vera e propria banca del libro.

 

Dalla gara di angurie alla festa al Rio Ospo
da "Il Piccolo"
sabato, 10 settembre 2016


Ieri le angurie in piazza Marconi, oggi la giornata di sport e benessere al Parco del Rio Ospo. Proseguono i momenti di festa a Muggia in questa estate ricca di avvenimenti. Il progetto “Alla ricerca delle antiche tradizioni”, giunto alla decima edizione con l’obiettivo di creare occasioni di incontro tra generazioni diverse, ha vissuto ieri il suo momento clou con una speciale gara di mangiatori di angurie. A colpi di morsi si sono affrontati una decina tra anziani e giovani muggesani. Prima tra gli ospiti della Casa di riposo di salita Ubaldini l'agguerrita Eufemia Vretenar, ormai plurivincitrice della competizione negli ultimi anni, davanti alla combattiva Gioia Colombin. Il primo posto nella categoria ragazzi è andato invece alla rapidissima Caterina Rizzotti, seguita dalla mai doma Asia Bianco. Ma la vera novità di questa edizione è stata la partecipazione di due consiglieri comunali e un assessore della giunta Marzi. È stato così che, nell'improvvisata categoria “amministratori! - peraltro tutti in quota Sel - il consigliere Antonio Ferraro ha distaccato la pur generosa consigliera Anna Demarchi e il combattivo assessore alle Politiche sociali Luca Gandini. E dopo le angurie, oggi Muggia si ritroverà di nuovo a festeggiare. Con “Ciao Ciao Estate”, il Parco del Rio Ospo ospiterà una giornata di sport e benessere con gli immancabili cani. Dopo il torneo di Beach-Tennis organizzato in collaborazione con Tc Borgolauro, alle 10 si svolgerà l'esibizione di cani da riporto a terra organizzato dall'Astor di Riccardo Raccanelli. Alle 11 spazio a “Benessere e Salute” con massaggi a cura della Scuola Operatori del Benessere e lezione di yoga tenuta da Metamorfosys. Dalle 14 esibizione di cani da riporto a mare, giochi cinofili e alle 18 dimostrazione di agility dog proposto dall'associazione Bora.

 

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di venerdì 9 settembre 2016 

 

Non ci sono notizie da "Il Piccolo" di giovedì 8 settembre 2016

 

Fuoristrada militare finisce su una barca

da "Il Piccolo"
mercoledì, 7 settembre 2016

L’episodio nel porticciolo San Bartolomeo a Muggia. Nessuno a bordo. Causa da chiarire: cedimento del freno a mano?


di Riccardo Tosques 

Frontale inedito quello andato in scena ieri mattina nel porticciolo di San Bartolomeo in località Lazzaretto. Un fuoristrada dell’Esercito Italiano, parcheggiato a pochi metri dal mare, si è improvvisamente mosso finendo per scendere giù dal porticciolo. Fortunatamente - o sfortunatamente, dipende dai punti di vista - un motoscafo regolarmente ormeggiato ha bloccato l’automezzo prima che questo potesse affondare in acqua. Il 4x4 si è trovato così in perfetto bilico tra terraferma e mare. Pronto l’intervento di due squadre di vigili del fuoco con tanto di sommozzatori: grazie a una autogru il veicolo dell’Esercito è stato issato e riportato sulla terraferma. A vigilare sull’operazione anche la Capitaneria di porto e una pattuglia della Polizia di Stato. Per fortuna all’interno della barca e dell’autoveicolo non vi erano persone a bordo. Restano da valutare però le dinamiche dell’incidente, evidentemente legato all’utilizzo del freno a mano del fuoristrada. Due le ipotesi: la rottura o la dimenticanza da parte dei militari di azionarlo. Sia il motoscafo che il fuoristrada, un Veicolo Multiruolo VM 90, sono rimasti danneggiati. Sergio Burlin, presidente dell’associazione Pesca sportiva San Bartolomeo che ha la concessione demaniale per la gestione del porticciolo, racconta: «La pendenza della strada in quel tratto è di circa un metro. Fortunatamente una scaletta in acciaio ha parzialmente rallentato la corsa del mezzo che poi è finito sopra il motoscafo di un nostro socio». Oggi Burlin dovrà andare a fare denuncia alla Capitaneria in seguito all’“evento straordinario” che ha divelto la scaletta in acciaio. Top secret invece l’identikit del muggesano che ha visto piombare sulla propria imbarcazione il mezzo dei militari. Ovviamente il web non ha potuto non commentare l’accaduto con toni perlopiù ironici. «Forse i pensava de esser dei marò del bataion San Marco», se la ride Marco Barelli. «Per una volta i fa Marenostrum per recuperar i nostri militari», analizza con sagacia Francesco Bottan. Fiorella Cettul si chiede se «adesso la camionetta xe mujesana doc... essendo cascada in mar». Nel dibattito presente anche il capogruppo consigliare di Meio Muja Roberta Tarlao con un secco «Strade sicure... barche meno», riferendosi al fatto che sulla fiancata dell’autoveicolo c’era la scritta “Strade sicure”, il nome dell’operazione promossa nell’agosto 2008 dal Governo Berlusconi atta a contrastare la criminalità e a tutelare l’ordine pubblico, operazione tuttora vigente con una serie di proroghe - l’ultima delle quali scadrà il 31 dicembre prossimo - che prevede attualmente l’impiego in tutto lo Stivale di 4.800 unità appartenenti alle Forze armate.

 

 

BREVI
da "Il Piccolo"
martedì, 6 settembre 2016


Si svela il cartellone della stagione del Verdi
Venerdì alle 11.30 al Caffè del Teatro Verdi di via San Giovanni il Comune di Muggia presenterà “Il tuo teatro a Muggia”, la stagione 2016-2017 del Teatro stesso, dal 2 ottobre al 7 aprile, in collaborazione con Tinaos associazione culturale, L’Armonia - Associazione tra le compagnie teatrali triestine, Federazione italiana Teatro amatori e Fita - Uilt Fvg con il supporto della Regione.

Prime assemblee dei genitori alla Sauro
Si svolgeranno domani nell’Aula magna della scuola secondaria Sauro di via D’Annunzio 48 a Muggia, le assemblee dei genitori d’inizio anno alla presenza del dirigente scolastico Marisa Semeraro e di un rappresentante del Comune. Ecco gli orari: dalle 15.30 alle 16 scuole primarie, dalle 16 alle 16.30 scuole dell’infanzia. In entrambi i casi seguirà un incontro nelle aule con i docenti assegnati per le prime indicazioni. L’assemblea per la scuola secondaria di primo grado con il dirigente è in programma lunedì dalle 7.50 alle 8.10, con analogo successivo incontro nelle aule con i docenti assegnati.

 

 

Dai carri di Muggia alla City come vola il distillatore Piolo

A tu per tu con Paolo Basolo, il dirimpettaio del sindaco Marzi che con Max ha creato il brand di liquori artigianali lanciato alla conquista del mondo.
da "Il Piccolo"
lunedì, 5 settembre 2016


In Riviera rimango un “foresto”, ma qui sono stato accolto meravigliosamente»
Attivo con la Compagnia della Bora, sprona il territorio: «Apriamoci di più al turismo»


di Riccardo Tosques
«Non scriva che sono muggesano, altrimenti mi fanno nuovo». Col solito tono goliardico Paolo Basolo, classe 1968, scherza sulla sua cittadinanza acquisita oramai una decina di anni fa. L’enologo triestino risiede con la moglie nel centro storico rivierasco. «Pensi un po’, sono dirimpettaio del sindaco Marzi: una bravissima persona», puntualizza Basolo. Il cofondatore dell’azienda liquoristica Piolo & Max - il collega di avventure è Massimiliano Zocchi - racconta la sua muggesanità. E racconta l’eccellenza raggiunta dal proprio marchio che con 30mila bottiglie all’anno e 35 prodotti differenti ha ben che varcato i confini triestini gettando le basi per essere servito nei migliori ristoranti di Tokyo e Londra. Tutto nasce per caso, o quasi. È il lontano 1989 quando Piolo e Max - quest’ultimo di un anno più giovane - sono colleghi di lavoro nelle cantine del Porto vecchio. Gli anni passano, l’esperienza si accumula e, all’arrivo della crisi economica post-attentato alle Torri Gemelle, i due triestini danno vita ad un nuovo progetto, indipendente e senza l’aiuto di nessuno, creando un originale laboratorio artigianale in via Emo. «Doveva essere un secondo lavoro, in realtà è andata diversamente», racconta Basolo. È andata diversamente, nel senso che Piolo e Max sono andati ben oltre le proprie aspettative dando vita ad un marchio «dall'impronta femminile» (e non a caso assieme ai due amici lavorano due donne) che spazia come clientela dalle osterie ai ristoranti due stelle Michelin (Bastianich apprezza i prodotti della coppia, per fare un esempio). Dai liquori ottenuti per infusione di erbe - su tutti il Vermut del Porto vecchio, recentemente arrivato all'attenzione del Sole 24 Ore - ai liquori a base di latte, frutta e fiori di sambuco, Piolo & Max sono sempre più conosciuti e... bevuti... «A Londra, tramite un importatore gallese, siamo presenti già in cinque locali grazie alle nostre creme, viste come dei liquid dessert: cocco, caffè, cioccolato, mou e tiramisù piacciono molto. Ma non vogliamo fermarci qui», racconta soddisfatto Basolo. Nel mirino dell’enologo c’è addirittura il Giappone: «Stiamo per far servire l’amaro di Trieste sulle tavole nipponiche, niente male, no?». E recentemente sono stati avviati contatti anche con Usa e Olanda. Fiori all’occhiello? Tanti. Ne citiamo due: il Centino, liquore storico di Pordenone - «l’abbiamo riprodotto noi, su commissione» - e il Chocoliquor Fleur de Sel - «richiesto dalle Saline di Pirano, in cui il liquore con la presenza del fiore di sale e l’infuso alcolico di rosmarino esalta sorprendentemente il cacao». Alla domanda del fatturato annuo Piolo fa spallucce: «Non lo so, giuro. Ma so quanto pago di tasse». Sicuramente i litri di liquore prodotti ogni anno si attestano attorno a quota 15mila. «Tanta roba, anche se rispetto ad una volta bisogna stare attenti. Si può bere sempre di meno. Anche per questo il trend è cercare di tenere bassa la gradazione alcolica». Che per inciso può passare dai 17 delle creme ai canonici «e intoccabili» 40 dell’amaro. Ma come va la vita a Muggia? «Io e mia moglie siamo felicissimi. Si sta bene, è una cittadina meravigliosa e meravigliosamente siamo stati accolti. Rimango un foresto, perché solo chi è nato a Muggia è un muggesano, ma mi sta bene così». Basolo è molto attivo con la Compagnia del Carnevale della Bora. Ma non solo. «Facciamo sempre il chiosco con la Bora, ma siamo presenti anche a San Martino e ad altre manifestazioni. I muggesani sono ottimi clienti», spiega Piolo. Che non lesina qualche suggerimento: «Muggia ha un potenziale enorme a livello turistico non ancora espresso. Auspico che i lavori di adeguamento alla costa terminino presto. Poi auspico anche una maggiore apertura verso i turisti, che sono una risorsa. Ma questa mia osservazione devo dire che vale anche per Trieste. A volte pare che a Trieste si faccia di tutto per mandarli via invece che accoglierli a braccia aperte. Mah».

 

 

Cantiere finito, scuola Bubnic pronta a riaprire
da "Il Piccolo"
lunedì, 5 settembre 2016


L’istituto sloveno, liberato dall’amianto, ha ora un impianto di risaldamento alimentato dal fotovoltaico

«Nonostante i tempi strettissimi, operando intensamente, siamo riusciti a intervenire sfruttando il periodo di chiusura dell’istituto e permettendo in tal modo di riconsegnare i locali riqualificati entro l’inizio del nuovo anno scolastico». Francesco Bussani, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Muggia, commenta in modo ottimista il cantiere che ha interessato la scuola primaria muggesana con lingua d’insegnamento sloveno Bubnic. Le opere di straordinaria manutenzione realizzate hanno riguardato diversi interventi. Nello specifico la sostituzione delle attuali pavimentazioni di tutti i piani in vinilamianto con altre in gomma, la modifica del servizio igienico al piano terra da cui verrà ricavato un servizio per disabili, la sostituzione di vetuste e non più funzionali porte interne, la realizzazione dell’isolamento termico esterno a cappotto in corrispondenza delle pareti del refettorio. A questi lavori si aggiungono il rifacimento della pavimentazione della terrazza soprastante con inserimento di pannelli di isolamento termico a protezione del soffitto e il rifacimento del parapetto della terrazza con inserimento di nuovi canali pluviali nonché l’esecuzione di opere impiantistiche generiche in corrispondenza dei servizi igienici e dei vani contermini. «Non sottovalutabile, inoltre, l’importanza della climatizzazione del piano terra con impianto a pompa di calore, che verrà alimentato in parte dall’impianto fotovoltaico esistente, e contribuirà a migliorare il comfort degli ambienti abbattendo le spese di riscaldamento», aggiunge Bussani. A distanza di due anni dalla data di inizio dei lavori che hanno visto le realizzazioni di un'aula verde e di un orto urbano rientranti nel progetto TreCcci - Coltivare, crescere, condividere, il progetto finanziato dal Piano per lo sviluppo rurale del Gal Carso e dalla Fondazione CrTrieste - l’istituto è dunque di nuovo protagonista di un importante intervento. «L’amministrazione che ci ha preceduto ha investito più di quattro milioni di euro nel settore scolastico in questi anni, a dimostrazione della grande attenzione e del forte impegno rivolti ai più giovani. La stessa attenzione e lo stesso impegno che vogliamo continuare a portare avanti per i nostri ragazzi», ha evidenziato Bussani. Per quanto riguarda il comprensorio scolastico sloveno di Muggia, il progetto è stato redatto da Luciano Zarattin - che si era aggiudicato precedentemente la gara per la progettazione definitiva ed esecutiva e la direzione dei lavori - della società Atec Engineering di Trieste. È stata poi l’Impresa friulana costruzioni di Sevegliano ad occuparsi dei lavori di manutenzione straordinaria dell’edificio di via D'Annunzio. Con un ribasso del 20,17%, la ditta si era infatti aggiudicata il cantiere che, a fronte di un costo complessivo di circa 179mila euro - 161mila di contributo regionale e 17mila 900 a carico del Comune - porterà al restyling dell’unico edificio finanziato in provincia dalla Regione nel 2015.

 

 

Chiude il Jazz Festival
Steve Williams a Muggia col suo nuovo trio
da "Il Piccolo"
domenica, 4 settembre 2016

Il grande batterista al Teatro Verdi insieme al più “nero” dei pianisti italiani, Massimo Faraò, e al bassista Aldo Zunino


È lui o non è lui? La lunga teoria di ipotesi sull'identita di Banksy si arricchisce di un nuovo capitolo. Secondo il “Daily Mail”, l'identità del misteriosissimo artista sarebbe stata svelata: si tratterebbe del leader del gruppo britannico dei Massive Attack, Robert Del Naja, meglio conosciuto con lo pseudonimo di 3D. Anche se il musicista in passato ha ammesso di essere solo amico dell'artista, il giornalista Craig Williams, autore dell'inchiesta, sostiene che sia proprio lui. Le scoperte fatte dal giornalista mostrano i collegamenti tra il musicista e l'artista dall'identità sconosciuta. Secondo Williams almeno dodici volte murales di Banksy sono apparsi nelle stesse città in cui, poco prima o poco dopo, i Massive Attack erano in tournée o in studio di registrazione. Questo, per il giornalista, non può essere solo una coincidenza. Lo stesso Banksy ha scritto di essersi ispirato alla band guidata da 3D. Non è la prima volta che questa ipotesi prende piede: Del Naja è stato legato negli anni Ottanta al mondo dei graffiti. Il quotidiano britannico osserva inoltre che Banksy e Massive Attack hanno in comune anche il luogo di origine, dal momento che sia la band sia l'artista sono nati a Bristol (sud-ovest dell'Inghilterra). Williams non esclude nemmeno la possibilità che Banksy possa essere un gruppo di persone guidato dallo stesso Del Naja.di Gianfranco Terzoli Ancora un'esclusiva a Muggia Jazz. Nella seconda serata del festival a ingresso libero - organizzato da B.B.C. con il Comune - alle 21 al teatro Verdi sarà di scena, in prima regionale, il nuovo trio del leggendario batterista americano Steve Williams, per 25 anni al fianco di una delle più importanti jazz singer, Shirley Horn, con Massimo Faraò e Aldo Zunino. Aprirà il duo piano e sax Stefano Franco-Flavio Davanzo. Williams arriva direttamente da Parigi. Cosa suonerete? «Proporremo – anticipa Williams - il nuovo cd registrato in novembre a Torino». Che rapporto ha con l'Italia? «Ho suonato al Sanremo Jazz & Blues Festival negli anni '90 con il mio quartetto e poi a Umbria Jazz con Shirley un paio di volte. Era una sorella maggiore e un'anima gemella: ho imparato di più da lei che in tutti gli anni trascorsi al college. Ha influenzato il mio sound e lo fa ancora oggi». Come nasce la collaborazione con Faraò? «Ci siamo incontrati da Smalls, Mecca del jazz di New York due anni fa e lui mi ha detto: ti cercavo!». Ha suonato con Miles Davis... «Ho avuto il grande onore di registrare una traccia con lui e Shirley, abbiamo parlato dei batteristi di Washington e mi ha detto che amava il beat che ho introdotto nel brano. Gli ho risposto che lo avevo mutuato da Tony Williams: ha riso. È un momento che non dimenticherò». Che ricordi ha di Toots Thielemans e Branford e Wynton Marsalis? «Di Toots ricordo l'energia infinita e lo spirito creativo e di Branford la capacità di suonare come Ben Webster mantenendo la sua identità. Di Wynton invece la padronanza della tromba e la profonda conoscenza della musica e la sua storia». Qual è la sua idea di jazz? «Una vera forma d'arte americana che chiunque può padroneggiare, con il duro lavoro, la capacità di improvvisare e lo swing, che credo sia uno degli elementi più importanti». Ha nuovi progetti? «Sto scrivendo per trio, mi richiede più tempo rispetto alla scrittura per quintetto, ma mi piace». Faraò, definito il più nero tra i pianisti italiani, torna con il bassista con cui sul palco fa coppia fissa da vent'anni. «Il pubblico ci ha riservato un'ottima accoglienza» ricorda. Aspettava di suonare con Williams da 15 anni. «L'ho incontrato a New York - spiega - ed è stata subito magia. Abbiamo registrato un album per l'etichetta giapponese Venus Records e tenuto vari concerti e seminari. Da poco ho inciso un cd con lui e altri 11 batteristi tra cui Jimmy Cobb, Louis Hayes, Kenny Washington e Bob Cranshaw. Dopo Muggia tornerò in studio per registrare 250 pezzi in trio per il mercato asiatico, stavolta per Azzurra Music».

 

Bimbi a “scuola d’acqua” a Muggia
da "Il Piccolo"
domenica, 4 settembre 2016


Finale in piazza per il progetto educativo che ha coinvolto anziani e giovanissimi

di Riccardo Tosques
A Muggia i bambini insegnano ai nonni a bere più acqua. Ancora un grande successo per il finale del “Progetto - Acqua 2016” andato in scena nella cornice di un’affollata piazza Marconi a Muggia. “Che ci sia acqua per tutti”, “La pace nel mondo”, “Che finiscano le guerre”, “Che i bambini crescano onesti” e che “Il mondo sia migliore”. Ma anche “Essere in salute”, “Che in estate sia sempre bel tempo” e il classico “Che sabato non piova”. Questi sono solo alcuni dei numerosi desideri che, legati a dei palloncini, sono stati liberati nel cielo di Muggia con la speranza che possano diventare realtà. Desideri raccolti in piazza in cambio di particolari “bottigliette d’acqua” - consegnate ai cittadini come precedentemente già fatto con gli anziani - le cui etichette adesive sono state confezionate dai ragazzi personalizzandole con il nome di ciascuno per ribadire in tal modo il concetto dell’importanza di bere prevenendo il rischio di disidratarsi. Non è mancata dunque fantasia ed originalità. Si è concluso in una giornata di sole il progetto che ha visto coinvolti gli anziani della Casa di Riposo di Muggia e quelli dell’Ambito 1.3 Muggia-Dolina insieme ai ragazzi del Ricremattina “Progetto Giovani” del Comune. Il progetto aveva diversi obiettivi tra i quali, in primo luogo, quello di fornire conoscenze sui rischi della disidratazione, di sensibilizzare sull’importanza del bere acqua e delle proprietà idratanti e dissetanti di molti alimenti della dieta, di diffondere tali conoscenze alle famiglie a casa attraverso la sensibilizzazione dei ragazzi e di incrementare e facilitare il confronto e lo scambio intergenerazionale. Molti gli argomenti trattati nei vari incontri, come “Cos’è la disidratazione?” - tema approfondito in un incontro con gli infermieri della Tps - oppure “L’energia dell'acqua”, “Ricaricati di acqua, frutta e verdura” e “Bevi e mangia colorato”, appuntamento quest’ultimo che ha visto la preparazione di deliziose macedonie e tisane, ma anche sciroppi, ghiaccioli, bibite colorate di vari gusti (menta, orzata, amarena, the alla pesca al limone, caffè freddo, latte freddo) e tutto ciò che potesse stimolare l'anziano a bere. Ogni giorno vengono compilati dei moduli di idratazione per monitorare lo stato di idratazione degli anziani, la capacità e la volontà di bere. Il gradimento e le preferenze dimostrate rispetto alle bibite sono infatti aspetti importanti che vengono valutati per ogni anziano durante le riunioni settimanali dell’equipe sociosanitaria della Casa di riposo in cui si discute del Piano assistenziale individualizzato. Il Pai permette infatti di leggere i bisogni di ogni anziano e di trovare le strategie migliori per aiutarlo a mantenere uno stato di benessere ed in questa direzione la valutazione dello stato d'idratazione è un elemento fondamentale.

 

 

“Supernonne” in festa da Muggia a San Dorligo
da "Il Piccolo"
sabato, 3 settembre 2016


Celebrate le sette centenarie dei due comuni. Il loro segreto? «Poco vino, tanto pesce. E non lamentarsi»


Santina, Wanda, Zita, Aurora, Etta e due Maria. Sono loro le splendide centenarie di Muggia e San Dorligo, festeggiate l’altra mattina nel ricreatorio “Penso”. «A Muggia e San Dorligo si vive bene: è per questo che contiamo un gran numero di anziani ultracentenari», ha raccontato soddisfatto l’assessore alle Politiche sociali del Comune rivierasco Luca Gandini. «A dire il vero, forse l’aria di Muggia è un po’ più buona, perché solo una è del mio Comune», ha ironizzato il sindaco di San Dorligo Sandy Klun. La Festa dei centenari - giunta alla sua terza edizione - ha messo in risalto ancora una volta la grande verve rosa dei due comuni. Ecco l’elenco delle sette donne che hanno tagliato (o stanno per tagliare) il traguardo del secolo di vita: la squadra è capeggiata da Santina Oleni, leader con 104 anni, seguita a ruota da Maria Ciacchi a quota 103, medaglia di bronzo virtuale per Wanda Deiuri di 102 anni. E poi ci sono Zita Bevilacqua e Aurora Vlacich - quest’ultima residente a San Dorligo - di 101 anni, Antonia “Etta” Russignan (che ne compirà 101 a novembre) e infine Maria Martellani che soffierà sulle 100 candeline nel mese di dicembre. «Noi semo più bone, per quel vivemo de più», ha commentato Maria Ciacchi, trovando subito l’approvazione di Wanda Deiuri. Ma qual è il segreto per arrivare a questo ragguardevole traguardo? «Alzarse bonora, lavorar e no lamentarse», secondo Aurora a cui fanno eco Wanda e Maria con «lavorar e lavorar». Secondo Etta la ricetta di lunga vita dev’essere a base di «poco vin e tanto pese , perché i omini no magna bastansa pese». Per Santina invece sarebbe semplicisticamente celata in un «basta far marenda». Insomma, una bella festa quella vissuta al ricreatorio muggesano, che peraltro ha visto coinvolti numerosi ragazzi del Ricremattina oltre a registrare la presenza delle rispettive famiglie delle centenarie e delle due amministrazioni comunali di riferimento. «Gli anziani sono dei libri sempre aperti su una Muggia che non c’è più», ha commentato il vicesindaco di Muggia Francesco Bussani, esortando i giovani a non metterli da parte lasciandosi sfuggire l’occasione di attingere dalla loro memoria e imparare dalla loro saggezza. Le sette donne sono state omaggiare di una pergamena per la loro “lunga giovinezza”, ritenuta «motivo di compiacimento e di grande orgoglio» per la comunità di Muggia e San Dorligo.

 

Raffica di divieti nell’Ospo contro il Botulino killer

da "Il Piccolo"
venerdì, 2 settembre 2016

 

No a balneazione, caccia e pesca e obbligo di tenere i cani al guinzaglio
Il Comune inviterà l’Arpa a effettuare le analisi per monitorare il corso d’acqua

 
Divieto di balneazione, caccia e pesca, obbligo di guinzaglio per i cani. Ma anche analisi e controllo delle acque e pulizia dell'alveo. Queste le misure prese ieri dal Comune di Muggia in seguito alla moria di uccelli acquatici che ha coinvolto nell'ultimo mese una quarantina di esemplari alla foce del rio Ospo. L'emergenza che ha portato alla morte di oltre 30 germani reali e di almeno cinque cigni non è infatti ancora terminata. Motivo per cui l'amministrazione Marzi, una volta arrivata l'ufficialità della causa delle strage di pennuti, legata al botulino C, ha deciso di prendere dei provvedimenti. In base all'ordinanza sindacale vige da ieri il divieto di cacciare, pescare e comunque raccogliere animali nelle aree corrispondenti al letto del rio Ospo, dei relativi argini e nelle aree immediatamente adiacenti utilizzate a scopi diportistici fino alla foce, comprendendo dunque anche le aree del parco urbano pubblico denominato “Rio Ospo” e quelle interrate del “Molo Balota”. È inoltre vietato destinare all'alimentazione qualsiasi animale (compresi i molluschi) proveniente dalla zona e utilizzare, per l'alimentazione di animali d'allevamento, foraggi o alimenti provenienti dalla zona interessata. A tale proposito gli animali d'allevamento presenti nella zona dovranno essere alimentati esclusivamente con mangimi di provenienza certa. Vietata, ovviamente, anche la balneazione di persone e animali e rigoroso l'obbligo di condurre i cani al guinzaglio per evitare che possano nutrirsi di carogne di animali eventualmente presenti sulle rive o in acqua. «Fino a quando le condizioni climatiche - le temperature elevate e lo scarso ricambio delle acque nel rio Ospo - manterranno elevato il rischio di sviluppo di Clostridium Botulinum (la tossina del Botulino C, ndr) con conseguente presenza di neurotossine botuliniche negli animali acquatici ed in quelli che su di essi basano il loro ciclo alimentare, il provvedimento non potrà essere revocato», fa sapere il Comune muggesano. Ad occuparsi della rimozione di eventuali carcasse di animali morti che dovranno essere smaltiti in idoneo impianto di incenerimento sarà la Polizia ambientale del Corpo Forestale regionale. In caso di avvistamento di animali vivi in difficoltà sarà necessario invece contattare la Protezione animali per un immediato soccorso. Il Comune di Muggia, invece, provvederà con personale della Polizia locale a effettuare periodiche verifiche sui tratti interessati per intensificare il controllo e il monitoraggio delle aree coinvolte. Un'altra notizia importante riguarda le future analisi delle acque del rio Ospo. «L'Ente muggesano, si attiverà inoltre affinché l'Arpa provveda a effettuare le analisi necessarie a monitorare il corso d'acqua», conferma il Municipio. Anche l'Enpa, da subito attiva nell'arginare la moria di uccelli acquatici, ha evidenziato alcune azioni. «Il Servizio Sanità pubblica veterinaria della Regione, da noi interpellato, ha indicato l'opportunità di provvedere a un intervento di pulizia dell'alveo con rimozione delle masse algali presenti al fine di ridurre il materiale organico e la persistenza della tossina botulinica», spiega la presidente della Enpa Trieste Patrizia Bufo. La struttura di via Marchesetti ha infine evidenziato come la criticità legata alla moria di uccelli acquatici è apparsa localizzata tra la seconda metà dell'Ospo e la foce del rio, quella cioè urbanizzata e industriale.

 

Ladri in azione a Muggia, spariti gli incassi di due negozi

da "Il Piccolo"
venerdì, 2 settembre 2016

 

Malviventi in azione a Muggia. In meno di un'ora un doppio furto con raggiro ha coinvolto due commercianti muggesane: Patrizia Milkovic, titolare de “La casa del bambino”, in corso Puccini, e Rosa Prasel, titolare della “Bigiotteria Rosi”, in calle Farra Bombizza. L'ammontare complessivo del bottino si aggira attorno ai 2mila 600 euro. La coppia di ladri ha usato in entrambi i casi la medesima tecnica: mentre uno si fingeva interessato all'acquisto di merce posta fuori dal negozio, il secondo entrava in azione all'interno locale. Le due commercianti hanno esposto denuncia al commissariato di Polizia di Muggia. L'identikit di uno dei due malviventi, che parlava sia sloveno che croato, è quello di una persona alta, magra, capelli biondi chiari lisci con frangetta, occhi azzurri. Nel momento in cui ha colpito, il giovane, di circa 20 anni, indossava una maglia azzurra, pantaloni chiari di trequarti, scarpe da ginnastica e un orologio con cinturino bianco. «In 31 anni di attività a Muggia non mi era mai capitata una cosa del genere: io ci ho rimesso 610 euro ma soprattutto ora sono molto spaventata di quanto accaduto fatto estremamente raro da queste parti», ha commentato Prasel. Affranta anche Milkovic: «Sono molto dispiaciuta non solo per i 2mila euro, ma perché vedersi svuotato il portafoglio mentre lavori lascia davvero tanta tristezza addosso».

 

 

È il Botulino il killer di uccelli nel rio Ospo

da "Il Piccolo"
giovedì, 1 settembre 2016

 

Scoperta la causa della strage di volatili. Sono rimasti vittima di avvelenamento naturale. Tramonta l’ipotesi del “maniaco”

 

di Riccardo Tosques

Un’infezione da Botulino C. Questa la causa della moria di uccelli acquatici che da oltre due settimane sta caratterizzando macabramente lo scenario del rio Ospo. Ieri mattina è arrivato l’atteso responso delle analisi svolte dalla sede trevigiana dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Ad uccidere oltre trenta germani reali e almeno cinque cigni è stato il botulismo aviare, un’intossicazione che colpisce gli uccelli, causata dall’ingestione di una tossina prodotta da un batterio, il Clostridium botulinum. Parrebbe dunque completamente tramontare la pista dell’avvelenamento causato dall’uomo: a tutti gli effetti il botulino è un batterio della putrefazione ed è diffuso in natura in tutti i terreni. La tossina detta di tipo C è estremamente tossica in particolar modo per le anatre, oltre che per le oche e i limicoli. «Di fatto il botulismo è un avvelenamento, non una malattia trasmissibile, e rappresenta uno dei tre principali problemi sanitari che causano mortalità negli uccelli acquatici, assieme all’avvelenamento da piombo e al colera aviare», spiega l'esperto nazionale di ornitologia Roberto Garavaglia. I sintomi del botulismo di tipo C sono la paralisi progressiva dei muscoli con l’indebolimento delle ali che impediscono all’uccello di volare, e la successiva paralisi delle zampe, che rendono il volatile incapace di reggersi e “camminare”. A questo stadio dell'intossicazione gli uccelli, se avvicinati, tentano di sfuggire “pagaiando” con le ali sulla superficie dell’acqua o sul fango. E proprio in questo il botulismo si distingue dal saturnismo, ossia dall’avvelenamento da piombo: quest’ultimo infatti non interferisce sulla possibilità di muoversi. La paralisi arriva all'ultimo stadio interessando il collo del volatile, fino a che l’animale non è più in grado di tenere la testa sollevata: in acqua la conseguenza naturale è l’annegamento. Gli individui che riescono a trascinarsi all’asciutto difficilmente hanno sorte migliore. «Poiché gli uccelli sono molto resistenti alla tossina, la dose che serve a uccidere un anatra è sufficiente per ben cinquemila topi di laboratorio, pochi sono quelli che muoiono per suo effetto diretto, quando anche i muscoli respiratori rimangono paralizzati. Tutti gli altri, se non interviene prima un predatore, agonizzano sotto il sole fino a che soccombono per disidratazione, ipertermia o sbilancio elettrolitico», racconta Garavaglia. La certezza di una diagnosi di botulismo si può avere solo con analisi di laboratorio condotte su esemplari intossicati ma ancora vivi. A tale proposito è stato fondamentale il contributo offerto dal Corpo forestale che ha consegnato il sangue di alcuni esemplari vivi all’Istituto zooprofilattico. Che le morie per botulismo siano sostenute dal ciclo “cadaveri in decomposizione - produzione di tossina - accumulo nelle larve di mosca” è chiaro e accertato. C’è molta meno certezza riguardo a quali siano le reali cause all’origine della moria: «È pur vero che non ogni animale che muore nella palude scatena un episodio di botulismo, ma sono necessarie anche altre condizioni favorevoli, che sono numerose e collegate tra loro. Solitamente un episodio di botulismo aviare risulta essere associato con temperature dell’acqua superiori a 25 °C, eccessivo carico di nutrienti, nell’acqua o nel sedimento scarso o nullo ricambio dell’acqua, intense fioriture algali, mancanza di ossigeno, brusche variazioni del livello dell’acqua e abbondanza di mosche». Ilario Zuppani, coordinatore della Struttura stabile della Vigilanza faunistica e venatoria di Trieste appartenente al Corpo forestale regionale (l'ex Polizia ambientale della Provincia), uno dei primi ad intervenire per arginare la moria degli uccelli acquatici del rio Ospo, è stupefatto: «È la prima volta che vedo con i miei occhi una moria dovuta al botulismo, ne avevo sentito parlare in Liguria e in Lombardia, ma qui non era mai capitato prima. Ad ogni modo invito chi dovesse vedere delle carcasse a non toccarle e a contattare subito il Corpo forestale».

 

E in cura a Trieste è arrivato anche il martin pescatore ferito nella zona

da "Il Piccolo"
giovedì, 1 settembre 2016



E intanto gli uccelli del rio Ospo continuano a bussare alla porta dell’Enpa di Trieste. Nella struttura di via Marchesetti è arrivato nella tarda mattinata di ieri uno splendido esemplare di martin pescatore. Il variopinto uccello coraciforme è stato recuperato da Davorin Gropajc, che, dopo aver contattato la Lipu ed essere stato indirizzato all’Enpa, ha prontamente consegnato il piccolo volatile ai volontari triestini dell’Ente nazionale protezione animali. Si tratta di un maschio, notato in notevole difficoltà: nel tentativo di volare l’alcione non riusciva a librarsi. Da qui il recupero e il salvataggio da parte di Gropajc che per l’appunto ha affidato il martin pescatore alle cure dell’Enpa. «Per ora possiamo dire che non sta malissimo, ma di sicuro non sta nemmeno bene: è stato posto dal nostro veterinario sotto fluidoterapia», ha spiegato la presidente dell’Enpa Trieste Patrizia Bufo. La possibilità che il volatile sia stato intossicato dal Botulino C è comunque esclusa. «Inizialmente non era chiaro cosa fosse accaduto, ma poi gli è stato diagnosticato solo un impatto probabilmente con un vetro», ha aggiunto Bufo. Nella sede di via Marchesetti sono in trattamento complessivamente cinque uccelli provenienti dal rio Ospo: due germani reali, il martin pescatore, ma anche - notizia appresa ieri - una ghiandaia e un gabbiano.(tosq.)